Manovra come lo sceriffo di Nottingham

Focus

La “manovra del popolo” colpisce il popolo e lo mortifica

Si narra che lo sceriffo di Nottingham, secondo la leggenda di Robin Hood, non risparmiò di depredare nemmeno i più bisognosi, come il fabbro Tony, invalido, e il coniglietto Saetta, che aveva ricevuto una moneta d’oro come regalo di compleanno, o addirittura, di sequestrare le elemosine per i poveri, raccolte da Fra Tuck. E ciò scatenerà la reazione del mite uomo di chiesa.

La “manovra del Popolo” sembra tanto ambientata nella foresta di Nottingham, dove lo sceriffo, con una mano toglie a chi aveva bisogno, e, con l’altra, elargisce a chi navigava nell’oro.
Il tutto in un tripudio di dichiarazioni e dirette facebook che falsificano i contenuti di una manovra ingiusta, -che non crea lavoro e deprime l’economia- e che, per la prima volta, dopo gli anni dei governi di centro sinistra, non guarda, affatto, all’agricoltura e abbandona il Sud, togliendogli ingenti risorse.

Finalmente, comunque, è dato sapere quale sarà per il 2019 la manovra finanziaria del Governo giallo-verde.
Eh già. Perché è stato difficile capire chi ha deciso e che cosa è stato deciso.
Non certo il Parlamento, costretto per tre mesi a discutere interventi che, poi, sono stati interamente cambiati.
Neppure il Governo, che ha presentato una manovra con saldi e con misure completamente diversi da quelli, poi, approvati.
Sicuramente l’Europa, con la quale la maggioranza ha dovuto cercare il compromesso, dopo aver dichiarato che avrebbe mostrato i muscoli.

Il risultato è stato che la Commissione ha tenuto il proprio punto e ha dichiarato che avrebbe aperto una procedura di infrazione. A quel punto il Governo è sceso dal balcone, e ha inseguito l’accordo, consapevole che l’aumento dello spread avrebbe portato l’Italia in bancarotta.
Purtroppo, nel frangente, sono andate perse tante risorse, tanto che i più importanti osservatori economici hanno sottolineato che l’introduzione del reddito di cittadinanza al Sud,del quale non si conoscono i beneficiari e le modalità applicative, arriverà al massimo a coprire le perdite registrate in termini di ricchezza del Paese a causa dell’aumento dello spread. Se questo è lo scenario, i risultati sono ancora più disastrosi.

Per il Mezzogiorno, che tanta fiducia ha riposto in questa maggioranza, non vi è nulla. L’intera politica del Meridione si concentra sulla proroga dello sgravio contributivo per le assunzioni, nell’estensione ai professionisti dei benefici per la nascita delle realtà imprenditoriali e nella riserva, peraltro, non vincolante, del 34 per cento degli investimenti da riservare per tali aree. Proroghe o aggiustamenti di interventi disposti con il precedente Governo di centro sinistra.

Di nuovo, invece, ci sono i tagli e riguardano tutti gli investimenti per il Mezzogiorno.
Sono state ridotte le risorse a disposizione del Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale, incidendo, per 800 milioni, sulla disponibilità di cassa, e per 850 milioni, sulla quota di finanziamento nazionale, con una riduzione complessiva di 1 miliardo e 650 milioni. Minori risorse sono, poi, previste per i progetti delle Ferrovie dello Stato.
Insomma, il Meridione viene abbandonato a se stesso, immaginato, ormai, come incapace di poter beneficiare di politiche di sviluppo, degno solo di una politica assistenzialista realizzata attraverso il reddito di cittadinanza. Nessuna più speranza di riscatto. Una presa d’atto devastante.

E’ questo quello che vogliamo per il Sud?
I dati degli ultimi anni mostrano un Meridione che timidamente stava intraprendendo un proprio percorso di crescita e di specializzazione, si stava affacciando sui mercati internazionali, forniva elementi di crescita, addirittura, maggiori rispetto al Nord.
Pensiamo veramente che la strada per i nostri figli sia quella di dare loro un sussidio di disoccupazione per tutta la vita, come, del resto, immagina il leader storico del Movimento 5 stelle, quando dice che è finita l’epoca del lavoro e che occorre garantire a tutti un reddito senza lavoro? Il lavoro non ha solo una valenza economica; è sopratutto dignità, è rappresentazione dell’uomo nella società ed è espressione della sua forza di stare al mondo nell’età adulta. Stiamo condannando i meridionali all’immobilismo e all’inerzia!

Quanto all’agricoltura, è tornata a essere la Cenerentola di un tempo, dopo aver alzato la testa negli ultimi anni. Se ne parla solo, e purtroppo anche con dileggio, perché la maggioranza ha deciso di dare le terre (abbandonate) gratis a chi ha tre o più figli. Povera Italia!! Costretta a fare così tanti passi indietro, da risultare quasi fuori dal mondo.
Nel 2019, il merito per vedersi assegnata una terra non è la capacità imprenditoriale di fare impresa agricola, ma di avere più figli. Sembra di tornare indietro di 80 anni, se non di più.
Per il resto, vi sono solo misure micro settoriali di modestissima entità dal punto di vista finanziario, dove manca una visione complessiva e di respiro di cosa vuole essere l’agricoltura negli anni a venire.

A tutto questo si aggiunge una gravissima preoccupazione per la tenuta del paese.
L’unità dell’Italia, infatti, appare chiaramente a rischio con l’applicazione della autonomia differenziata.
L’allarme è confermato da Svimez, che approfondendo la questione di una applicazione delle opportunità introdotte dalla modifica del Titolo V, conclude che senza attivare una serie di contrappesi, questo meccanismo porterà alla disgregazione della Unità Nazionale.

Insomma la “manovra del popolo” colpisce il popolo e lo mortifica. Mentre le scelte sciagurate sull’autonomia avanzate dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, cui faranno seguito a ruota altre regioni del Nord, provocherà la disgregazione del paese.

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