Non regaliamo Macron ai nazionalisti

Focus

Comunque la si pensi, non si può dimenticare il contributo che la Francia ha dato alla democrazia nel mondo

Comunque la si pensi non bisogna regalare Emmanuel Macron ai nazionalisti. Sicuramente il presidente della Repubblica francese, in drastico calo di consensi, ha avuto fin qui una condotta ondivaga sul modo di partecipare all’Unione europea che gli ha attirato, non solo in Italia, più di una critica.

Nei modi e a parole, fortemente europeista, sin dai tempi del suo Révolution, passando per il discorso alla Sorbona, per finire alla proposta di istituire il reddito di cittadinanza comunitario. Nei fatti, invece, ha dato ancora l’idea di credere, come per la verità hanno fatto tutti i suoi predecessori, che in fondo l’Unione Europea sia una grande Francia e che quindi gli altri e non Parigi si debbano adeguare alle sue politiche migratorie, della difesa e dell’economia.

Ma appunto, comunque la si pensi, non si può dimenticare il contributo che la Francia ha dato alla democrazia nel mondo, non fosse altro perché portatrice dall’era moderna dei principi universali che si incarnano nei diritti dell’individuo e prima fondatrice dell’Europa unita insieme a Italia e Germania.

Con questo spirito di condivisione, martedì 11 settembre, una delegazione della Nuova Europa, composta da dodici studenti di differenti Paesi, è stata ricevuta all’Eliseo per consegnare, tramite il primo consigliere per l’Ue, Nicolas Jegou, al presidente Macron, il Trattato dei Giovani Europei e la Chiave d’Europa, premio della città di Ventotene, indetto dal suo sindaco, Gerardo Santomauro.

Si è trattato di un incontro imprevisto. Forse i giovanissimi stretti collaboratori del capo di Stato transalpino non si aspettavano tanta determinazione dai giovani aderenti ad una ancor più giovane associazione, nel ribadire i canoni della partecipazione al bene comune europeo, il rispetto delle regole, la richiesta di giustizia e di maggiore integrazione. Insomma, la libertà nel rispetto delle diversità.

È stato ovviamente solo un piccolo passo di avvicinamento ma per la Nuova Europa, che presiedo, è stata francamente una giornata memorabile. Sentire dalla voce del giovanissimo Jegou che era l’Eliseo a ringraziare noi per tanta attenzione e non il contrario ci ha aperto il cuore.

Siamo andati oltre gli steccati, le contrapposizioni, le polemiche del momento, planati nella sfera in cui si dovrebbero muovere tutti coloro che hanno a cuore il destino dell’Europa per evitare la rinascita delle piccole patrie.

E visto che le occasioni capitano una volta sola e che Ventotene è la culla dell’Unione Europea come la Francia la nutrice dei diritti dell’uomo, La Nuova Europa e il Comune dell’isola del Manifesto hanno colto l’occasione per invitare il prossimo mese di aprile il presidente francese ad una visita privata nell’ex confino fascista.

Si tratta di un sogno, ma in fondo non lo era anche quello di Spinelli, Colorni e Rossi?

Noi ci proviamo, proviamoci tutti.

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