Il senso di Macron per papa Francesco. Un incontro “politico”

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Domani il presidente francese in Vaticano per parlare dei grandi temi sul tappeto. Il ruolo della comunità di Sant’Egidio

Il presidente francese Emmanuel Macron sarà ricevuto da Papa Francesco la mattina di martedì 26 giugno. L’incontro ha una sua ragione diplomatica ben precisa (non è previsto fra l‘altro che incontri alcun rappresentante del governo italiano), e tuttavia il significato politico della visita è notevolmente amplificato dalla tormenta che ha investito l’Unione Europea in questi giorni sul nodo critico delle migrazioni.

La stessa tenuta dell’Unione è sembrata a rischio, mentre i conflitti fra i vari paesi si intensificati coinvolgendo in primo luogo l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Matteo Salvini in rotta con mezzo continente. In un simile contesto Macron sarà dunque a Roma per una ragione ufficiale: ovvero prendere possesso del titolo di protodiacono d’onore del capitolo lateranense (nell’omonima basilica), la cerimonia si svolgerà verso le 14,30.

La tradizione ha origini antiche, risale a Enrico IV, il re di Francia calvinista convertitosi al cattolicesimo che garantì la libertà religiosa ai protestanti con l’Editto di Nantes (1598) senza dimenticare di fare importanti donazioni alla basilica lateranense. Fra gli ultimi inquilini dell’Eliseo, qualcuno ha rinunciato al titolo altri no; fra questi ultimi Nicolas Sarkozy che, nel 2007, prese parte a una cerimonia particolarmente ricca e pronunciò un discorso nella basilica. Nessun discorso pubblico è previsto invece per Emmanuel Macron (solo una conferenza stampa nel pomeriggio), che sarà accolto a San Giovanni in Laterano dal vicario del Vescovo di Roma, mons. Angelo De Donatis, per poi prendere parte a una cerimonia abbastanza semplice.

Ma soprattutto il presidente in mattinata, intorno alle 10, sarà in Vaticano da Papa Francesco. Di cosa parleranno i due? Di immigrazione naturalmente, quindi delle responsabilità dell’Europa in materia, di Medio Oriente e di Africa – dove forte è il ruolo giocato dalla Francia in termini storici ma anche geopolitici, economici e militari  – di tutela dell’ambiente, dell’applicazione dell’Accordo di Parigi contro di riscaldamento climatico, del contributo che  della chiesa e i cattolici francesi possono dare alla vita pubblica del loro Paese.

Su quest’ultimo punto, del resto, lo stesso Macron nell’aprile scorso, al “College des Bernardins”, su invito della conferenza episcopale francese, tenne un discorso inedito e d’impatto per riscriverei n modo dialogante la relazione fra stato e Chiesa. Nell’occasione toccò varie questioni oltre quella della laicità, fra cui appunto il tema migrazioni e altri  aspetti legati alla bioetica.

«Abbiamo sfidato gli scettici dei due campi – aveva detto Macron rivolgendosi ai vertici della Chiesa d’Oltralpe – lo abbiamo fatto perché entrambi percepiamo che il legame tra la Chiesa e lo Stato si è deteriorato e spetta a noi di ripararlo. Considero che la laicità non ha in nessun caso come missione negare lo spirituale nel nome del temporale, e ancor meno sradicare dalle nostre società la parte sacra che nutre tanti nostri concittadini».

Inoltre, spiegò Macron, «oggi, in questo contesto di grande fragilità sociale, quando il tessuto stesso della nazione rischia di strapparsi», è preciso compito del presidente della Repubblica «vegliare a che non sia intaccata la fiducia dei cattolici verso la politica e i politici. Non mi sembra né sano né positivo che la politica si sia impegnata, con così tanta determinazione, sia a strumentalizzare sia a ignorare i cattolici». Del resto Macron ha voluto lanciare un dialogo a tutto campo con le diverse comunità religiose del Paese comprese quella islamica e ebraica, non va dimenticato infine che il presidente ha studiato presso un liceo dei gesuiti.

In occasione del discorso al College des Bernardins,  Macron citò poi esplicitamente la Comunità di Sant’Egidio e la Caritas per elogiare il loro «ammirevole impegno» in favore dei rifugiati e per la pace. E se sul fronte migrazioni, la Francia, non è esente da responsabilità pesanti, si pensi solo alle chiusure delle frontiere di Ventimiglia e Bardonecchia e ai drammatici fatti  di cronaca che le hanno accompagnate, prima dell’incontro con li Papa, Macron dovrebbe avere un breve incontro con la Comunità di Sant’Egidio presso l’ambasciata di Francia a Palazzo Farnese. Del resto, le attitudini diplomatiche informali dell’ “Onu di Trastevere” sono ormai una tradizione, senza dimenticare che la Comunità di Sant’Egidio aveva promosso anche in Francia – dopo averlo fatto in Italia – il modello dei corridoi umanitari legali – in collaborazione con la Federazione protestante francese e con la Caritas locale (Secours Catholique) – ovvero vie d’accesso sicure e sotto protezione internazionale per i profughi provenienti dai campi di raccolta dei rifugiati del nord Africa (il protocollo d’intesa fu firmato da Frnacosi Hollande)

D’altro canto, nel seguito del presidente in questo suo viaggio romano, si troverà anche Veronique Fayet, presidente di Secours Catholique, organismo che non ha risparmiato critiche alle politiche migratorie  di Macorn e del suo governo, giudicate troppo restrittive. Con Fayet – oltre alla moglie del presidente Brigitte – varie altre personalità, fra le quali spicca il sociologo francese Dominique Wolton autore di un importante libro-intervista con papa Francesco dal titolo “Un dialogo inedito su politica e società”. Intervistato dal quotidiano Avvenire, sul suo dialogo con il Papa nella parte relativa all’Europa, Walton affermò: «Il Papa chiede alla nonna Europa di tornare ad essere seduttrice. Dice che nella globalizzazione, c’è bisogno di un’Europa forte, aperta, non distante e non ripiegata su se stessa. Sono d’accordo con lui. I suoi avversari ripetono che non ama l’Europa. Ma sì, invece. Amando gli europei, tiene molto a dirci che siamo troppo pigri intellettualmente».

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