Di Maio deluso da Salvini. La “sicurezza bis” è la miccia della discordia

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La tensione sale oltre la soglia di guardia

Via i poteri a Toninelli e multe tra i 3.550 e i 5mila euro per ogni migrante trasportato, qualora chi abbia effettuato il salvataggio non si sia attenuto alle istruzioni operative delle autorità competenti sul tratto di mare, ossia quelle libiche. L’ultima prova muscolare di Matteo Salvini, in una maggioranza sempre più litigiosa, ha la forma di un decreto e prevede l’attribuzione al Viminale dei poteri che, da sempre, spettano al ministero delle Infrastrutture: quelli sul mare. Due articoli per depotenziare il ruolo di Danilo Toninelli, limitato, secondo le nuove norme, alla sola sicurezza della navigazione e protezione dell’ambiente marino, e accrescono quello del ministro dell’Interno, al quale competerebbe la possibilità di vietare anche il transito e la sosta di navi e mercantili.

Il provvedimento arriva dopo i tre sbarchi che Salvini ha dovuto digerire, nonostante la sua linea dei porti chiusi. Il testo prevede modifiche al codice di procedura penale in materia di immigrazione, consentendo l’uso delle intercettazioni anche nei casi meno gravi, mentre stanzia tre milioni di euro, in tre anni, per incrementare l’attività degli agenti sotto copertura nelle inchieste sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La prima reazione era stata una lettera al premier Giuseppe Conte e al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, per sollecitare un salto di qualità sui rimpatri. Una mossa con cui il ministro vuole condividere (o forse scaricare) la responsabilità con altri ministri allo scopo di alleggerire la propria. L’iniziativa aveva ricevuto la secca replica dei pentastellati: “Non faccia lo gnorri e si prenda le responsabilità invece di coprire i suoi fallimenti: i rimpatri sono di sua competenza”.

E oggi lo schema del “Matteo ha perso la ragione”si ripete. “Io sono deluso dal decreto sicurezza bis – dice Di Maio – perchè non c’è niente sui rimpatri. Il tema ora non sono gli arrivi. Gli arrivi li abbiamo fermati grazie alle politiche migratorie fatte dal ministero dell’Interno e da tutto il governo, e sono politiche che fanno in modo che anche quando arriva una nave con 30 persone a bordo, la maggioranza va negli altri paesi europei. Il tema vero, adesso, è sui rimpatri e noi siamo pronti a dare una mano al ministero dell’Interno se serve. Io non faccio il ministro dell’Interno, ma non può essere sempre colpa degli altri”.

Intanto, Repubblica riporta la notizia che la nave Mare Jonio dell’Ong Mediterranea che ieri è sbarcata a Lampedusa con a bordo 30 migranti salvati in acqua è sotto sequestro, ma il suo equipaggio non è indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina come era stato annunciato ieri. La Procura di Agrigento, infatti, ha spiegato che quell’ipotesi di reato era della polizia giudiziaria, ma i om non hanno iscritto nessuno nel registro degli indagati.

Entro lunedì la Procura si pronuncerà sul sequestro della nave che è stato messo in atto su indicazione del Ministero dell’Interno.

“Questo decreto con la sicurezza non c’entra nulla – spiega il segretario del Pd e governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, su Facebook. – Abbiamo un’idea di Italia più seria e sicura. La sicurezza si garantisce aumentando gli organici delle forze dell’ordine, aumentando i presidi nei quartieri, rifinanziando i patti sulla sicurezza nei comuni, rilanciando la lotta alle mafie, rafforzando gli investimenti per il lavoro e su cultura, sport e scuola nelle periferie difficili”.”Non, come dicono Salvini e Di Maio, facendo le multe a chi salva un essere umano in mare. Salvini e Di Maio nella rincorsa a chi la spara più grossa hanno passato il segno. La verità è un’altra: litigano su tutto e si garantiscono la poltrona a vicenda. Chi vota Di Maio vota Salvini”, sottolinea.

Matteo Salvini nel frattempo rivendica i suoi “risultati” al timone del Viminale, ma non fornisce alcun numero sui rimpatri.

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