M5s e Lega divisi su tasse e salario minimo: alle porte un autunno rovente sulla legge di Bilancio

Focus

Il governo prepara il terreno per la prossima manovra. Mentre Conte invita a Palazzo Chigi le parti sociali, Salvini organizza un altro irrituale incontro con i sindacati al Viminale per parlare di riforma fiscale

Sebbene ci si trovi nell’ultima settimana di lavoro del governo prima della pausa estiva, le forti divisioni all’interno della maggioranza – su riduzione delle tasse e taglio del costo del lavoro – fanno già intravedere a un autunno rovente e complicatissimo da gestire. La strada rimane molto stretta, per dirla con le parole dell’ex ministro Pier Carlo Padoan, perché all’orizzonte ci sono due grossi ostacoli da superare.

Il primo riguarda lo scontro interno, tutto politico, tra Lega e M5S sui contenuti della legge di Bilancio. Sarà infatti la prossima manovra economica il terreno su cui si misurerà la tenuta del governo. Le due forze gialloverdi dovranno trovare una quadra per limare le tante promesse fatte, riducendo le coperture economiche da recuperare, che allo stato attuale ammontano alla mastodontica cifra di circa 50 miliardi di euro.

Ma allo stesso tempo ricomincerà in maniera formale il difficile negoziato politico con la nuova istituzione comunitaria. E in questo ennesimo scontro, che rappresenta il secondo ostacolo da superare, si posizionerà da una parte la Lega che in queste ore parla di una “manovra coraggiosa” per mascherare la vera definizione con cui ha intenzione di procedere, ovvero fare una “manovra tutta in deficit”; dall’altra ci saranno invece la pragmatiche richieste di Palazzo Beyrlamount, con le quali verrà chiesto all’Italia di tenere i conti pubblici in ordine. Una discussione che a differenza delle precedenti potrebbe assumere anche contorni meno tolleranti da parte dell’Ue, ripercuotendosi inevitabilmente sulla tenuta dell’Esecutivo.

Ma tornando ad oggi, va sottolineato come in queste ore il clima sia molto teso. Sono giornate cruciali, in cui l’Esecutivo prova a preparare meglio il terreno per la prossima manovra. E la divisione interna è rappresentata plasticamente dai due vertici fotocopia che sono stati messi in piedi da Conte e Salvini con le parti sociali. Il primo, oggi a Palazzo Chigi, che chiude una tre giorni di incontri presieduti dal Premier. Si parlerà di lavoro e welfare con il M5S rappresentato da Di Maio e la Lega senza il suo leader (ci saranno solo alcuni “luogotenenti” di Salvini, il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia e il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon).

Un appuntamento che si scontra con il secondo, quello previsto per domani al Viminale, nel quale verrà invece riproposto l’irrituale confronto tra parti sociali e lo stato maggiore della Lega. Si tratta di un incontro ambiguo, cui abbiamo già assistito a metà luglio, perché nelle stanze del ministero dell’Interno – è giusto sottolinearlo ancora una volta – si dovrebbe parlare di sicurezza e non di dettagli importanti della prossima Legge di Bilancio, un provvedimento che dovrebbe essere pensato e scritto in tutt’altro luogo. Ma tant’è: domani Salvini vestirà ancora una volta i panni del capo di governo.

La spaccatura della maggioranza su salario minimo e taglio delle tasse

Uno dei temi al centro dei colloqui sarà quello del costo del lavoro, che vede ancora una volta la divisione della maggioranza. Il M5S punta a compensare l’aggravio per i datori di lavoro legato alla paga minima a 9 euro con un taglio del cuneo da 4 miliardi. Ma dalla Lega arriva un netto no perché, dice Salvini, “molti di questi salari rischierebbero di fare chiudere tante piccole e medie imprese”. Meglio quindi, per la Lega, agire sul taglio delle tasse, la “prima grande priorità di questo Paese”.

Durante l’incontro di domani, invece, lo stato maggiore del Carroccio dovrebbe illustrare più nel dettaglio il pacchetto fiscale complessivo che ha in mente: oltre alla flat tax per il ceto medio ci sarebbe anche una nuova edizione della pace fiscale, con l’estensione del saldo e stralcio alle imprese in difficoltà. Ma si stanno studiando, come ha spiegato in una intervista al Sole 24 Ore il sottosegretario Massimo Bitonci, anche nuovi meccanismi di accordi preventivi sugli accertamenti dell’Agenzia delle entrate per ridurre il contenzioso.

I vincoli dell’Ue

La Lega pensa infine a un taglio delle tasse da dieci miliardi, da destinare alla riduzione dell’Irpef pagata da pensionati e dipendenti, con l’aliquota del 15% applicata “a chi oggi paga invece il 23%”. Dieci miliardi che, secondo quanto scrive oggi Repubblica, verrebbero dirottati pari pari dagli “80 euro” di Renzi.

Una cosa però appare evidente: lo spazio per mantenere tutte le promesse gialloverdi non c’è. Figuriamoci per altre eventuali fantomatiche promesse estive (alle quali siamo soliti assistere in questi giorni dell’anno). Il vero punto è che vanno rispettati gli accordi di bilancio concordati in primavera con la Commissione europea, che vedevano un rapporto deficit/Pil inferiore o al massimo uguale all’1,8% per il 2020. Da lì non si scappa, pena l’infrazione.

Per questo ultimamente Tria parla della prossima manovra da presentare entro il 30 settembre a Bruxelles, definendola “un recipiente già colmo” e non da riempire. Perché gli impegni presi dal governo, vedi le lettere firmate il mese scorso da Conte e Tria, costituiscono vincoli stringenti. Anche perché alla luce dei nuovi dati Istat sul Pil, le risorse a disposizione saranno ancora minori.

Salvini&co si metteranno di traverso? Ci si aspetta un autunno tutto in salita.

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