Il garantismo preso sul serio

Focus

Dopo la barbarie del grillismo al potere l’Italia avrà bisogno di essere ricostruita anche nel suo linguaggio civile

Sarebbe facile commentare la notizia dell’arresto di Marcello De Vito e dei suoi presunti complici con un’essenziale fotogallery a Cinque Stelle: qui alcuni deputati ghignanti mentre mimano il gesto delle manette all’indirizzo del PD, là la Raggi e i suoi consiglieri capitolini circondati da arance augurali per la detenzione per gli avversari. Sarebbe facile e persino comprensibile, ma noi davvero non siamo come loro. Non lo siamo nella visione della democrazia, della politica, dell’economia ma soprattutto dei valori fondamentali che dovrebbero sostenere la nostra comunità nazionale.

Chi ha intossicato lo spirito pubblico italiano – come hanno fatto Grillo, Casaleggio e i loro accoliti – predicando la distruzione dello stato di diritto e praticando il pestaggio mediatico degli avversari oggi si merita di essere lasciato a galleggiare nel fango forcaiolo che ha accumulato in tutti questi anni. D’altra parte ci ha pensato lo stesso Di Maio a ricordarci anche oggi la natura di quel movimento: l’esecuzione pubblica di De Vito (“E’ fuori, cancellato con effetto immediato dai Cinque Stelle”) ricorda i processi sommari dei totalitarismi, quelli che servivano a garantire qualche anno di sopravvivenza a regimi alle prese con crisi terminali della propria identità e dei propri sistemi di potere.

Nessuna risposta agli interrogativi sulla principale vetrina dell’amministrazione locale grillina, nessun riferimento alla Sindaca di Roma e ai suoi legami politici con il presidente dell’assemblea consiliare, nessun cenno alle procedure giudiziarie che dovranno stabilire fatti e responsabilità. De Vito è sbianchettato come si usava nei laboratori fotografici dello stalinismo e la recita della diversità morale grillina può andare avanti ancora qualche minuto. Noi invece faremo un’altra cosa. Ricorderemo che la capitale d’Italia è devastata da una banda d’incompetenti (con il presunto sostegno di qualche malfattore), che il Consiglio dei Ministri è nelle mani di due partiti che si proteggono a vicenda dalle richieste della giustizia (com’è accaduto proprio oggi con il salvataggio di Salvini dal processo per sequestro di persona), che Di Maio è disperatamente incollato a quella che sarà la sua ultima sedia politica mentre il suo partito-azienda sprofonda nei sondaggi e nel fallimento dell’azione di governo.

E proprio per questo non smetteremo di lavorare per mandarli a casa e dare all’Italia un’alternativa di governo e a Roma una buona amministrazione, ribadendo proprio in queste ore i valori e la pratica del garantismo come fondamento dello stato di diritto. Perché la vicenda De Vito somiglia per il Movimento Cinque Stelle al raccolto di quanto si è seminato: anni di predica della propria diversità morale che si rovesciano nel loro contrario, quintali di bastonate virtuali contro gli avversari che si ritorcono sui picchiatori, etc. Ma dopo la barbarie del grillismo al potere – che gli storici del futuro leggeranno anche come una spettacolare lezione sui guasti del giustizialismo mediatico – l’Italia avrà bisogno di essere ricostruita anche nel suo linguaggio civile.

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