M5s al 22%, anatomia di un declino

Focus

Meno 10 punti in un anno. I grillini cedono a Salvini ma anche al Pd: non riesce più a interpretare lo spirito del tempo

Il clamoroso 32% raccolto dal Movimento Cinque Stelle il 4 marzo 2018 è molto lontano. Tutti i sondaggi, ma anche le comuni sensazioni degli osservatori, dicono che se si votasse domani il partito di Di Maio bene che va raggiungerebbe il 25%. Alle regionali abruzzesi è andato sotto il 20%, anche se è noto che non è quello il terreno più favorevole. L’ultimo sondaggio Swg per il TgLa7 reso noto lunedì 18 ha assegnato al M5s un fiacco 22,1: 10 punti in meno di un anno fa.

Al di là degli errori commessi (di cui un ex di lusso come Federico Pizzarotti ha steso un preciso elenco), la sensazione è che i grillini non siano più considerati come “il partito del futuro” ma che gli elettori percepiscano di aver a che fare con una roba del passato. Persino le figure personali di Di Maio, ma anche Di Battista, per non parlare di personaggi come Toninelli o la Castelli, nell’immaginario appaiono invecchiati. Sulla corsia destinata ai box. In questa fase, mentre la loro immagine declina, emergono quelle di altri politici: Salvini, certo, ma perfino il pallido Conte, appaiono più in sintonia con il Paese. E per adesso lasciamo stare le opposizioni, di cui diremo, se non per dire che dal sondaggio Swg comincia a emergere una loro ripresa.

Sul piano dell’azione di governo il bottino del M5s è assai magro. La cosa più importante è stato il decreto dignità che però non ha prodotto grandi risultati, né dal punto di vista dell’occupazione né in quello della semplice giustizia sociale. Lo stesso Di Maio è costretto a rimandare a un domani più o meno ravvicinato il tocco di bacchetta magica in grado di fargli risalire la china, ma il problema è che il famoso reddito di cittadinanza-bacchetta magica ha presto esaurito la spinta propagandistica e oggi già appare incagliato in una serie di difficoltà attuative (da ultimo, le fantasmagoriche assunzioni dei navigator) oltre a mostrare la corda sul piano delle fattibilità generale (e lasciamo stare il discorso, pur rilevantissimo, di una sua intrinseca ingiustizia anche ove venisse applicato).

A fronte del declino grillino si rafforza invece la Lega (accreditata da Swg del 33%) a conferma che sciogliendosi il “giallo” dei pentastellati cresce il “verde” di Salvini. E’ come se nell’elettorato “gialloverde” avesse infine prevalso, e alla grande, la scelta di puntare tutto su un partito ritenuto più affidabile, più “professionale”, più decisionista (ovviamente il tema dell’immigrazione è un po’ la metafora di tutto questo). E dunque ecco che da mesi la Lega “mangia” i grillini. Si era 17 contro 32, siamo a 33 contro 22.

Viene da pensare che lo “spirito del tempo” populista a antiélitario sia oggi meglio interpretato da Salvini, anche perché capace di mescolarlo con le pulsioni razziste e nazionaliste che serpeggiano nel Paese: l’armamentario “pop” del grillismo con il suo carico di semplificazione quando non di ignoranza pare di aver smesso di incantare masse enormi di popolazione.

Drammatico poi l’esame sul piano della moralità riassunto nel celebre “onestà-onestà”. Il sondaggio Swg non tiene conto del salvataggio di Salvini che è però solo l’ultimo episodio (il più serio) di un totale abbandono dell’ideologia egualitarista a anti-Casta delle origini. E tanti fatti piccoli e meno piccoli hanno gettato da tempo più ombre sulla moralità di un Movimento trasformatosi in Partito nel senso peggiore del termine: tanto che la dissidente (posizione pericolosissima in un partito intollerante) come Paola Nugnes ha parlato di “deriva etica”.

Ed è per la prima volta, secondo questo sondaggio, che M5s “sgocciola” anche verso il Pd. Già si era visto in Abruzzo che il Pd non cedeva più voti al M5s: adesso si vede a occhio nudo che M5s cede qualcosa al Pd, che inverte la tendenza e risale al 18,6%, a soli 3 punti e mezzo dal partito di Di Maio (erano circa 13 punti un anno fa).

Un Pd che appena ha rimesso la testa fuori, pur in assenza (ancora) di una leadership legittimata, è apparso in grado di intercettare i delusi del M5s. Persino Forza Italia regge l’urto, in un quadro generale che (ancora) non consente di prevedere con certezza i suoi sviluppi. Lo ripetiamo, l’unica cosa chiara è lo smottamento grillino, impressionante per velocità e costante nel tempo. La nouvelle vague del M5s ormai è un ricordo.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli