Manovra, per l’Europa i conti non tornano

Focus

Ore frenetiche per cercare di evitare la procedura d’infrazione e l’esercizio provvisorio. Ancora il testo della manovra non c’è

La partita europea sulla manovra non è ancora finita. Nonostante gli annunci di Salvini e Di Maio all’appello mancherebbero ancora due o tre miliardi. Sì perché i tagli fatti dai giallo-verdi non convincono i commissari. “Il dialogo prosegue” è la frase che continua ad essere ripetuta come un mantra sia dalle istituzioni europee che da quelle italiane, ma il tempo passa in fretta.

I Commissari non sono convinti dei numeri presentati dal governo così come di parte dei tagli individuati dal ministro Tria. Ballano tra i due e i tre miliardi, figli di una previsione ottimistica, fatta dal governo, sulla crescita italiana nel 2019. Come dicevamo il tempo stringe e in poche ore il ministro Tria deve trovare le risorse necessarie per scongiurare la procedura d’infrazione, una “punizione” che i principali leader europei vorrebbero fosse evitata all’Italia.

Rischio esercizio provvisorio

Ma non solo in Europa il tempo è poco. La fine dell’anno si avvicina e con le festività natalizie saranno pochi i giorni a disposizione per approvare la manovra. Nella giornata di ieri il calendario sembrava in parte tracciato, ma le richieste europee hanno di nuovo prodotto un rallentamento. Saranno Tria e i funzionari del ministero a dover trovare nuove risorse ed è per questo che la convocazione della commissione Bilancio al Senato continua a slittare – dalle 9.30 di questa mattina è stata posticipata alle 12.00 -. L’incubo esercizio provvisorio è dietro l’angolo, anche perché al momento non c’è un testo da far approdare in Parlamento. A questo punto se le cose andranno per il verso giusto la manovra, dopo l’approvazione al Senato, approderà alla Camera per l’approvazione definitiva il 27 dicembre.

Salvini contro l’Europa

Il leader leghista, se pur con toni diversi rispetto ad un mese fa, torna ad attaccare l’Europa: “Noi abbiamo fatto tutto il possibile per mantenere gli impegni presi con gli italiani su lavoro, le scuole, gli ospedali, la sicurezza. Adesso ci aspettiamo altrettanto buon senso da parte di Bruxelles”. Tornando poi a fare il paragone, insensato, con la Francia: “No figli e figliastri: all’Italia contano anche i peli del naso e alla Francia di Macron fanno fare quel che gli pare. Mi auguro che la partita sia chiusa. Abbiamo fatto quel che dovevano fare. Siamo a Natale, siamo tutti più buoni, spero che anche Juncker sia più buono”.

Accusa a cui risponde il commissario Moscovici: “In Francia ci sta una emergenza sociale, delle misure eccezionali, su un anno con uno sforamento temporaneo. E’ autorizzato dalle regole. Sull’Italia ci sta una politica di rilancio su 3 anni”. E poi continua sulla trattativa: “Stiamo lavorando affinché l’Italia non venga più sanzionata. Penso che sarebbe una cosa negativa. E’ un grade Paese della zona euro, dove ha il suo posto”.

Di Maio continua con la sua propaganda

Chi non capisce o fa finta di non capire la gravità del momento è Luigi Di Maio. Il leader grillino continua imperterrito con la sua propaganda annunciando che non ci saranno tagli al Reddito di cittadinanza: “Smentisco qualsiasi ipotesi di taglio alle misure come quota 100 o il reddito di cittadinanza. Come sono partite, così arrivano. Siccome partono un po’ dopo, il reddito a marzo e quota 100 a febbraio, costeranno un po’ di meno. Quando ci sediamo al tavolo io, Conte e Salvini troviamo sempre una quadra”. E poi a suo modo attacca l’Europa: “Non ci sarà nessun accordo se ci chiederanno di tradire gli italiani. Ci sarà un accordo sulle promesse mantenute, non su quelle tradite. Dal primo gennaio entrerà una legge di bilancio che può dar vita a un cambiamento in Italia”.

Insomma nel magico mondo del vicepremier grillino tutto bene, anche se il baratro è a un passo, e chi ha portato l’Italia a questo punto è il governo giallo-verde. Questi mesi persi a battagliare con l’Europa hanno costretto i tecnici del Mef a lavorare in emergenza per trovare le risorse necessarie in poco tempo. E per accontentare i due contraenti di governo hanno dovuto fare salti mortali per cercare “risorse alternative”, che però non hanno convinto l’Europa.

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