Senza i De Filippo. Muore Luigi, l’ultimo maestro

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La comunità del teatro è irreparabilmente più sola. Più afona. Più triste

Stava male, Luigi De Filippo. Anzi, “Luigi” e basta, come il padre Peppino, lo zio Eduardo, la zia Titina. L’ultimo della più grande famiglia del teatro italiano se n’è andato lasciando il ricordo di un’arte antica e sapiente, umanissima e profonda, comica e tragica.

Lo avevamo applaudito per l’ennesima e ultima volta pochi mesi fa, quando recitò seduto su una carrozzina l’immortale Natale in casa Cupiello di Eduardo. Recitazione commovente, degna dello zio, dolente e cechoviana nel suo svolgersi fra battute immortale e dialoghi indimenticabili.

Luigi è stato un grandissimo attore. Cominciò bambino con il padre Peppino, un altro gigante della recitazione molto più di quanto il grande pubblico, che pure lo amò tanto, possa immaginare. E Luigi fu sempre con il padre a “rivaleggiare” con Eduardo, in una sorta di gara che arricchì a dismisura la forza dell’arte dei De Filippo.

Ora non rimane nessuno, di quella dinastia di artisti. Anche Luca, il figlio di Eduardo, ci aveva già lasciato qualche anno fa. La comunità del teatro è dunque irreparabilmente più sola. Più afona. Più triste. Senza i De Filippo: sembra impossibile.

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