Ma i sindacati dove sono?

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Protestano gli imprenditori e hanno ragione. Ma Cgil Cisl e Uil davanti al governo più di destra della repubblica tacciono: perché?

Il Grande Assente di questa fase politica è il sindacato. L’opposizione politica è insufficiente, ma il sindacato non c’è proprio. Non c’è come soggetto nazionale, non c’è come punto di riferimento del malessere sociale che pure è fortissimo. Ed è quindi ancora più sorprendente che a scendere in campo contro il governo più di destra della storia repubblicana siano gli imprenditori:  la Confindustria e le tante sigle che ieri a Torino hanno detto la loro con inusuale ruvidezza in una manifestazione mai vista prima. Hanno fatto bene. Hanno molte ragioni. Soprattutto una semplice semplice: protestano contro un governo tutto chiacchiere e distintivo che ha fatto salire lo spread e probabilmente sarà responsabile di una stretta creditizia che strangolerà le imprese.

Ma mentre Vincenzo Boccia fa la sua parte, e gli imprenditori leghisti lo seguono – e d’altra parte si  muovono gli studenti, le donne, i cittadini senza partito, gruppi intellettuali – dei sindacati non v’è traccia. Certo, le vertenze locali vengono portate avanti da coraggiosi sindacalisti, appunto, locali: ma i leader di Cgil Cisl e Uil non organizzano quasi niente. E non certo perché manchino i motivi per protestare: lo spread colpisce anche i lavoratori, per dire, per non dire delle persistenti difficoltà dell’occupazione o dell’assoluta mancanza di politiche per i giovani. E allora come mai il sindacato è assente finanche dal dibattito pubblico?

Va senz’altro rispettata la travagliata fase congressuale della Cgil (ma non sarebbe il caso – vale anche per il Pd – di accorciare i tempi di tutto l’ambaradan del Congresso?), che ormai sta entrando nella fase cruciale (Vincenzo Colla dovrebbe lanciare ufficialmente la sua candidatura nei prossimi giorni in alternativa a Maurizio Landini). Ma alla base dello scarso protagonismo sindacale c’è forse una sorta di disorientamento politico dovuto da un lato al peso che fra gli iscritti hanno gli elettori leghisti e grillini; dall’altro a un mai sopito risentimento di un pezzo della Cgil verso il Pd e il centrosinistra che a molti dirigenti fanno preferire i grillini; dall’altro ancora a una pigrizia culturale e politica nel fare i conti e a trattare con la destra di governo.

In una fase davvero drammatica per l’economia del Paese, di tutto si parla tranne che di autunno caldo. In Francia infuria una protesta nei modi scellerata ma con un fondo di ragione a causa di un lieve aumento del prezzo del carburante mentre da noi la promessa salviniana di cancellare le accise non solo non è stata mantenuta ma la benzina è aumentata e nessuno dice niente. Non vorremmo che l’Italia del mondo del lavoro si venisse a trovare senza una rappresentanza in grado di raccogliere il dissenso contro il governo fornendogli, come nei più alti momenti della sua lunga storia, un terreno di lotta e di crescita. Cgil Cisl e Uil, se ci siete battete un colpo.

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