Il M5s è di destra, basta osservare la loro politica

Focus

Dalll’astensione dei grillini alla legge sullo ius soli alla scelta di allearsi con l’Ukip di Nigel Farage

Sono partiti con l’obiettivo di un governo di cambiamento. In realtà gli unici che si sono davvero trasformati sono stati solo loro. I grillini al governo, la forza antisistema che ha totalizzato il 32 per cento alle politiche del 2018 è ormai da tempo in crisi progettuale, oltre che di consensi. Appare utile ripercorrere brevemente alcuni passaggi nella storia del M5s  che nasceva – almeno nelle intenzioni – come formazione politica post ideologica che superava i partiti tradizionali. Addio destra, addio sinistra, arriviamo noi, un (non) partito, un movimento che nasce dal basso, senza sovrastrutture con in testa l’ambientalismo, la lotta agli sprechi, lo sviluppo, la tecnologia, l’onestà. Con il no all’autorizzazione a procedere per Salvini, il M5s ha perso definitivamente la sua verginità politica.

Dallo streaming agli F35 sono caduti tutti i totem politici per cui il movimento si dichiarava diverso dagli altri partiti. Diceva Grillo: “Il M5s vuole realizzare la democrazia diretta, la disintermediazione tra Stato e cittadini, l’eliminazione dei partiti, i referendum propositivi senza quorum: il cittadino al potere”. Tutto completamente archiviato. Hanno firmato un contratto di governo con una forza di destra, populista e razzista.  Ed oggi stanno tentando di riciclarsi come baluardi di sinistra. Probabilmente le ultime dichiarazioni di Di Maio vanno lette nell’intento di convincere quanti più elettori possibile che il M5s è un partito di sinistra, anzi il partito di sinistra da votare il 26 maggio. Così il vicepremier pentastellato scopre proprio in occasione delle elezioni europee che “non ci si può lamentare dei migranti se poi si stringono accordi con le stesse forze politiche che ci voltano le spalle”.

Ma è già da tempo che il M5s ha nei fatti sostenuto posizioni e politiche di destra. Ricordate l’astensione dei grillini alla legge sullo ius soli? E la scelta di allearsi con l’Ukip di Nigel Farage in seguito alle elezioni europee del 2014? Come dimenticare che sia Lega che M5s hanno esultato per la Brexit. Che hanno spesso sostenuto le ragioni di Vladimir Putin. Entrambi volevano il referendum per l’uscita dell’Italia dall’Euro. Entrambi hanno votato contro le unioni civili in Parlamento. Più recentemente il M5s ha votato per il No all’autorizzazione a procedere per Salvini. Ha sostenuto la legittima difesa. Ha reso possibile la politica dei porti chiusi portata avanti dal Viminale. Insomma i Cinquestelle hanno fatto le politiche che ha voluto Salvini, basti pensare ai condoni fiscali ed edilizi, per citarne altri due esempi.

E se ancora oggi ci si chiede cosa siano i pentastellati, la risposta è solo una. Una formazione politica (non un movimento) e di governo che sceglie sempre cosa non essere e mai cosa è o cosa vuol fare “da grande”. Che sceglie sempre la critica e la polemica con l’alleato e lo scarico di responsabilità con quelli c’erano prima. Un equilibrismo paralizzante che condanna il Paese. Dopo un anno di governo, il vero cambiamento sembra solo quello dei principi. Anche il tanto evocato spirito giustizialista e antipolitico delle origini funziona a corrente alterna. E solo per gli altri.  Se si indaga a Roma a Torino o a Livorno si mantengono gli incarichi. Impossibile non citare l’arresto del presidente dell’assemblea Capitolina Marcello De Vito. Espulso dal Movimento 5 Stelle “in 30 secondi”, secondo la narrazione pentastellata. Ma che non ha messo in discussione la guida pentastellata della Capitale. Perché finora il M5S ha derogato a tutte le regole che si era autoimposto. Diciamolo chiaramente: il M5s non è di sinistra.

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