M5s, non è solo un problema di programmi ma di credibilità

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La scelta a cui è chiamato il Pd non può ridursi ad un contratto, ma deve far emergere agli occhi del Paese tutte le contraddizioni del M5s

Secondo alcuni chi ha votato contro il Pd lo scorso 4 marzo magari sostenendo 5 stelle e Leu dovrebbe anche poter decidere se il Pd deve avviare confronto per governo con i pentastellati. Sarebbe assurdo e irrispettoso per ciascuno degli iscritti e dei militanti che hanno subito insulti di ogni genere in questi anni. Una classe dirigente deve sapersi assumere le proprie responsabilità. Un conto è consultare gli iscritti, ben altro sarebbe lasciare la nostra comunità a disposizione di chi ha votato per essere fuori dalla Nato e per poi cambiare il programma.

La scelta a cui è chiamato il Pd non può ridursi ad un contratto, ma deve far emergere agli occhi del Paese tutte le contraddizioni che sono state ben celate in questi anni e che hanno consentito al M5S di acquisire consensi. Parlano di conflitti di interessi, ma non rispondono neppure alle obiezioni del Garante della Privacy sulla piattaforma Rousseau. Prevedono statuti parlamentari in piena violazione delle prerogative costituzionali sul vincolo di mandato. Sono cresciuti e si sono alimentati di fake news.

Se loro non chiariscono questo, che tipo di contratto possiamo andare a siglare? E se sono capaci di invalidare consultazioni on line per la scelta di sindaci e parlamentari perché dovremmo consentire la pur semplice possibilità di interferire nella vita della nostra comunità politica su una scelta così importante anche per l’Italia?

I programmi vengono dopo questi particolari che non sono di poco conto. La precondizione è la credibilità del potenziale contraente che oggi è di fronte a noi. Non bastano le referenze del presidente della Camera nonostante un ottimismo del tutto infondato. Noi siamo rispettosi del lavoro del Presidente Mattarella e ci siamo approcciati a questo passaggio con lealtà senza nascondere le difficoltà. Il Pd ha un DNA diverso da quello del Movimento di Casaleggio e per questo ha sempre avuto come bussola il “senso di responsabilità” verso il Paese.

E ne abbiamo anche pagato un prezzo pesante in termini di consenso.

Ed è proprio per questo, che quella “responsabilità” non può essere usata come alibi da chi ci ha votato contro per spingerci, con una pressione mediatica senza precedenti, a soluzioni innaturali. Se si sono affrontati oltre 50 giorni dal post voto del 4 marzo senza eccessive fibrillazioni per il Paese è perché in questi anni probabilmente ci sono stati governi che hanno lavorato con serietà per l’Italia. Affronteremo questo passaggio pensando a ciò che è meglio per il nostro Paese. Seneca affermava: “Sono più le cose che ci spaventano che quelle che fanno effettivamente male, e siamo più travagliati per le apparenze che per i fatti reali”.

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