Il M5s continua a cacciare i suoi eletti. Sarli: “Siamo in dittatura”

Focus

Dopo l’espulsione di Paola Nugnes, che aveva annunciato di voler uscire dal gruppo del Senato, oggi è la volta di Veronica Giannone e Gloria Vizzini

Continua la linea intransigente del M5s contro chi osa mettere in dubbio la linea dettata dall’alto. Uno, ormai da tempo, non vale più uno e dopo l’espulsione di Paola Nugnes, che aveva annunciato di voler uscire dal gruppo del Senato, ieri è stata la volta di Veronica Giannone e Gloria Vizzini.

“Il MoVimento 5 Stelle deve andare avanti compatto – annuncia il blog dei pentastellati – lo richiedono le nostre regole e lo richiedono i milioni di cittadini che ci hanno dato fiducia. Nessuno è al di sopra delle regole e chi le viola sarà sanzionato in proporzione alla gravita'”.

Questa decisione, si spiega sul blog, “è stata presa a seguito delle segnalazioni delle ripetute violazioni dello Statuto e del Codice Etico del MoVimento 5 Stelle e dello Statuto del Gruppo Parlamentare del MoVimento alla Camera. Risultano gravissime le assenze alle votazioni finali di vari provvedimenti fondamentali, condivisi e sostenuti dal nostro Gruppo Parlamentare. A questo – si legge – si aggiungono le votazioni in difformità dal Gruppo di numerosi emendamenti contrari alla linea politica del Movimento e per le quali entrambe hanno ricevuto un richiamo formale, la partecipazione in conferenze stampa gravemente lesive dell’immagine del MoVimento, oltre che la mancata restituzione forfettaria dal mese di ottobre 2018 a cui sono tenuti per regolamento tutti i parlamentari eletti del MoVimento 5 Stelle”.

Nel caso Nugnes a difenderla c’era stato il presidente della Camera Roberto Fico: “Sarà sempre Movimento perché il Movimento è un sentire e niente può cancellare 12 anni di lavoro, progetti, coraggio vissuti insieme. Dodici anni di strada percorsa fianco a fianco. Se il Movimento è qui oggi lo si deve anche al tassello messo da Paola e non si può far finta di non vederlo”.

In realtà spesso l’espulsione, i richiami e le procedure presso i probiviri di parlamentari sono state attivate proprio nei confronti di chi ha seguito i principi che il M5s decantava con enfasi. Tra gli appuntamenti non graditi dai vertici del M5S, infatti, senza dubbio, la conferenza del 24 maggio scorso, presso la Camera dei Deputati, nella quale è stato illustrato un esposto firmato da una decina di parlamentari  finalizzato all’interruzione dei lavori per il gasdotto Tap. In calce a quell’esposto, tra le altre, le sigle di Giannone e Vizzini. Quella del gasdotto è una questione, si ricorderà, che ha messo in grande imbarazzo il M5s: nella campagna elettorale per le politiche del 2018, infatti, il movimento aveva promesso di fermare l’opera salvo, poi, alzare le mani rispetto a una serie di complicazioni economiche e giuridiche che sarebbero sorte in caso di stop.

Insomma l’ennesima riprova di come il M5s si sia trasformato da quando nel 2013, a dispetto di tutti i pronostici, gli eletti grillini misero piede in massa in Parlamento. Allora lo fecero presentandosi armati di apriscatole. In seguito armati di cartelli grondanti insulti (“siete morti che camminano” rivolto ai colleghi). Poi salirono anche sul tetto di Montecitorio. Oggi invece invocano compattezza e regole chiedendo il voto di fiducia su provvedimenti che non solo non facevano parte del programma elettorale ma, in alcuni casi, contenevano indicazioni pure del tutto contrarie a quelle condivise. Con l’aggravante di voler accontentare i colleghi della Lega.

Non a caso si dice delusa Gloria Vizzini dopo la doccia fredda di ieri sera. “Se me lo aspettavo? E’ noto che se lì si esce un minimo dalla linea si viene puniti…”, commenta la parlamentare che sottolinea che la tempistica della pubblicazione del post non è casuale: “E’ arrivato a ridosso del voto sul decreto sicurezza bis: in questo modo si sono assicurati l’obbedienza di tutto il gruppo”, osserva la deputata che già in occasione del primo dl sicurezza aveva avuto modo di manifestare tutto il suo dissenso. “Se ho ricevuto solidarietà dai miei colleghi? Certo che l’ho ricevuta…”, dice ancora.

E in effetti è arrivato l’affondo da parte di Doriana Sarli, deputata del Movimento 5 Stelle che ha condiviso con Giannone e Vizzini la battaglia interna contro alcuni provvedimenti del governo, come il decreto sicurezza: “Siamo in una dittatura” dice, difendendo le colleghe. “Penso che un gruppo politico debba discutere al suo interno confrontandosi su temi e modalità, proprio con chi la pensa diversamente. Penso che espulsioni senza neanche un dibattito interno rappresentino un atteggiamento antitetico con il mio concetto di democrazia”.

La parlamentare campana ne ha anche per il leader Luigi Di Maio e per la sua linea dura contro i dissidenti. “Trovo tutto questo molto grave. Siamo in una dittatura dove tutto è gestito dal capo politico o dalla rete. Una rete che ci vede tutti associati in un’associazione di cui non si conoscono volti e nomi degli altri associati… è pericoloso”, attacca Sarli.

“Nell’articolo 1 della nostra Carta – insiste l’esponente grillina – si dice che ‘la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione’. Non credo che il Movimento abbia dato una giusta interpretazione a questo principio costituzionale…”.

Insomma i grillini tornano a cacciare gente dal M5s e lo fanno senza preoccuparsi troppo delle conseguenze politiche. Per esempio la maggioranza a Palazzo Madama si assottiglia sempre di più.

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