Il M5s perde l’anima (di nuovo)

Focus

L’addio di Bugani e il crollo di consensi del M5s mettono a rischio la leadership di Di Maio

Da quando è nato il M5s ha cambiato molte volte pelle. I grillini al governo, la forza antisistema che ha totalizzato il 32 per cento alle politiche del 2018 è ormai da tempo in crisi progettuale, oltre che di consensi.

Il M5s  che nasceva – almeno nelle intenzioni – come formazione politica post ideologica che superava i partiti tradizionali. Addio destra, addio sinistra, arriviamo noi, un (non) partito, un movimento che nasce dal basso, senza sovrastrutture con in testa l’ambientalismo, la lotta agli sprechi, lo sviluppo, la tecnologia, l’onestà.

Dallo streaming agli F35 sono caduti tutti i totem politici per cui il movimento si dichiarava diverso dagli altri partiti. Come dimenticare lo spirito giustizialista e antipolitico delle origini che oggi funziona solo a corrente alterna. E solo per gli altri.  Tra gli ultimi voltafaccia la proposta del mandato zero divenuto oggetto di derisione da parte degli stessi attivisti.

Ma è stato con il no all’autorizzazione a procedere per Salvini che il M5s ha perduto definitivamente la sua verginità politica. Possiamo dire la propria anima. E ora la storia si sta per ripetere.

“Chi tifa per la caduta del governo è perché ha paura di non essere rieletto. Ha paura di trovarsi un lavoro come tutte le persone normali. Noi questa paura non ce l’abbiamo. A noi della poltrona non ce ne frega nulla. Il MoVimento 5 Stelle lavora per fare cose giuste, non per il consenso” dice Di Maio su Facebook cercando di giustificare quello che verrà: l’ennesimo tradimento nei confronti dei principi pentastellati. Tanto che il pentastellato Airola è arrivato persino a citare Formica e pur essendo contrario al Decreto Sicurezza bis ha annunciato che voterà sì perchè “la politica è sangue e merda”.

Non è un caso che la crisi abbia portato al passo indietro di Massimo Bugani, il consigliere comunale di Bologna, da 14 anni in prima linea col M5S, fedelissimo di Beppe Grillo che ha deciso di lasciare il ruolo di vice capo segreteria di Di Maio a Palazzo Chigi, oltre che quello di referente politico del Movimento in Emilia-Romagna.

Un terremoto interno che non può fermarsi e che nei prossimi passaggi parlamentari potrebbe prendere la forma di una valanga. Con Alessandro Di Battista sempre più scatenato nei toni anti-Salvini e Beppe Grillo sempre più distante dalla sua creatura, la vera posta in gioco è la leadership stessa di Luigi Di Maio. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo assicura che sul decreto sicurezza bis i voti non mancheranno, ma la questione andrà verificata sul campo. Sull’anima dei Cinquestelle non basta far quadrare dei numeri.

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