Il magistero di Bergoglio contro l’onda populista

Focus

Il Pontefice è tornato su molti dei temi chiave dell’epoca e li ha presi di petto

La politica è strumento privilegiato e unico per costruire vincoli solidali fra le generazioni, per affermare la forza dei diritti umani, per costruire relazioni sociali nuove e complesse di fronte al dilagare delle paure e della xenofobia, per promuovere la fraternità in un mondo globalizzato scosso da divisioni, razzismi e nazionalismi. Il magistero di Papa Francesco continua a innalzarsi contro le ondate dell’anti-politica, i rigurgiti violenti suscitati da propagande reazionarie, il populismo che mette a rischio le stesse fondamenta democratiche degli Stati (e i diritti di quel popolo che dice di voler rappresentare e tutelare). Il Pontefice infatti – nel suo recente Messaggio per la 52esima giornata mondiale della pace dal titolo: “La buona politica è al servizio della pace”–  è tornato su molti dei temi chiave dell’epoca e li ha presi, come di consueto, di petto.

Dalla parte degli esclusi

D‘altro canto Papa Francesco in questi anni, per primo, ha parlato della povertà, degli esclusi, degli emarginati (delle periferie, parole chiave del magistero sociale di Bergoglio), della crisi di un sistema capitalistico e finanziario la cui capacità di produrre un benessere diffuso si è ancor più ristretta nell’ultimo decennio anziché allargarsi, aprendo faglie sociali dentro nazioni e continenti, provocando esodi, conflitti e rendendo fragili le democrazie. A questa analisi il Papa risponde tuttavia con il progetto, l’idea, di un mondo più articolato e vasto, in cui crescano l’integrazione fra le nazioni e il multilateralismo, la capacità di governace globale dei problemi, in cui diritti e doveri trovino maggior spazio e rilevanza, la solidarietà non sia intesa come una forma di elemosina ma quale strumento di governo di problemi immensi. Francesco, insomma, nonostante il tentativo goffo di qualche testata di destra, è tutt’altro che un leader delle elités e rappresenta, al contrario, la risposta democratica e inclusiva, socialmente sensibile a chi, di fronte ai temi cruciali dell’epoca, promuove la politica della paura, la visone autoritaria che sacrifica i diritti umani per difendere ‘ciò che è nostro’.

Il rilancio della Politica

Il vescovo di Roma riabilita pienamente la politica e la sradica dal sottobosco di insulti, propaganda, fake news, opportunismi di giornata, selfie da stadio, violenze verbali e carrierismi improbabili. Anzi, la prospettiva in cui la politica viene riportata dal Papa, è appunto quella della complessità, delle relazioni in ci le diversità s’incontrano e cercano, faticosamente, forme di condivisione, rispettando valori fondamentali, avendo come obiettivo il bene comune e non l ‘egoismo del particolare. Bergoglio rilancia l’universalismo cattolico e cristiano nell’epoca di Donald Trump negli Usa, di Matteo Salvini in Italia, di Rodrigo Duterte nelle Filippine, di Jair Bolsonaro in Brasile, di Viktor Orban in Ungheria: leader che, senza più infingimenti, puntano al restringimento delle democrazie (e in parte a un loro smantellamento), in nome di una ‘sicurezza’ costruita sulla paura e sull’angoscia quotidiane e, almeno in parte, su concezioni apertamente razziste.

Uno spartiacque di valori

Non a caso Bergoglio fra i ‘vizi’ della politica, nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace (che si celebra ogni anno il 1° gennaio) indica “la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della ‘ragion di Stato’, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio”. E’ uno spartiacque di valori e di visione delle cose che ha, poco oltre, una sua controparte positiva fondata sui principi stessi della vita democratica, quando Francesco afferma: “Ogni rinnovo delle funzioni elettive, ogni scadenza elettorale, ogni tappa della vita pubblica costituisce un’occasione per tornare alla fonte e ai riferimenti che ispirano la giustizia e il diritto. Ne siamo certi: la buona politica è al servizio della pace; essa rispetta e promuove i diritti umani fondamentali, che sono ugualmente doveri reciproci, affinché tra le generazioni presenti e quelle future si tessa un legame di fiducia e di riconoscenza”.

Fra Marrakesh e Katowice

In questo orizzonte d’altro canto, s’inscrive, concretamente, l’iniziativa diplomatica della Santa Sede; in particolare nelle ultime settimane, li Vaticano ha partecipato attivamente sia alla conferenza di Marrakech, in Marocco, del 10 e 11 dicembre, promossa dalle Nazioni Unite, per la firma del “Global compact for migration”, sia al summit sull’ambiente di Katowice, in Polonia (la cosiddetta Cop 24) che doveva dare seguito agli accordi di Parigi per fermare il cambiamento climatico di tre anni fa.

Nel primo caso si trattava di sottoscrivere un’intesa non vincolante – cosa poi avvenuta – che impegnava però gli Stati a gestire, in collaborazione, il fenomeno migratorio combattendo il traffico di esseri umani e favorendo i progetti di integrazione, l’istituzione di corridoi umanitari, la regolazione dei flussi, gli accordi fra paesi di accoglienza e di provenienza. È noto che il governo guidato da Giuseppe Conte ha fatto una retromarcia dell’ultim’ora autoescludendosi per l‘ennesima volta da una sede istituzionale sovranazionale – rifiutandosi di prendere parte al summit di Marrakech –  e contribuendo così, una volta di più, alla riduzione del ruolo internazionale dell’Italia.

Nel secondo caso, in Polonia, un accordo faticoso e incompleto è stato pure raggiunto fra decine di Stati per limitare le emissioni inquinanti; in entrambe le occasioni la Santa Sede ha giocato un ruolo di primo piano nei negoziati, e anzi la diplomazia vaticana guidata dal Segretario di Stato, il cardinale italiano Pietro Parolin, ha assunto un ruolo di leadership morale e in parte politica nello sviluppo dei negoziati.  In una dichiarazione conclusiva, la delegazione vaticana che ha preso parte alla Cop 24 di Katowice, dopo aver sottolineato comunque l’importanza dell’accordo finale, affermava: “Purtroppo dobbiamo anche osservare che il regolamento (il testo dell’intesa, ndr) non rispecchia in maniera adeguata l’urgenza con cui occorre affrontare i cambiamenti climatici, che costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità. Inoltre, il regolamento sembra sminuire i diritti umani, fondamentali nel riflettere il volto umano dei cambiamenti climatici, che colpiscono le persone più vulnerabili della terra. Il loro grido e quello della terra esigono più ambizione e maggiore urgenza”.

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