Manovra, domani l’atto finale

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Il Governo chiede la fiducia. Il Pd ricorre alla Consulta

Tra dure polemiche per i tempi contingentati e l’impossibilità di entrare nel merito, tra urla, spintoni e accuse di parzialità al presidente Roberto Fico, oggi l’Aula della Camera ha avviato la terza lettura della legge di Bilancio 2019.

Secondo quanto stabilito dalla capigruppo alla Camera, a partire dalle 17 inizieranno le dichiarazioni di voto sulla fiducia, seguite alle 18.30 dalle votazioni nominali. Una maratona ininterrotta che proseguirà anche dopo la fiducia, quando l’aula di Montecitorio continuerà le votazioni fino alle 24 per esaminare i 244 ordini del giorno presentati sul testo. La seduta riprenderà dalle 9 di domenica 30 dicembre, quando ci sarà anche il voto finale sul provvedimento.

Entro il 31 dicembre, per evitare di arrivare a esercizio provvisorio di bilancio, il testo deve essere sulla scrivania del capo dello Stato Sergio Mattarella per la firma.

Le opposizioni protestano perché la versione finale della Manovra “non è stata esaminata” dalle due Camere: “Si mortifica il Parlamento”, denuncia il Pd che ha fatto ricorso alla Consulta e il 9 gennaio avrà una prima risposta.

Il Partito democratico ha annunciato una doppia mobilitazione, oggi davanti a Montecitorio, nel corso del voto finale sulla manovra alla Camera, la seconda per il 12 gennaio, con una presenza annunciata dei dem nelle piazze di tutta Italia.

“Non volevamo deliberatamente comprimere i tempi ma si è creata una situazione non ideale: confidiamo che non si ripeta più”, promette Giuseppe Conte. Ma mentre il premier tiene la conferenza stampa di fine anno, nell’Aula di Montecitorio lo scontro tra maggioranza e opposizioni è durissima

“Mai è successo che si arrivasse da una terza lettura della legge di Bilancio senza che si esaminassero i relativi emendamenti”, ha tuonato il dem Emanuele Fiano – tra i protagonisti delle proteste messe in scena nell’emiciclo – chiedendo l’intervento del presidente della Camera “contro questo vulnus” che “mortifica il Parlamento e viola la Costituzione”.

Non era mai successo che una manovra venisse approvata a scatola chiusa, denuncia Ettore Rosato, che rimarca l’imbarazzo di Fico. E il presidente non nega: “Non è mio compito parlare del governo ma rispetto al lavoro del Parlamento, per me non è un modo giusto di procedere, non c’è dubbio”, dichiara. E manifesta così un disappunto che è del presidente del Senato Elisabetta Casellati ma che anche il presidente Mattarella potrebbe esprimere nel suo discorso di fine anno o, appunto, in una lettera rivolta al governo al momento della firma della Manovra.

La minoranze non fanno sconti. In Aula ci saranno i sindacati, che annunciano mobilitazioni. E non finisce qui. Leu, con Federico Fornaro e Loredana De Petris, si appella a Mattarella. Emma Bonino, con +Europa, annuncia “varie iniziative a gennaio” contro questa “deriva senza precedenti”.

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