Una maglietta rossa contro la deriva umana

Focus

Sabato la indosserò come chiede Don Ciotti perché è bene che ci contiamo per sapere che non siamo soli. È bene che dichiariamo a tinte forti da che parte vogliamo stare

Io sabato indosserò una maglietta rossa, come ci chiede don Luigi Ciotti.

So che non basta, so che a me tocca fare di più, e lo farò, ma voglio partecipare a questo gesto simbolico collettivo: indossare una maglietta rossa come quelle che le madri africane infilano ai loro bambini in modo che siano più facilmente avvistabili in mare in caso di naufragio.

Quella maglietta è necessaria, perché anche il nostro è un naufragio umano, una deriva culturale, e allora è bene che ci rendiamo visibili all’avvistamento. È bene che ci contiamo per sapere che non siamo soli. È bene che dichiariamo a tinte forti da che parte vogliamo stare. Sicuramente sempre dalla parte della civiltà, della libertà e dell’umanità. Sicuramente contro il razzismo e l’odio ostentato verso il prossimo.

La tragedia umanitaria a cui stiamo assistendo e a cui ci stiamo pian piano abituando ci impone di agire con urgenza e, prima di tutto, ci impone di salvare quante più vite possibile utilizzando i porti e le altre strutture per mettere in atto tutte le operazioni di salvataggio necessarie.

Almeno 6 bambini sono morti lunedì nel ribaltamento di una imbarcazione a bordo della quale c’erano 131 migranti.

Altri 63 dispersi si contano dopo il naufragio in acque internazionali di una  imbarcazione partita dalla Libia con più di 100 persone a bordo.

Non rispondere agli sos è un atto criminale, che va contro la legge del mare e contro il diritto internazionale. Non opporsi a questa ingiustizia è da collaborazionisti.

Noi ci opponiamo.

La battaglia politica per la regolamentazione dei flussi migratori è giusta, e il nostro governo deve affrontarla nelle sedi istituzionali nazionali ed europee.

La battaglia contro gli immigrati che delinquono è sacrosanta, e le nostre forze dell’ordine devono affrontarla applicando la legge e rimpatriando chi compie reato.

Ma salvare vite umane non è una battaglia di parti politiche, è una battaglia di civiltà e di umanità. Non possiamo permettere che esseri umani vengano strumentalizzati a scopi di propaganda politica.

Facciamo la voce grossa a Bruxelles con i potenti ma aiutiamo i deboli.

In questi giorni in cui ci sentiamo travolti tutti da un’onda anomala di razzismo, mi domando spesso cosa stiamo insegnando ai nostri ragazzi: forse che è giusto lasciar morire uomini e donne in mare anche se abbiamo la possibilità di soccorrerli?

Io mi rifiuto di pensare che questo possa diventare il pensiero dominante nel mio Paese.

Ho combattuto tutta la mia vita per vedere condannati gli assassini di mio fratello e mai vorrei vedere altri delinquenti e assassini arrivare in Italia, ma mi sono sempre speso per far crescere nei ragazzi e nei bambini di Napoli una coscienza civile, la solidarietà, la convivenza pacifica, senza pregiudizi e violenza.

E allora io sabato indosso una maglietta rossa per non tradire il mio pensiero e tutto quello che ho fatto insieme a migliaia di persone in questi anni a Napoli e in Italia. E invito anche tutti voi a farlo. Per non essere soli.

E non voglio fare di questo gesto simbolico una battaglia politica ma una battaglia di umanità e di civiltà.

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