Il manifesto antiabortista che indigna donne e uomini

Focus

La reazione di associazioni e cittadini alla campagna di CtizanGo che accosta il femminicidio all’aborto. La contro affissione della rete Rebel

In questa Italia dei passi indietro, alle cui porte bussa il governo più a destra che la Repubblica abbia mai avuto, c’era da aspettarsi che tra i primi a sentirsi legittimati dal barcollare di certi argini sarebbero state le associazioni e i gruppi schierati contro le leggi di avanzamento dei diritti civili.

E’ un film, del resto, già visto durante i governi Berlusconi, il cui simbolo resta la vicenda di Eluana e le insopportabili affermazioni a cui l’allora premier si spinse pur di lisciare il pelo ai più fanatici tra i conservatori.

Desta dunque sorpresa fino a un certo punto il manifesto apparso ieri per le strade di Roma, sponsorizzato dal network spagnolo CitizenGo, che mostra un pancione di donna in un evocativo bianco nero con sopra la scritta “L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo #stopaborto”.

Alla situazione politica che si avvia ad essere quantomeno benigna nei confronti di certe posizioni (il Family Day è rappresentato in Parlamento, non a caso, dal senatore leghista Simone Pillon), si aggiungono, a dare fiato alle polveri del fondamentalismo antiabortista, due date significative e vicine: il 19 maggio, giorno della marcia Pro Life che si terrà a Roma, e il 22 maggio, data in cui ricorre il quarantesimo anniversario delle legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. E’ dunque ragionevole immaginare che, a partire dai prossimi giorni, continueremo a vederne delle belle.

La campagna di CitizenGo, network molto aggressivo anche sui social network e noto per la strenua opposizione all’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole, ha suscitato la reazione indignata di associazioni femministe, parlamentari e semplici cittadine. Le rete Rebel Network, la prima a denunciare la campagna di CitizenGo definita “pro-odio e contrari alla libertà di scelta delle donne”, ha promosso un appello per chiedere alla sindaca Virginia Raggi di rimuovere il manifesto a cui hanno aderito, in meno di un giorno, migliaia di cittadini.

In aggiunta all’appello, la stessa Rebel Network ha diffuso su Facebook l’invito a una “affissione virtuale”, in cui il senso dello slogan è completamente rovesciato, diventando “Il patriarcato è la prima causa di femminicidio del mondo #stopmedioevo”.

La senatrice del Pd Monica Cirinnà ha parlato di “una nuova orribile campagna di disinformazione contro le donne da parte di organizzazioni estremiste”, chiedendo “un immediato intervento delle istituzioni, a partire dall’Autorità delle Comunicazioni, per rimuovere subito i manifesti e per fermare la diffusione di false informazioni”.

Le interruzioni di gravidanza in Italia sono tra le più basse in Europa – ha ricordato Cirinnà – e in costante calo da dieci anni. Accostare, poi, un diritto delle donne a una violenza come il femminicidio è quanto di più disgustoso possa essere fatto. E’ necessario che, su temi così delicati e dolorosi, nessuno spazio venga concesso alla mistificazione”.

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