M5S a pezzi: il caso Diciotti fa naufragare il Movimento

Focus

Di Maio sempre più solo: scaricato da Grillo, Travaglio, parlamentari e base. A stargli vicino sono rimasti davvero in pochi

“Secondo me con Di Maio bisogna avere un po’ di pazienza, ha 32 anni e ha ministeri impegnativi. Io sono la figura del garante, un po’ quella del papà ma ormai le scelte politiche se le vedono loro”. Anche Beppe Grillo scarica il vicepremier stellato; ormai è chiaro il caso Diciotti è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già strapieno, in casa 5 Stelle. Non poteva essere altrimenti, l’incoerenza era troppo grande per poter far finta ancora di niente. E così pian piano sono rimasti davvero in pochi a difendere e sostenere il leader pentastellato, lasciandolo da solo a rispondere di tutte le scelte. Certo Di Maio può sempre contare su Bonafede, il ministro della Giustizia che in diretta tv è riuscito a far impallidire tutti gli avvocati italiani dicendo: “Qui non si tratta di immunità, perché qui c’è uno che praticamente ha fatto un reato non per sé ma per gli altri”.
Addirittura Travaglio lo ha scaricato con un editoriale durissimo dal titolo ‘Movimento 5 Stalle’, in cui ha parlato senza mezzi termini di mossa “suicida” e di un mondo grillino ormai infestato “dal virus del berlusconismo”. Ma si sta organizzando anche Roberto Fico che ‘ha lasciato liberi di esprimersi’ tutti i suoi fedelissimi, in vista, forse, di un nuovo progetto politico autonomo. E così il vicepremier è sempre più solo e ora ha paura anche solo a respirare. Lo si vede plasticamente in Sardegna: nessuno dei dirigenti grillini si è più fatto vedere nell’isola che fra qualche giorno andrà al voto. I sondaggi sono chiari: il candidato pentastellato Francesco Desogus si attesta al 20% dietro al centrodestra e al centrosinistra. E il timore dei guru della Casaleggio Associati è che alle Europee del 26 maggio questa tendenza potrebbe essere confermata.
Di certo l’ipotesi avanzata dal presidente leghista della commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, cioè che si potesse ripetere in Europa l’alleanza M5s-Lega, è stata la mazzata finale in termini di credibilità politica. Dalla base si è alzato un coro scandalizzato e i due azionisti della maggioranza al governo in Italia si sono affrettati a smentire: “Assolutamente no”, scandisce Matteo Salvini mentre fonti del gruppo pentastellato a Strasburgo spiegano che l’ipotesi è lontanissima dalla realtà.
L’alleanza italiana, insomma, sta cominciando a diventare troppo stretta per molti. I numeri, per quello che possono valere, dei risultati sulla piattaforma Rousseau parlano di un Movimento diviso in due tanto che il deputato Luigi Gallo, considerato molto vicino a Fico su Facebook ha rivendicato il “successo” del 41% di votanti che voleva mandare a processo Salvini, sostenendo che rappresenti un numero di attivisti che chiede al M5s “un cambio di passo” e il “ritorno ai principi del M5S”  rispetto ai compromessi siglati per costituire l’alleanza con la Lega.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli