Scioperi in Francia, Macron alla prima prova

Focus
Macron, Sncf, Ferrovie francesi, sciopero

Il presidente francese si gioca la sua credibilità politica sulla riforma di Sncf, la società delle ferrovie dello Stato. Quasi 50 miliardi di debiti e contratti di lavoro con tanti privilegi. I sindacati hanno dichiarato guerra. L’esperto di politica francese Maselli: “Non è una battaglia nel merito della riforma, qui si giocano valori e simbologie politiche”

“Avete cambiato il vostro programma per le vacanze di primavera?”: la domanda del quotidiano Le Figaro ai suoi lettori fotografa molto bene ciò che sta avvenendo in Francia con la riforma della Sncf, la società nazionale delle ferrovie francesi, annunciata dal presidente Emmanuel Macron. Il presidente delle riforme, il presidente ‘en marche’ vorrebbe cambiare un carrozzone che ha accumulato quasi 50 miliardi di euro di debito e modificare il contratto di lavoro delle ferrovie che conserva ancora benefici inimmaginabili per altre categorie di lavoratori. Per protesta, i sindacati hanno indetto tre mesi di sciopero: da qui a giugno si viaggerà a singhiozzo.

Lo sciopero che blocca la Francia

Il calendario degli scioperi è stato elaborato dai quattro più potenti sindacati di categoria, Cgt-Cheminots, Unsa-ferroviaire, Sud-Rail e Cfdt-Cheminots, secondo una tecnica di sciopero definita a “a movimento alternativo”: due giorni di blocco e poi tre giorni di normalità, e così via fino al 28 giugno, per un totale di 36 giornate di sciopero. Insomma, chiunque decida di viaggiare in treno, e in particolare i pendolari che ogni giorno adoperano i treni della Sncf, dovrà farlo avendo in mente il calendario degli scioperi.

Treni fermi, tutti in autostop

I commenti che si leggono nel sito de Le Figaro sotto il sondaggio, sono la dimostrazione di come la Francia sia spaccata tra favorevoli e contrari alla riforma, ma con un pizzico di ironia. Pierre, ad esempio, scrive che con i rincari portati dal governo Macron le vacanze sono ormai un sogno, mentre Jossy si arrabbia un po’ perché ha cambiato le sue vacanze e dovrà prendere la macchina per qualche giorno, “ma prima chiederò il rimborso dei biglietti”.
Lo storico quotidiano francese riferisce anche che “in collaborazione con la città di Parigi, Waze e Facebook, la Sncf cerca anche di reinventare l’autostop, promuovendo una forma di carsharing ‘solidale e volontario’ chiamato “Autostop-Citoyen” (Autostop-Cittadino). Allo stesso modo, per consentire agli utenti di viaggiare e di lavorare, il sito web di carsharing Blablacar offre ai passeggeri passeggeri viaggi gratuiti e il rimborso delle spese dei conducenti per tutta la durata dello sciopero, fino alla fine del mese di giugno”.

La riforma di Sncf

Che cosa ha in mente di fare Macron di così terribile da aver provocato un’alzata di scudi dei sindacati francesi? Il giovane presidente aveva già inserito la riforma delle ferrovie nel suo programma elettorale e ora sta tentando di concretizzare quella promessa. L’obiettivo è trasformare la Sncf in società per azioni e cambiare lo statuto dei ferrotranvieri, oggi tra i lavoratori più privilegiati di Francia. Aprire alla concorrenza il mercato ferroviario, in realtà, non è fisima di Macron: le direttive dell’Unione Europea, infatti, prevedono che cessino i monopoli del traffico passeggeri, ma la battaglia tra governo e sindacati si sta combattendo più sul piano politico-ideologico che su quello tecnico.

Un po’ di storia

Per comprendere meglio la situazione, dobbiamo andare indietro di parecchi decenni. È il 1937 e il governo del Fronte Popolare guidato dal socialista Léon Blum nazionalizza le varie compagnie ferroviarie private, raccogliendole nella Societé national de chemin de fer, società mista con il 51% del capitale in mano allo Stato e il 49% appartenente ai vecchi proprietari delle ferrovie.

Per 45 anni è stato così, fino a quando, a partire dal primo gennaio 1983, tutti i beni della Sncf sono andati allo Stato che ha inquadrato giuridicamente Sncf in un Epic – Etablissement public à caracter industrial et commercial, un’azienda statale che potrebbe essere paragonata alla vecchia Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato che in Italia venne creata alla fine della seconda guerra mondiale. Guidata da Guillame Pepy dal 2008, Sncf oggi appare inadeguata a reggere un mercato europeo senza monopoli. E con una zavorra di 47 miliardi di euro di debiti che nel 2019 diventeranno 50.

I debiti delle ferrovie

Libération si chiede se Macron si sia messo “da solo nella trappola, promettendo ai lavoratori delle ferrovie, la scorsa estate, di assumere il debito della SNCF nei conti dello Stato, in cambio di profonde riforme della compagnia ferroviaria. Mantenere i propri impegni metterebbe davvero il presidente della Repubblica in una posizione politica ed economica tra le più dolorose (…) Questa operazione sarebbe così voluminosa da gonfiare tutto il debito pubblico”. Che significa che il deficit appena messo sotto la barra del 3% (2,6% nel 2017) ritornerebbe ad esplodere superando i parametri europei.

Nel cuore della lotta

Questa è la situazione. Ma come interpretare ciò che sta succedendo? Ci aiuta a farlo un esperto di politica francese come il giornalista Francesco Maselli: “Il problema della concorrenza andava affrontato, è vero, ma il cuore della protesta non è questo. I punti cruciali sono due. Il primo è che Macron vorrebbe trasformare la Sncf in società per azioni, sarebbe però sbagliato parlare di privatizzazione, perché il capitale resterebbe interamente statale, ma mentre il governo spiega che non ci sarà nessuna privatizzazione, i sindacati sostengono che questo sia il primo passo verso la vendita ai privati. Il secondo punto, ancor più rilevante, riguarda lo statuto degli cheminots, i ferrotranvieri francesi. Si tratta di un contratto molto particolare, che garantisce l’impiego a vita, che consente di andare in pensione molto prima degli altri lavoratori. Ecco, il cuore è proprio questo prima. Tra gli cheminots c’è fortissimo sentimento di appartenenza e identità e la riforma li fa sentire sotto attacco”.

Identità da tutelare o privilegi da difendere?

Come spiega Le Monde, “il gruppo SNCF, e le sue due società EPIC SNCF di mobilità e la rete SNCF, saranno trasformati in una società nazionale con capitale pubblico, posseduti al 100% dallo Stato”. Quindi, in realtà, non c’è nessuna vendita ai privati e il governo francese, almeno in questa fase, sembra affrontare la sfida in modo molto tecnocratico, cercando proprio di spiegare questo (anche se l’unico punto davvero cruciale – in quale modo assorbire i circa 50 miliardi di debito – non è ancora chiaro), mentre i sindacati puntano sull’orgoglio dei ferrovieri.
All’orgoglio, poi, si aggiungono privilegi che altri lavoratori nemmeno si sognano: i leggendari macchinisti della Sncf vanno in pensione a 52 anni, un ferroviere non macchinista a 57 anni, non sono licenziabili, hanno diritto a biglietti gratuiti per i familiari.
Insomma la discussione, almeno finora, si svolge su due livelli non comunicanti: da una parte il governo che cerca un confronto nel merito della riforma, dall’altra i sindacati che alzano la bandiera della lotta operaia.
“Il governo francese – prosegue Maselli – sta sottovalutando il sentimento di appartenenza, inoltre c’è da ricordare che quest’anno ci saranno le elezioni sindacali e la Sncf è il luogo più sindacalizzato di Francia”.
La Cgt-Confédération générale du travail, il sindacato più antico e più radicale, teme di perdere terreno nei confronti della Cfdt-Confédération française démocratique du travail, sindacato più moderato. Insomma, dietro la riforma della Sncf, c’è molto altro: ideali o privilegi da difendere, potere da guadagnare o preservare, scontri sindacali. E c’è Macron.

L’ultimo treno per Macron

Sui treni della Sncf, Macron si gioca la sua credibilità politica. Bernardo Valli qualche giorno fa su Repubblica definiva questa sfida “la vera prima prova di rilievo” per il presidente francese, il cui risultato “influenzerà il resto del suo mandato”.
Valli osservava che “nessuno è riuscito finora a piegare un’ aristocrazia operaia, in particolare la categoria dei macchinisti. Chi ha cercato di privare quest’ultima dei diritti o privilegi di cui usufruisce ha dovuto rinunciarci. È battuto in ritirata. Dopo il vano tentativo di Alain Juppé ( primo ministro di Jacques Chirac) nel 1995, nessuno ci aveva più provato. Per Emmanuel Macron la riforma della Sncf è il primo difficile appuntamento, dal cui esito dipendono i prossimi impegni innovatori. Ad esempio la revisione delle pensioni. Nell’immediato è in gioco la sua popolarità”.

Maselli concorda: “Se fa un passo indietro, cade il Macron riformatore, ecco perché penso che proverà in tutti i modi a trovare un accordo. All’inizio il governo ha pensato di giocare sull’esasperazione dei viaggiatori. Fino a un mese fa si continuava a definire lo statuto dei ferrovieri come un ‘privilegio’. Ora quella parola è scomparsa, perché il governo non vuole alimentare la tensione”.
Sulla stampa si è letto di un Macron apparentemente in secondo piano, che lascia fare il lavoro sporco ai ministri. “È così – chiarisce Maselli – ma perché così funziona la quinta repubblica francese. Sui dossier interni in prima linea c’è il ministro, mentre la prima linea del presidente è la politica estera. Poi è chiaro che tutto dipende dall’Eliseo, la Francia è una sorta di ‘monarchia’ assoluta, ben diversa da Germania o Italia, il potere è molto verticale, decide Macron, ma nella gestione dei dossier vanno avanti i ministri”.

A favore della riforma, ma però…

L’opinione pubblica è divisa, ma non nel modo netto e chiaro come potremmo pensare. La funzione pubblica, per esempio, sostiene la protesta, mentre i pensionati, già piuttosto maltrattati dai provvedimenti del governo, sostengono la riforma nella convinzione che i sacrifici che sono toccati a loro, è giusto che riguardino tutte le categorie.
La convergenza di altri movimenti e anime anti Macron nella lotta degli cheminots è complicata.
Osserva Maselli: “La società è polarizzata ma anche complessa. C’è chi dice che è d’accordo con gli scioperi e chi no, chi dice che il governo deve trovare un accordo… Ho un sondaggio davanti a me dove si evidenzia come il 69% dei francesi sia d’accordo sul cambiamento dello statuto dei ferrovieri. Nello stesso sondaggio il 44% dei cittadini sostiene la riforma Macron e il 41% si oppone. I favorevoli sono in aumento, ma, nel medesimo sondaggio, c’è anche un altro, interessante dato: la maggioranza dei francesi, ben il 56%, è convinta che il governo debba modificare la sua posizione per trovare un accordo coi sindacati. È come se la Francia dicesse al presidente: sì, sono d’accordo con la tua riforma, ma se poi non posso trovare un treno per i prossimi tre mesi, se rischio di rovinarmi le vacanze… allora devi assolutamente trovare una soluzione”.

(Si ringrazia Ludovica Zuccarini per la traduzione dei quotidiani francesi)

Vedi anche

Altri articoli