Mafia, eolico e corruzione. L’inchiesta che inguaia Siri

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Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti, è finito sotto inchiesta per corruzione con altre otto persone

Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti, è finito sotto inchiesta per corruzione con altre otto persone, nell’ambito di accertamenti svolti dalla Direzione investigativa antimafia di Trapani, per conto della procura di Palermo. L’indagine, condotta in parallelo anche dai pm di Roma, ipotizza una tangente di 30mila euro che sarebbe stata intascata da Siri per introdurre una norma nel Def che avrebbe favorito alcuni imprenditori nel campo delle energie rinnovabili. L’emendamento però non è mai passato. Il sottosegretario è indagato per corruzione dai pm romani nell’ambito di una indagine nata a Palermo sull’imprenditore dell’eolico, Vito Nicastri, il “re” dell’eolico ai domiciliari perché ritenuto vicino all’entourage del superlatitante Matteo Messina Denaro.

Nicastri, da un anno agli arresti domiciliari, nonostante sia stato raggiunto da una maxiconfisca da un miliardo di euro, avrebbe continuato, tramite un familiare, a manovrare per fare affari. Per questo gli è stata aggravata la misura. La parte palermitana e trapanese dell’indagine ipotizza anche l’aggravante dell’agevolazione di Cosa nostra, non formulata nei confronti del sottosegretario.

L’emendamento caldeggiato avrebbe dovuto fare retroagire i finanziamenti stanziati per le rinnovabili alla data di costituzione di una delle società di Nicastri che avrebbe potuto così beneficiarne. Parallelamente all’indagine romana la procura di Palermo ha ricostruito un giro di tangenti alla Regione siciliana per favorire Nicastri nell’ottenimento di alcune concessioni.

L’inchiesta è coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dal pm Gianluca De Leo. Tra gli indagati anche un docente universitario, Paolo Arata, genovese come Siri, 68 anni, ex deputato nazionale di Forza Italia e, nel 1994, presidente del Comitato interparlamentare per lo sviluppo sostenibile: negli anni scorsi è stato uno dei sette professori a cui Matteo Salvini ha affidato la stesura del programma di governo della Lega. Anche Armando Siri fu uno dei professori che, per “Noi con Salvini”, si occupò di economia, riforma fiscale e flat tax. Secondo l’ipotesi investigativa, Arata sarebbe stato uno dei personaggi che avrebbero avuto contatti e fatto da tramite con Siri.

Questa mattina, i procuratori aggiunti di Palermo e Roma, Paolo Guido e Paolo Ielo, hanno disposto una serie di perquisizioni. In Sicilia, negli assessorati regionali Energia e Territorio, per acquisire atti e documenti riguardanti appalti, e soprattutto autorizzazioni in materia di impianti energetici, che rappresentano un giro d’affari da 10 miliardi di euro.

Siri, che è considerato l’ideologo della flat tax, misura bandiera del Carroccio, come rivelato da L’Espresso ha patteggiato una pena di un anno e otto mesi per bancarotta fraudolenta per il fallimento della MediaItalia, società che avrebbe lasciato debiti per oltre 1 milione di euro. Il sottosegretario si è difeso: “Non so assolutamente chi sia questo imprenditore coinvolto, non mi sono mai occupato di energia e non davvero chi sia questa persona, credo che si tratti di un errore di persona”, replica ora il sottosegretario alle accuse. Siri, che dice di non aver ancora ricevuto l’avviso di garanzia, chiede di “avere al più presto notizie su questa indagine”.

 

 

 

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