Per M5s-Lega il CETA era il male assoluto, ma i dati dimostrano il contrario

Focus

I “vincitori” del 4 marzo hanno bloccato in Parlamento la ratifica del trattato di libero scambio con il Canada che è entrato il vigore il 21 settembre 2017

E’ entrato in vigore il 21 settembre tra molte polemiche, ma il CETA, il trattato di libero scambio tra Europa e Canada, sta dando i primi risultati. E a quanto sembra sono dati ottimi per l’Italia. Secondo l’Ufficio Studi Cia-Agricoltori Italiani nel primo trimestre dell’anno scendono del 46% (-33% nella scorsa rilevazione) le importazioni di grano canadese e aumentano del 12% (9% nel primo trimestre) le esportazioni agroalimentari italiane verso il paese nord-americano. Export trainato in primo luogo dal vino (+11%), primo comparto tra le vendite estere agroalimentari italiane.

Ma cos’è il CETA

L’accordo, in sintesi, si fonda su tre pilastri: l’eliminazione della quasi totalità delle barriere e dei dazi doganali esistenti negli scambi commerciali tra Unione europea e Canada, la liberalizzazione del mercato dei servizi tra i contraenti del trattato e la possibilità per le imprese europee di accedere agli appalti pubblici canadesi.

Il CETA, però, è soprattutto politica estera, come riporta la relazione al disegno di legge per la ratifica ed esecuzione dell’accordo, perché “costituisce uno strumento per promuovere relazioni più approfondite con il Canada e per
accrescere il coinvolgimento politico ed economico dell’Unione nell’ambito delle relazioni transatlantiche”.

Chi è contrario

In Italia i partiti contrari sono principalmente il M5s e la Lega, i cosiddetti “vincitori” del 4 marzo. Sia nel Parlamento europeo, dove era presente il leader leghista Matteo Salvini, che sui social hanno sempre accusato il trattato di avere un impatto devastante sull’agricoltura italiana. Tesi sostenuta anche dalla Coldiretti.

Sul blogdellestelle nel giugno 2017 si legge: “Entro il 2023 il CETA porterà, nei paesi coinvolti, una perdita complessiva di 230.000 posti di lavoro e a una severa compressione salariale”, e ancora “il settore che più soffrirà con la ratifica del CETA sarà quello agroalimentare a causa della concorrenza sleale dovuta alla mancanza di reciprocità tra modelli produttivi e di tutela della salute totalmente diversi”. Uno scenario che al momento non si è verificato come la profezia: “Il trattato spalancherà la porta al famigerato grano duro canadese di pessima qualità e trattato in preraccolta con glifosato”.

Ma anche l’altro “vincitore” Matteo Salvini ci è andato giù pesante: “L’accordo avvantaggerà poche multinazionali, ai danni di imprenditori, agricoltori e consumatori italiani, con 40 mila posti di lavoro a rischio”.

I dati di Cia

Scenari che al momento non sono minimamente prevedibili. I dati parlano chiaro le importazioni di grano canadese sono scese del 46% e l’export agroalimentare italiano è aumentato del 12%. Secondo la Cia se la tendenza venisse confermata a fine anno  le importazioni di frumento canadese passerebbero dalle 796 mila tonnellate del 2017 (erano 1,2 milioni nel 2016) a quota 430mila.

Le esportazioni agroalimentari verso il Canada varrebbero circa 910 milioni di euro, mentre le vendite di vino Made in Italy sul mercato canadese salirebbero a 370 milioni di euro. “Stando a questo trend, i vantaggi commerciali per il nostro paese sarebbero tangibili e indiscutibili”, si evidenzia nell’indagine. “In un momento di profonda crisi del multilateralismo, dove dazi, innalzamento di barriere e ostacoli al commercio internazionale la fanno da padrone gli accordi bilaterali, se ben gestiti e governati, rappresentano un’opportunità da cogliere”.

Il Parlamento

Come detto sopra la ratifica del trattato da parte del Parlamento è stata rinviata a data da destinarsi. Nel caso in cui uno dei Paesi membri non ratificasse il trattato lo stesso decadrebbe. Dai primi dati sembrerebbe un vero e proprio schiaffo al settore agroalimentare italiano, ma ora la palla passa al M5s e alla Lega Nord, proprio le forze da sempre contrarie al CETA.

L’ex ministro dell’Agricoltura, oggi segretario reggente del Pd, Maurizio Martina nel momento dell’entrata in vigore sottolineò la sua soddisfazione e nello stesso tempo lancio una sfida: “Con il CETA tuteliamo il 90 per cento dei prodotti che l’Italia esporta in Canada, ma accetto la sfida per il futuro: vorrei tutelarne molti di più”.

Cosa faranno ora le forze vincitrici il 4 marzo? Bocceranno il trattato in nome della coerenza oppure si prenderanno i meriti dei risultati?

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli