I mal di pancia degli M5s per lo scambio con Salvini

Focus

Vertice da allarme rosso fra Di Maio, Grillo e Casaleggio

Il dato di fatto è uno. Il progetto della Tav è congelato. L’unico accordo comune tra M5S-Lega è per una mozione comune sulla Torino-Lione. Quando? Da stabilirsi. Insomma ancora una volta si sceglie il ni e si decide di non decidere. Nonostante l’ultimatum dell’Unione Europea sul rischio fondi. In caso di ulteriori ritardi, ci sono 300 degli 813 milioni di euro di fondi europei stanziati per la Tav che potrebbero svanire nel nulla. “Salvini ha ceduto, si palesa lo scambio tra il No alla Tav e la non autorizzazione a procedere sul caso Diciotti”, sostiene il parlamentare dem Davide Gariglio, membro della Commissione Traporti alla Camera. Per il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, approvare il documento significa “mettere una pietra tombale”sull’opera.

La mozione sulla Tav, a firma del capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, sarà messa in votazione quando l’Aula di Montecitorio esaminerà anche la mozione sì Tav di Forza Italia. Molinari spiega che la posizione della Lega “resta la stessa”, ovvero “valutare come realizzare quest’opera nel rispetto degli accordi internazionali” ma mettere in stand-by la decisione si porterà dietro oltre la perdita, quasi certa, di 300 mln di contributi europei anche una tempistica che è già una scelta.

Telt, la società incaricata di realizzare la Torino-Lione, infatti deve lanciare i bandi entro marzo e difficilmente potrà di fronte all’approvazione di quell’ordine del giorno. Tant’è che anche il sistema delle imprese chiede di ritirare la mozione.

Sulla questione l’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi attacca su Twitter: “Di Maio salva Salvini dal processo e la Lega in cambio rinuncia a fare la #TAV. Tecnicamente è voto di scambio, politicamente uno schiaffo al Nord produttivo, economicamente l’ennesimo cantiere bloccato: hanno preso tre piccioni con una fava. Salvini si salva, l’Italia si ferma.”

Critica anche la presidente dei deputati di Forza Italia, Mariastella Gelmini, che vede nel possibile stop giallo-verde alla TAV una minaccia non soltanto per un’opera ritenuta strategica, ma anche una possibile e ingente perdita economica per il Paese.

Nel M5s sperano che questo stop sia puro ossigeno. La rivendicano come una vittoria da poter sbandierare fino alle europee, tentando così di curare l’emorragia di consensi scatenata dal caso Diciotti. Ma sono sempre di più i mal di pancia della base. Sul Blog e sui social gli attivisti hanno bocciato la piroetta sull’autorizzazione a procedere. E probabilmente questo passaggio non cambierà di molto le cose.

“È un caso che salvato Salvini dal processo si è raggiunto subito l’accordo Lega-M5s su Tav, nomine Inps ed emendamenti sul reddito di cittadinanza? Questo non è il cambiamento, ma uno scambio tra gli interessi degli italiani e gli interessi elettorali. Ecco quali sono, davvero, gli interessi ‘preminenti’” afferma Gregorio De Falco, senatore del gruppo Misto ex M5s, in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook. Il rischio per i Cinquestelle è che a pensarla così siano in tanti.

Se ne parlerà oggi in un vertice fra Di Maio, Grillo e Casaleggio. Un altro segno che la situazione è da allarme rosso.

 

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