Macron e i rischi di un’economia anacronistica

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La partita industriale tra Parigi e Roma

Continuano le riflessioni sulla recente decisione del presidente francese Emmanuel Macron di nazionalizzare la società cantieristica Stx. Per quale motivo rimettere in discussione l’acquisizione di una società a cui si è avuto già il via libera da parte della presidenza Hollande? L’acquisizione di Fincantieri, combinata a quella della Fondazione della Cassa di risparmio di Trieste, consentirebbe a degli stranieri di avere la maggioranza delle azioni e il controllo verso Stx. Un fatto non nuovo, visto che la società francese è stata acquisita da un gruppo sudcoreano che deteneva già i due terzi del capitale sociale. Come fanno ad essere improvvisamente in pericolo gli interessi strategici nazionali di una società già posseduta da stranieri, oltretutto extra-europei? A questa domanda è difficile dare una risposta razionale, giustificabile dalla scienza economica.

Se l’acquirente è un’azienda italiana, visto che la Francia negli ultimi anni ha acquistato il controllo di molte aziende italiane – anche di elevata importanza strategica -, il problema non dovrebbe neanche porsi. Basti pensare alle diverse acquisizioni francesi nel settore bancario, a partire dalla BNL, per giungere con Cariparma alla base del nostro sistema finanziario. Per non parlare poi delle acquisizioni nel settore alimentare, nei servizi di pubblica utilità e nell’alta moda. Il caso recente della Telecom Italia, passata sotto il controllo della Vivendi, completa questa lista. Non si tratta di perdita di settori strategici dell’economia italiana? E’ chiaro che in Europa, sotto la spinta della competizione internazionale, le acquisizioni reciproche tra aziende europee, al fine di migliorarne il livello competitivo, saranno sempre più importanti.

La logica dei campioni nazionali da proteggere, all’interno di una comunità economica come quella europea, è anacronistico. Lo spirito di Colbert, che fa del protezionismo un asse portante dell’economia nazionale, non regge più. Se il confronto avviene con economie forti come quelle degli USA, della Cina, della Russia o dell’India, quello che serve è la nascita di campioni europei, ovvero grandi società i cui azionisti sono dispersi tra i vari paesi dell’UE. Ciò contribuisce a rafforzare la coesione economica europea e la competitività di sistema. Oggi è enorme il contributo che potrebbe dare la nascita di un Airbus navale in Europa, e ne beneficerebbero sia la Francia che l’Italia.

C’è poi il nodo della governance. Si tratta della proposta avanza dai politici d’oltralpe di un azionariato diviso 50-50 tra azionisti francesi e italiani. Niente di più erroneo. Come è possibile guidare un’azienda senza un gruppo di controllo ben definito? Si uscirebbe dalla logica industriale, con un blocco decisionale che danneggerebbe il funzionamento e lo sviluppo della società. La tentazione principale, a cui i francesi non devono cedere, è il rischio di tornare nel passato per cercare la tranquillità nel presente. E’ l’errore che hanno fatto gli inglesi con la Brexit. In un’economia governata dal caos, come quella attuale, dove il globalismo sta ridisegnando i ruoli egemonici tra le nazioni, la fuga verso il protezionismo economico non da alcun risultato. Se l’acquisizione di Stx da parte di Fincantieri dovesse fallire, per i francesi il problema non sarebbe risolto. Arriveranno tra un po’ di tempo gli asiatici, per acquisire a buon prezzo dei cantieri sottocapitalizzati.

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