Le giravolte sul reddito di cittadinanza

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Le giravolte, gli annunci e le smentite, le barzellette alla voce grandi magazzini non si contano più. E le regioni hanno implorato il governo di fermarsi

Sul reddito di cittadinanza la confusione è totale. E chissà se almeno uno tra i tanti elettori del Movimento 5 Stelle riceverà mai qualcosa di simile a ciò che era stato promesso dal biministro Di Maio.

Le giravolte, gli annunci e le smentite, le barzellette alla voce grandi magazzini non si contano più. E non è un caso che ieri le regioni abbiano implorato il governo: Fermatevi, dateci tempo. Non imponeteci l’ennesima riforma che ci dobbiamo smazzare noi coi comuni, davanti a cittadini pronti a infilzarci coi forconi.

Prima è stata la volta dei 780 euro per tutti, per intenderci 3.120 euro per 4 persone, un sogno. Poi si è precisato: cifra piena solo per chi ha una casa in affitto (da notare che l’85% degli italiani ha una casa di proprietà). Poi l’annuncio di una condizionalità rafforzata, se rifiuti 3 offerte di lavoro perdi il sussidio.

Ma se sino ad oggi i centri per l’impiego hanno intermediato solo l’1,7% delle persone in cerca di lavoro, come faranno in 3 mesi a trasformarsi in un campo dei miracoli? Pronte a servire sul piatto 3 lavori, chiavi in mano? Uffici, ricordiamolo che hanno poco più di 7.500 dipendenti contro i 115.000 della Germania.

Poi è arrivata la fantastica idea delle gabbie salariali, quelle che esistevano negli anni Cinquanta, cioè un’Italia divisa in tanti quadrettini geografici in cui le persone guadagnavano meno a parità di lavoro perché abitavano in zone disagiate. Giusto riconoscere le differenze del costo della vita, ma fare dell’Italia uno spezzatino dei diritti con le complicazioni burocratiche che ne deriveranno pare meno sensato.

E’ il turno poi della promessa di abolire la povertà, cancellata col bianchetto come gli errori blu alle elementari. D’ora in poi tutti saranno ricchi e felici; peccato che la povertà è una dimensione dinamica, per i poveri che escono dal circuito dell’indigenza che ne sono altri che vi entrano. Non ci sarà mai un momento in cui il saldo sarà zero, ma se lo dice Di Maio, a pieni denti, magari qualcuno ci crede.

Poi siamo passati alla colpevolizzazione dei poveri, se sei povero, fai schifo. Come nell’Inghilterra vittoriana in cui si diceva che chi era pigro e non lavorava non doveva mangiare, un salto indietro al 1830. Sei povero e sei pure suddito di uno stato che ti controlla, e se sgarri, se ti viene l’idea di decidere qualcosa con la tua testa e di fare un salto che so all’Unieuro, ti mando la guardia di finanza e ti punisco pure.

Infine, la più grande delle bufale poi (per fortuna) smentite. Reddito di cittadinanza solo agli Italiani, quelli doc, quelli nati qui, quelli con la pelle bianca, il solito refrain. Salvini aveva squadernato un sussidio di cittadinanza solo per i patrioti, magari immaginando due sportelli: uno per i poveri italiani e un altro, sicuramente più brutto, per dire no ai poveracci stranieri, un po’ come con i bambini di Lodi.

La manovra invece dice tutt’altro: il reddito di cittadinanza verrà dato a chi ha almeno 5 anni di residenza, come avviene anche per altri servizi sociali, per le case popolari ad esempio, innalzando di soli 3 anni la residenza storica chiesta dal REI. Per fortuna si è tornati a una maggiore ragionevolezza anche perché le norme europee vietano di discriminare nel settore dei servizi sociali tra cittadini comunitari e non comunitari, per non parlare dei principi della nostra Costituzione.

Il ravvedimento è importante, peccato però che smentisca ciò che si era appena saputo, gettando i comuni ulteriormente
nel caos. Tra dilettantismo e incertezza il governo del cambiamento fa girare comuni e regioni sulle montagne russe. E’ tutto eccitantissimo, ma l’impressione è che i cittadini comincino a stufarsi.

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