M5s, il giorno della commedia

Focus

Oggi il voto sulla piattaforma Rousseau con un quesito creato per confondere. Da Grillo ai sindaci M5s la polemica sul voto

Le urne digitali della Casaleggio Associati sono aperte. E’ oggi (dalle 10 alle 19, anche se il sistema è andato in tilt e tutto è slittato di un’ora) che i militanti grillini diranno sì o no alla richiesta della magistratura di processare Matteo Salvini. Se gli iscritti alla piattaforma Rosseau voteranno sì, allora Salvini sarà salvo, se voteranno no allora i senatori del M5s nella Giunta voteranno conseguentemente e il ministro dell’Interno sarà processato.

Un meccanismo arzigogolato, creato appositamente per infondere confusione nei militanti. E’ lo stesso fondatore Beppe Grillo che attacca il quesito: “Siamo tra il comma 22 e la sindrome delle Procuste”. Lo scrittore Roberto Saviano, fresco vincitore dell’Orso d’argento a Berlino per la sceneggiatura de La Paranza dei bambini chiosa: “Un trucco da trastolari diremmo a Napoli, attraverso cui rendere meno comprensibili i termini di una decisione cruciale. Che vile attaccamento alla poltrona”.

Sistema in tilt

Come dicevamo Rousseau è andato in tilt. Tanto da far slittare di un’ora l’apertura delle votazioni e di due ore e mezza la chiusura, permettendo di votare fino alle 21.30. Per il M5s il tutto è solo dovuto all’alta partecipazione al voto, ma qualche problema c’è e lo si vede. Diciamolo è l’ennesima figuraccia di un sistema opaco che ogni qualvolta si effettua una votazione ha pesanti problemi.

Comunque da parte sua Di Maio ha rassicurato che “sosterrà l’esito del voto”, qualunque esso sia.

La posizione ufficiale del M5s

I vertici del M5s sono schierati a fianco di Salvini, ma all’interno del Movimento c’è chi non ci sta, e non è solo Beppe Grillo. Leggendo i passaggi del quesito è evidente come i cinquestelle stiano cercando di convincere i propri iscritti a votare sì (salvare Salvini): “Non stiamo parlando dell’immunità di un politico” e più avanti: “si è deciso di porre nel quesito il reale oggetto della questione, che coinvolge anche le decisioni politiche del presidente Conte, del vice presidente Di Maio e del ministro Toninelli. Non si tratta di decidere se mandare a processo il ministro dell’Interno ma di valutare se la decisione di trattenere i migranti qualche giorno a bordo della nave Diciotti è stata presa sulla base di un interesse dello Stato o no”. Nei giorni scorsi interviste, post e quant’altro dei vertici hanno avallato questa posizione.

I tanti ribelli M5s

Ma un movimento da sempre giustizialista non poteva accogliere questa decisione con favore. Dal fondatore ai sindaci è un coro di no. Appendino, Nogarin e Raggi dalle colonne del Fatto quotidiano chiedono con forza che ad esprimere siano i giudici e aggiungono: “Chi governa va processato”. E lo stesso giornale diretto da Marco Travaglio, quantomeno vicino al Movimento da giorni insiste nel chiedere di mandare a processo Salvini. Anche se Virginia Raggi ha in seguito affermato che le sue parole sono State “male interpretate” e che lei sta con Luigi Di Maio. Così come Beppe Grillo sminuisce la sua frase derubricandola a “una semplice battuta” e ribadisce la fiducia nel vicepremier.

Roberta Lombardi, prima capogruppo alla Camera del M5s incalza: “Salvini affronti il processo come ha fatto Virginia Raggi”. Elena fattori è sarcastica: “Non è diverso dal decidere se Ruby era la nipote di Mubarak”.

Leggendo i commenti sotto il quesito si capisce come l’elettorato sia diviso. C’è una parte che annuncia il suo Sì, come da richiesta. Ma le proteste sono tante. Si può leggere: “L’onestà intellettuale ci impone di mantenere fede ai nostri valori ; nessuno deve poter sottrarsi al giudizio della legge tantomeno proteggere un politico da una richiesta di processo dei magistrati”.

Oppure: “Il Movimento ci perderà in ogni caso. A questo punto meglio la coerenza ai principi per cui tanti cittadini si sono uniti al voto e ci hanno mandato in Parlamento così numerosi. La legge è uguale per tutti”. O ancora: “Voto NO, perché se un domani un ministro PD o Forzista fosse incriminato dalla magistratura vorrei che si difendesse nel processo e non dal processo!”.

 

Le reazioni a sinistra e destra

Sia da destra che da sinistra il referendum digitale del M5s suscita polemiche, naturalmente per motivi opposti. I giornali di area leghista e forzista parlano di referendum truffa. Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi sbeffeggia: “Grillini peggio dei bambini”. Tutto il centrodestra chiede che non venga data l’autorizzazione a procedere.

A sinistra invece le polemiche sono di segno opposto. Paolo Gentiloni parla di “balletto indegno” e profetizza che il M5s “imploderà”. Sulla questione poi chiosa: “C’è la legge. Se è stata violata qualcuno ne deve rispondere. Nessun uomo di governo ne è al di sopra. Nemmeno Salvini”.

Il senatore dem Dario Parrini parla di “farsa” e aggiunge: “Quando dicono decide la Rete vuol dire che deciderà la Casaleggio Associati”. Sì perché in molti sospettano che i voti della rete siano controllati dalla società milanese.

Stasera ci sarà il responso e domani la Giunta per le immunità del Senato voterà e dirà sì o no alla richiesta della Procura.

Leggi anche: Declino grillino (e perfino Travaglio…)

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