L’ultima follia di Salvini: ecco cos’è la castrazione chimica

Focus

Il tema è stato tirato fuori come sempre senza dovuti approfondimenti e in puro stile populista

L’ennesima notizia di una violenza su una donna, l’ennesimo intervento di Matteo Salvini per chiedere di calendarizzare la proposta di legge sulla castrazione chimica. A questa proposta ha risposto immediatamente il suo collega di partito e vicepresidente del Senato Roberto Calderoli disposto a preparare un ddl per introdurre non solo la castrazione chimica, ma anche quella chirurgica: “Nei prossimi giorni depositerò in Senato una proposta di legge per introdurre nel nostro codice penale non solo la castrazione chimica per gli stupratori recidivi, ma anche la misura irreversibile della castrazione chirurgica per questi mostri che vanno persino oltre l’orrore dello stupro, per questi casi specifici connotati da brutalità e ferocia”.

Il tema della castrazione ritorna periodicamente e viene usato dalla Lega e in particolare da Salvini per aumentare i propri consensi cavalcando l’onda di odio che emerge da queste terribili notizie di cronaca. Le notizie di stupri nei confronti di donne o minori, oltre a provocare orrore, solleva sempre delle domande nella società su come il sistema giuridico dovrebbe comportarsi nei confronti di chi commette gesti così efferati.

La dichiarazione di Salvini provoca sempre, e lui lo sa bene, una immediata reazione sui social. Molti in queste ore sostengono la sua proposta che è chiaramente una provocazione. Nessun Paese europeo, infatti, prevede come pena la castrazione chimica, anche se in alcuni Paesi può rientrare tra “le misure possibili, anche se subordinata a molte condizioni”, come si legge in un articolo del 2015 del sito di fact checking di Pagella Politica.

In cosa consiste la castrazione chimica?
Viene indotta attraverso una terapia farmacologica ormonale e porta alla riduzione della libido e dell’attività sessuale. Ovviamente questo comporta una serie di effetti collaterali, tra cui cambiamenti fisici e psicologici (ad esempio negli uomini si nota l’aumento del volume delle cosce e delle mammelle).

In quali Paesi si applica?
All’estero la castrazione chimica (che consiste in una terapia farmacologica ormonale) viene usata in determinati Paesi esclusivamente nei confronti di certi condannati e non di tutti colpevoli di reati sessuali. Inoltre nella maggioranza dei Paesi che possono prevederla, questa viene usata su richiesta o con il consenso dello stupratore. Il condannato in alcuni di questi Paesi viene sottoposto a tale pratica in cambio della libertà vigilata o di uno sconto della pena.

Pagella Politica cita a tal proposito l’International Handbook of Penology and Criminal Justice che riporta i casi elencati e i rispettivi Paesi di applicazione.

“Parecchie nazioni europee permettono l’uso della castrazione chimica per controllare la devianza sessuale, anche se ci sono importanti limitazioni alla pratica. Per esempio, Svezia, Finlandia e Germania” ma esistono delle “limitazioni in base all’età minima” del condannato, “che vanno dai 20 ai 25 anni. L’uso della castrazione chimica non è necessariamente per punire o controllare i colpevoli di reati sessuali di per sé. Piuttosto, la Finlandia permette la procedura solo se allevierà l’angoscia mentale del soggetto riguardo i suoi impulsi sessuali, mentre Danimarca, Germania e Norvegia permettono la castrazione se si può dimostrare che il soggetto potrebbe essere costretto a commettere crimini sessuali a causa di istinti sessuali incontrollabili. La Svezia permette la castrazione chimica nel caso in cui il soggetto ponga una minaccia per la società, e la pratica è strettamente volontaria, con l’obbligo che il soggetto sia pienamente informato di tutti i possibili effetti collaterali”.

Perché in Italia non è prevista la castrazione chimica?
Uno dei motivi è contenuto nella Costituzione. “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”, recita l’articolo 32, comma 2. Già in passato ci sono state due proposte di legge presentate dalla deputata Alessandra Mussolini nel 1997 e poi nel 2001 per introdurre la castrazione chimica per chi commetteva reati di violenza sessuale, ma non sono mai diventate legge.

Diversi studi hanno evidenziato negli anni l’inutilità e la dannosità della castrazione chimica. In un articolo del 2008 della sociologa Maria Grazia Giannichedda, presidente della fondazione Franca e Franco Basaglia che insegna sociologia dei fenomeni politici all’Università di Sassari che ha citato il “ricercatore autorevole, Silvio Garattini, secondo cui non vi è alcuna certezza che questo tipo di trattamenti possano avere effetti veramente disincentivanti sulla violenza sessuale. Garattini notava anche che questo problema nasce in una persona, non nei suoi livelli di testosterone. Questi sono i punti chiave sui quali politica e informazione dovrebbero discutere, esplicitando e motivando a quale scienza danno credito, di quale ricerca accettano le conclusioni”. La sociologa ricorda anche come il Comitato Nazionale per la Bioetica abbia “per due volte, nel 1998 e nel 2003, ha valutato illeciti, sul piano etico e giuridico, i trattamenti definiti di castrazione chimica, su persone sia coatte che consenzienti”.

Inutile soffermarsi sulla barbarie della castrazione chirurgica che vorrebbe introdurre Calderoli. Si tratta di una pratica su cui anche il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d’Europa si è espresso negativamente in passato. Lo stesso Comitato ha anche invitato la Repubblica Ceca e la Germania – due Paesi che ne hanno fatto uso – a interrompere tale pratica. Anche Giannichedda nel suo articolo ricorda come in Germania “un uomo castrato chirurgicamente aveva ucciso il bambino che cercava di violentare”.

Quello della castrazione chimica è un tema delicato, complesso, eticamente e giuridicamente discutibile che torna spesso – affrontato purtroppo in modo superficiale – quando c’è aria di campagna elettorale, di fatto già iniziata qui in Italia.

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