M5s-Lega dicono no a Mattarella. Al voto con l’ombrellone?

Focus

I “vincitori” del 4 marzo non cavano un ragno dal buco e respingono l’ipotesi di un governo di tregua. Il Pd insiste: “D’accordo con le scelte del capo dello Stato”

Dunque i cosiddetti “vincitori” non hanno cavato un ragno dal buco e vogliono trascinare il Paese alle urne con il solleone: Di Maio e Salvini indicano l’8 luglio (dimenticando che i tempi tecnici molto difficilmente lo consentono, dal Quirinale si fa sapere che è più “potabile” la data del 15 – con un bel po’ di italiani in vacanza, sottolineiamo noi). C’è poco da ridere. Siamo vicinissimi a una crisi democratica senza precedenti.

Mai infatti era successo che una legislatura nascesse morta. Mai era successo che i partiti più forti giocassero per due mesi a ostacolarsi a vicenda. Ma tant’è. La giornata di consultazioni di Mattarella non porta notizie positive, con Di Maio che apre e chiude, Salvini che chiude e apre, un tandem che da giorni fa il bello e cattivo tempo con il solo risultato di presentarsi ai propri elettori e a tutto il Paese a mani vuote.

Inusitato è poi il fatto che le due destre – M5s e centrodestra –  abbiano sbattuto la porta in faccia al presidente della Repubblica, che ancora in queste ore drammatiche non toglie dal tavolo la carta del “governo neutro” presieduto da una personalità garante in grado di condurre l’Italia ai prossimi ineludibili appuntamenti: il Def, la trattativa sul bilancio europeo, la manovra per scongiurare l’aumento dell’Iva.

Di fatto – Di Maio lo ha detto esplicitamente – per queste forze la campagna elettorale è già cominciata. E probabilmente non da oggi. L’esito catastrofico del balletto era scritto nelle stelle – è il caso di dire. Il Pd stamattina, con Martina e la delegazione dem al Colle, si è opposto a questa piega degli avvenimenti dichiarando la sua disponibilità a dare corso alle proposte del capo dello Stato, chiedendo di finirla con questo “gioco dell’oca”. E nel pomeriggio sia Grasso che Emma Bonino hanno paventato i rischi di natura democratica di un voto anticipatissimo a luglio.

Dal canto suo Salvini fa finta di avere in mano carte che invece non ha, e alla lunga ha dovuto arrendersi: non ha i numeri per sperare in un incarico. L’unica cosa certa, nel suo girovagare, è che a mollare Berlusconi non ci pensa proprio, tanto più ora che sente odore di urne, e non vorrà certo inimicarsi quella Forza Italia che sta per cannibalizzare.

Ma è chiaramente Di Maio l’ostacolo principale ad una soluzione politica della crisi: è stato lui a condurre per due mesi una trattativa scombiccherata, prima con il “forno” di destra, poi con quello del Pd, poi ancora con quello della destra. Definirlo ondivago è poco. Con tanti dei suoi che scalpitano per il pugno di mosche che gli è restato in mano, a Giggino non resta che tentare il grande azzardo elettorale da cui spera di ottenere i voti per governare da solo. Una mossa disperata.

Ora la parola è a Sergio Mattarella, pazientissimo scrutatore di ogni soluzione politica. Ma il cielo, oggi pomeriggio, è carico di nubi nere.

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