Manipolati gli atti su Tiziano Renzi: ecco cosa non torna

Focus

Mai esistiti 007 che pedinavano chi indagava su Consip. E il padre dell ’ex premier non è mai stato a cena con Romeo

Un falso doppio, materiale e ideologico, dice il codice penale. «Ho capito male» sarà la linea di difesa. Il risultato è che l’inchiesta Consip, almeno per quello che riguarda la posizione di Tiziano Renzi, risulta fortemente compromessa nel momento in cui un investigatore esperto interpreta in malo modo ma con assoluta certezza un’intercettazione e la rovescia con determinazione quale prova a carico di un indagato che, guarda caso, è anche il padre del Presidente del Consiglio in carica.

Ieri mattina il pm di Roma Mario Palazzi ha interrogato il capitano Giampaolo Scafarto, in forza al Nucleo ecologico dei carabinieri (Noe) che fino al 3 marzo scorso è stato per due anni il reparto investigativo che ha gestito in esclusiva l’indagine sull’imprenditore Alfredo Romeo e il mega appalto da 2 miliardi e 700mila (assegnato solo in parte e mai consegnato) di Consip, la centrale di acquisto della pubblica amministrazione. Una storia di corruzione che ha portato in carcere Romeo e ha indagato il dirigente di Consip Marco Gasparri che era a libro paga di Romeo.

Ma le indagini hanno prodotto altri due filoni di indagine, quelli che hanno fatto in assoluto più rumore: l’indagine per fuga di notizie dove sono indagati il ministro dello Sport Luca Lotti, il generale dell’Arma Tullio Del Sette e il generale Emanuele Saltalamacchia; l’indagine per traffico illecito di influenze dove risultano indagati Tiziano Renzi, il faccendiere toscano Carlo Russo e l’ex deputato Italo Bocchino. Al capitano Scafarto la procura di Roma, il procuratore Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Paolo Ielo e il pm Palazzi, hanno contestato il reato di falso materiale e ideologico in due diverse circostanze dell’indagine.

Una prima volta Scafarto, motore dell’indagine poiché memoria storica dei fatti per come sono stati ricostruiti, ha scritto in un’informativa girata alla procura di Napoli (fino a Natale titolare esclusiva dell’inchiesta) della presenza di «soggetti legati ai servizi segreti» che avrebbero pedinato i carabinieri del Noe mentre recuperavano dalla spazzatura frammenti di pizzini contenenti poi un’altra prova chiave («30 mila per T.»). Gli 007 in questione era un signore della zona che era stato pure identificato.

In un secondo momento il capitano Scafarto ha attribuito all’imprenditore Alfredo Romeo una frase che invece era stata pronunciata da Italo Bocchino. La frase, riportata nell’informativa del Noe datata 5 gennaio, riferisce una conversazione ambientale intercettata il 6 dicembre negli uffici della Romeo Gestioni in cui Romeo dice: «…Renzi, l’ultima volta che l’ho incontrato». Il Renzi in questione, secondo l’interpretazione del capitano Scafarto, sarebbe Tiziano. Ecco cosa hanno scritto i carabinieri del Noe nell’informativa: «I tre discutono della contestazione dell’articolo 7 (aggravante mafiosa, ndr) al Romeo (indagato da novembre 2016, ndr) e soprattutto parlano della possibilità che i loro cellulari siano ancora intercettati. Ad un certo punto il Bocchino si allontana e il Romeo continua a parlare con il Ruscigno e mentre quest’ultimo commenta negativamente tutti i provvedimenti emessi dalla magistratura contro il Romeo, quest’ultimo racconta del suo rapporto con Bocchino per poi affermare: “Renzi, l’ultima volta che l’ho incontrato”.

Questa frase – prosegue l’informativa redatta dal nucleo diretto da Scafurto – assume straordinario valore e consente di inchiodare alle sue responsabilità il Renzi Tiziano in quanto dimostra che effettivamente il Romeo e il Renzi si sono incontrati (circostanza questa riferita anche da Mazzei Alfredo sentito il 2 gennaio 2017) atteso che il Romeo ha sempre cercato di conoscere Renzi Matteo senza mai riuscirci».

Questa storia dell’incontro, pranzo, cena o altro, tra Romeo e Tiziano Renzi è sembrata da subito molto controversa: Tiziano Renzi l’ha negata con forza; Romeo anche; Mazzei (ex tesoriere del Pd in Campania) la riferisce per sentita dire da Romeo.

Anche altri passaggi risultano molto controversi, come gli interrogatori nei quali prima Marroni (ad Consip) poi Vannoni (ad Publiacqua) elencano i nomi di chi avrebbe spifferato l’esistenza dell’indagine. Fatto sta che la procura di Roma ha deciso di riascoltare molte intercettazioni. E ha scoperto un po’ di cose che non tornano. A cominciare da questa. Dove il commento del Noe («questa frase ha straordinario valore e consente di inchiodare alle sue responsabilità il Renzi Tiziano…») suona oggi ancora più dolosa.

Il capitano Scafarto si è avvalso per ora della facoltà di non rispondere. Vuole vedere le carte. L’avvocato Federico Bagattini (legale di Renzi senior) aspetta «con serenità» le decisioni della magistratura osservando «il venir meno di un altro apparente indizio».

«Da cittadino – dice Bagattini – trovo inquietante la svolta che ha preso l’indagine». Il 3 marzo scorso la procura di Roma ha tolto l’indagine al Noe. Da allora non ci sono state più fughe di notizie nonostante la procura di Roma stia svolgendo numerose altre attività.

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