“Ma i magistrati non rispondono a Salvini”. Parla Franco Roberti

Focus

Intervista all’ex procuratore Antimafia, capolista per il Pd alle Europee nella Circoscrizione Sud: “La gente sta incominciando a voltargli le spalle”

“I magistrati sono soggetti solo alla legge e alla Costituzione. Salvini dovrebbe saperlo, anziché attaccarli o elogiarli a seconda di quanto le decisioni gli facciano comodo”. Non usa mezzi termini, l’ex procuratore Antimafia Franco Roberti, oggi capolista per il Pd alle Europee nella circoscrizione Sud, per stigmatizzare il comportamento del ministro dell’Interno, che dopo la decisione del pm di Agrigento Luigi Patronaggio di far sbarcare i 47 migranti della Sea Watch, ha minacciato una denuncia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Un’uscita che non è stata la sola sopra le righe del ministro dell’Interno in questo scorcio di campagna elettorale, che lo ha visto passare dall’attacco agli striscioni che lo contestavano, diventati un silenzioso e potente strumento di opposizione, all’ostentazione del Rosario in piazza Duomo.

Dunque Salvini torna ad attaccare, e pesantemente, un magistrato.
Non è la prima volta che attacca i giudici quando i provvedimenti non gli piacciono e al contrario li elogia quando gli fanno comodo. Questo già la dice lunga sull’imparzialità di un ministro dell’Interno che apprezza pubblicamente chi fa provvedimenti a suo favore. Salvini dovrebbe sapere che esiste una Costituzione per la quale i magistrati sono autonomi e indipendenti e soggetti solo alla legge e alla Costituzione stessa, che evidentemente a lui va stretta.

Nel merito del provvedimento del pm di Agrigento?
È stato un giusto provvedimento che si è fatto carico della salvaguardia delle persone, che di certo non potevano essere lasciate lì. Detto questo, quello dell’immigrazione è un problema gravissimo di cui dovrebbe occuparsi l’Europa, non lasciando sola l’Italia. Teniamo presente che il Parlamento europeo ha approvato una proposta di riforma del Regolamento di Dublino, che ha visto l’opposizione di Lega e M5s che hanno votato contro o si sono astenuti, e che adesso è bloccata in Consiglio dai Paesi alleati di Salvini, perché serve l’unanimità. Se non si riforma il sistema non si sbloccherà mai la questione dell’immigrazione, per questo un nostro obiettivo nella prossima legislatura sarà quello di superare il principio dell’unanimità per introdurre quello delle decisioni a maggioranza.

C’è chi pensa che Salvini volesse tenere i migranti sulla Sea Watch fino al voto di domenica…
Sarebbe stato orribile e indegno. Oggettivamente se i migranti non fossero scesi si sarebbe trattato di uno spot elettorale, al di là delle intenzioni del ministro.

Salvini ha anche esposto un Rosario in piazza Duomo. Segnali di lucida strategia o di crescente difficoltà?
L’atteggiamento di Salvini verso i migranti è in palese conflitto con il sentimento religioso. Detto questo, non si fa campagna elettorale con la religione, e il fatto che si rifugi nei simboli religiosi significa che è in palese difficoltà, privo di altri argomenti.

Nel frattempo la rissa nel governo, vera o finta che sia, continua…
Ormai litigano su tutto e il Cdm non si riunisce perché altrimenti finirebbe in rissa. Possono anche stare fingendo, ma sono davvero bloccati su tutto. La riforma del processo penale annunciata da Bonafede è ferma, per non parlare dello sblocca cantieri. È scandaloso.

Ma tutto questo inciderà sul consenso, o no?
La gente sta incominciando a voltargli le spalle, perché certi atteggiamenti di tracotanza inconcludente stanno stancando. L’elettorato è più intelligente di quello che alcuni pensano e certe cose comincia a capirle.

Come si sta approcciando al voto di domenica, un’esperienza per lei inedita?
Con fatica fisica ma anche con entusiasmo, perché ne vale la pena. Ho accolto l’invito di Zingaretti per dare un contributo alla rinascita del Pd, un fronte mai importante come in questo momento perché unico argine a sovranismi e populismi. Per domenica sono moderatamente ottimista, anche un piccolo passo avanti sarebbe un importante segnale. Certo la strada è ancora lunga ma sarebbe un primo passo e la conferma che abbiamo ricominciato con il passo giusto.

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