La poltrona è l’unico collante M5s. I valori: spariti

Focus

Il M5s continua a fare da spalla alla Lega. I Parlamentari, tranne alcune eccezioni, seguono Di Maio, ma il rischio scissione c’è

Il M5s non esiste più. Quella che molti italiani vedevano come una speranza si è dissolta per la brama di potere dei suoi dirigenti. Giorno dopo giorno, voto dopo voto, provvedimento dopo provvedimento il movimento fondato da Grillo e Casaleggio si dimostra inadatto a governare, sempre più asservito alla Lega di Salvini.

Sono ormai un antico ricordo le parole “Onestà!”, i valori a cui si richiamavano. Tutto ormai è solo un gioco di potere, gioco in cui stanno clamorosamente perdendo – a vantaggio del ministro dell’Interno – ma che vogliono continuare per interesse.

Il decreto Sicurezza bis, votato ieri al Senato è solo l’ultimo di una serie di azioni che hanno visto i grillini fare da perfetta spalla al leader leghista. Luigi Di Maio è riuscito nel miracolo di perdere in un anno la metà dei voti conquistati nel marzo 2018, girandoli in gran parte all’alleato di governo.

La paura delle urne nel leader grillino è evidente. Se cade il governo, il M5s raccoglierebbe solo briciole. La carriera politica di Di Maio, e di molti colonnelli, sarebbe finita e quindi avanti rispettando il volere di Matteo Salvini. Il rischio, sempre più forte è quello di una scissione.

In Aula molti senatori hanno votato la fiducia, cambiando idea, ma la crisi di nervi e di un esplosione è ad un passo. C’è chi come il senatore Airola che pareva orientato al no, alla fine ha deciso di confermare la fiducia al governo e ieri ai cronisti ha dichiarato: “Non è il caso di far cadere il governo su questo, abbiamo visto di peggio. Ma sentite il mio discorso in Aula”.

L’ex De Falco: “Dovete avere la schiena dritta”

Il governo al momento non è in pericolo, supererà l’estate, ma le fibrillazioni all’interno del M5s sono sempre più evidenti. Il senatore De Falco, da tempo epurato dai banchi grillini, ha cercato di convincere in Aula i suoi ex compagni: “Vorrei rivolgere un ultimo appello in particolare ai colleghi che più mi sono stati vicino in questo anno e mezzo e che sono i senatori del M5S, ma anche a tutti gli altri. È chiaro che le pregiudiziali presentate sono tutte ben motivate e quindi chiedo che non si passi alla votazione, ma qualora le pregiudiziali fossero respinte, noi avremmo sempre la possibilità di evitare questa nefandezza. Allora chiedo ai colleghi del M5S di votare questa volta, una sola volta almeno, secondo coscienza e non secondo ordine di scuderia, perché questa volta potete farlo. Non c’è più niente da attendersi. Avete e dovete avere la schiena dritta. Dovete votare secondo coscienza e tutti voi sapete che cos’è questa roba qui: questa è una norma criminogena e mortifera”.

Bugani si dimette dalla segreteria

A dimettersi da vicecapo della segreteria particolare di Luigi Di Maio a Palazzo Chigi è Massimo Bugani. Il nome è di peso, anche per la sua vicinanza a Davide Casaleggio. “Di Maio non mi ha perdonato. – scrive Bugani su Facebook -È iniziato tutto dopo la mia intervista al Fatto del 19 giugno, in cui auspicavo unità nel Movimento e sostenevo che Di Maio e Di Battista non sono alternativi ma complementari. Poche ore dopo mi chiesero di non rilasciare più interviste e non capisco perché, visto che io non volevo certo mettere in difficoltà Luigi. Ritenevo doveroso richiamare alla compattezza in un momento difficile, e invitare a non puntare il dito contro Di Battista o altri, perché le diverse anime del M5S vanno tenute assieme”.

E adesso la Tav

In questo contesto mercoledì in Senato si vota sulla Tav. E’ un cavallo di battaglia del M5s, ma allo stesso tempo è l’incidente che Matteo Salvini cerca. Il leader leghista lo ha ripetuto: “La Tav è un’infrastruttura fondamentale, un voto del Parlamento contro sarebbe una sfiducia al premier, che ha riconosciuto che costa meno finirla che fermarla”.

Di Maio non ha intenzione di far cadere il governo sulla Tav, anzi non ha proprio intenzione di farlo cadere. Il gioco è chiaro: battute, scambi d’accuse e poi riconciliazione. Sono mesi che va avanti così.

Il leader grillino, sempre più in discussione, si comporta da padre padrone del Movimento. Ma in molti cominciano a smarcarsi. Le poltrone, si sa, fanno gola, ma fino a quando continueranno i Parlamentari grillini a votare tutto ciò che contestavano prima della loro elezione?

Riuscirà a far mandare giù anche la Tav ai parlamentari? Probabilmente sì, sa che può permettersi qualche defezione e che la maggioranza è con lui, attaccati ad una poltrona che non vogliono lasciare.

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