Per un po’ d’ossigeno il M5s diventa una corrente della Lega

Focus

Dal vertice di ieri sera esce un premier ridimensionato, stretto fra il nuovo patto di potere fra Di Maio e Salvini. E ovviamente nessuna decisione concreta

Salvini e Di Maio che si danno il “cinque” a beneficio di fotografi è l’emblema di una situazione politica nuova e rende finalmente chiaro che lo scontro pre-elettorale fra i due era solo una penosa finzione. Come peraltro è possibile sia anche questa: nel teatrino gialloverde tutto è consentito pur di salvare la poltrona.

Dal vertice di ieri sera fra Conte, Salvini e Di Maio in realtà non è emerso alcunché di concreto su come il governo intenda affrontare il tema dell’isolamento italiano in Europa e tantomeno sulle misure per affrontare una nuova e più grave fase della crisi economica testimoniata da ultimo dai dati negativi della produzione industriale. Nessuna idea su come scongiurare l’aumento dell’Iva, nessuna proposta su come far ripartire i consumi, zero su occupazione e investimenti (mentre tante fabbriche chiudono e siamo fra la grande manifestazione dei pensionati e l’importantissimo sciopero dei metalmeccanici di venerdì prossimo).

Dal punto di vista politico, ne è scaturita l’immagine di un premier isolato e messo alle strette da Salvini, ormai vero conducator dell’esecutivo. La novità semmai, come dicevamo, è che un Di Maio ormai molto indebolito nel Paese e nel suo stesso partito si è acconciato a reggere la scala dell’ex avversario leghista. Quello che qualcuno ha già definito “lo spostamento a destra” del M5s appare in realtà come il gesto dell’ubriaco alla ricerca di un qualsivoglia appiglio pur di non cadere e come tale assolutamente provvisorio e politicamente fragile. Ma è ormai da tempo che Di Maio non segue percorsi razionali ma solo tattiche ondivaghe per tirare a campare, rinviare le elezioni, mantenere le poltrone.

La linea del rinnovato duo lega-stellato non si capisce bene dove possa portare. Pare un atteggiamento guascone, sullo stile del “me ne frego” (in questo caso dell’Europa), e addirittura irridente Conte, Tria, Moavero – il partito dei “responsabili” che per Salvini “ricalca le gesta di Mario Monti”. E’ una posizione sfascista che concretamente non può essere praticata, giacché anche i sassi sanno che con l’Europa bisognerà in qualche modo trattare, soprattutto in costanza di una possibile procedura d’infrazione. Non è tempo di alzate di spalle né tantomeno di gestacci. Sarebbe il tempo della politica, della grande politica, quella che con evidenza un andreottiano in sedicesimo come Conte non sa nemmeno da che parte comincia.

L’impressione dunque è duplice. Da una parte, che Salvini e Di Maio abbiano iniziato con i toni muscolari una lunghissima campagna elettorale. Dall’altra, che il M5s ieri sia diventato la corrente “movimentista” della Lega.

Nella fallimentare esperimento del governo gialloverde, e sull’onda del loro naufragio elettorale, i grillini avrebbero potuto trovare la forza per una riflessione e magari per un cambio di linea e di atteggiamenti. Il direttore del Fatto Marco Travaglio, per esempio, nelle sue giravolte a un certo punto era parso puntare a questo. Macchè. Per Di Maio un po’ di ossigeno è vitale, per questo ha ripreso a fare la ruota di scorta di Salvini. Inutile dire che questo non gli eviterà una crisi finale.

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