L’ultimo valzer della scissione

Focus

Non è chiaro come è quando verrà annunciata la scissione

La partita è chiusa, sono le parole nette di una fonte bersaniana a mettere fine alla manfrina della scissione. Se qualche dubbio poteva ancora sorgere da qui alle prossime ore sul destino del Pd, questo appare fugato dalla rivelazione non tanto di una mancata presenza alla direzione convocata per domani al Nazareno, affidata alle parole di Nico Stumpo via agenzie stampa, quanto dalla strada intrapresa che ormai appare senza ritorno. Al netto dei “non so” di Emiliano.

Alea iacta est, si dirà. Eppure è nei dettagli che si annida il diavolo e qualche domanda ancora rimane senza risposta. Ad esempio: i bersaniani hanno annunciato che non si presenteranno in direzione e invece i seguaci di Emiliano, Boccia e Ginefra in primis, cosa faranno? A leggere le dichiarazioni del presidente della commissione Bilancio a Montecitorio che dice “abbiamo l’ultima possibilità di salvare il Pd” e aggiunge “mi auguro che Renzi parli in direzione”, pare proprio che nella minoranza a tre teste vi siano alcuni distinguo. Almeno uno, quello che porta il nome di Michele Emiliano. Sono in molti nella maggioranza a scommettere che il presidente della Puglia non lascerà il Pd mentre quello della Toscana, Enrico Rossi, avrebbe già scelto di lasciare la casa dei democratici così come i bersaniani.

Resta il punto del come. La scissione deve assumere una forma e dunque si dovrà tradurre in un atto concreto: la minoranza dovrà dunque ratificare i lanci di agenzie e i tweet con un gesto, che potrebbe essere la formazione di nuovi gruppi parlamentari. Il numero di deputati e senatori dati in uscita dal Pd va dai venti ai quaranta, a quanto si apprende da fonti della minoranza. Si aprirebbe poi il caso delle presidenze di Commissione per Epifani e Boccia. C’è poi la delicata questione della commissione Affari Costituzionali dove un futuro gruppo della nuova sinistra potrebbe contare su quattro ex-Pd: Agostini, Bersani, Giorgis, Lattuca, tanti da spostare gli equilibri interni.

Voci di una diaspora dei parlamentari si inseguono da settimane, da molto prima dell’assemblea di domenica. Segno che la scissione non dipendeva da nulla: era stata già decisa, Potere del proporzionale? Sono in molti a malignare che la vera strategia dietro la divisione del Pd sia il calcolo dovuto alla legge elettorale: con il sistema attuale la scissione conviene a tutti, è il ritorno delle correnti che fa ragionare gli osservatori su una riedizione della prima Repubblica. Dove i leader, purtroppo, erano tutti vestiti di grigio.

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