Il caso Galantino, non è un Movimento per garantisti

Focus

Il deputato grillino messo alla porta per non essersi allineato alla linea giustizialista di Di Maio. Nel M5S non c’è spazio per il garantismo

“Il deputato Galantino può andare nel Pd, anzi lo invitiamo proprio ad andare nel Pd, o in Forza Italia, insomma in qualsiasi altro posto che non sia il Movimento 5 Stelle”.
E’ la nota del Movimento cinque stelle (dettata da Rocco Casalino?) con la quale addirittura l’intero partito si scaglia contro Davide Galantino, deputato grillino alla prima legislatura (e immaginiamo anche l’ultima), reo di avere preso una posizione pubblica e fuori dal coro rispetto alla gogna immediatamente fatta partire da Luigi Di Maio nei confronti di Marcello De Vito, il presidente dell’assemblea capitolina arrestato questa mattina nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte tangenti per lo Stadio della Roma.

“De Vito è già fuori dal M5S senza che si sia nemmeno difeso, senza che il collegio dei probiviri si sia pronunciato”, aveva detto Galantino intervistato dall’Adnkronos, aggiungendo, a proposito della reazione “manettara” immediatamente assunta dai pentastellati alla notizia di un’indagine (poi sgonfiata) su Nicola Zingaretti: “Bisognava aspettare prima di parlare. Alla fine si tratta, per il momento, di voci di corridoio”.

Galantino ha dunque commesso l’imperdonabile peccato di non allinearsi pedissequamente agli ordini di scuderia del capo, che secondo le ferree regole della “setta” dei grillini dovrebbero invece essere ripetuti a menadito, senza discussione.
La nota del Movimento che mette Galantino praticamente alla porta continua: “Sono partiti (il Pd e Forza Italia, ndr), dove i propri indagati e i propri arrestati vengono protetti, tutelati, a volte persino coperti”, aggiungendo, in spregio del ridicolo: “Noi siamo un’altra cosa, abbiamo il nostro dna che si fonda su un principio molto chiaro: la questione morale”.

Non pago delle figuracce inanellate a decine su questo fronte, dunque, il Movimento guidato da Di Maio continua a predicare una versione distorta di quella che impropriamente definisce “questione morale” (e che in realtà è nient’altro che giusitizialismo in versione medioevo 2.0).
Parole che fanno il paio con le reazioni scomposte che i grillini hanno assunto nei confronti di Nicola Zingaretti, contro il quale l’attacco è arrivato coordinato e immediato, probabilmente però senza neanche darsi il tempo di leggere le carte  (lo stesso articolo dell’Espresso, al netto del titolo fuorviante, già parlava di una possibile archiviazione di una vicenda basata su delle voci e null’altro).

Una vicenda che mette una pietra tombale sulla speranza, già flebile, di una possibile conversione del caravanserraglio grillino sulla via del garantismo. Inutile metterci il pensiero, o augurarsi, da parte di una forza di governo, un atteggiamento più rispettoso sia della Costituzione, che delle persone. La via del giustizialismo, una volta imboccata, evidentemente non prevede marce indietro. Ma come si è visto con la vicenda di oggi, e come i pentastellati pare non abbiano imparato, può essere lastricata di rovinose cadute.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli