Una scritta ributtante nel giorno del ricordo di Marco Biagi

Focus

Il 19 marzo 2002 il giuslavorista fu ucciso dalle nuove Br sotto il portone di casa. La politica lo ricorda, ma a Modena compaiono scritte infamanti

“Marco Biagi non pedala più. Onore a Marco Galesi. Onore ai compagni combattenti”. Sono queste le scritte comparse su un muro della facoltà di Economia dell’Università di Modena: scritte infamanti, vergognose, ributtanti nel giorno dell’anniversario dell’uccisione del giuslavorista Marco Biagi.

 

Chi era Marco Biagi

Giuslavorista e docente di diritto del lavoro in molte Università, sin dagli anni ’90 è stato consulente presso molti ministeri. Un vero riformatore che aveva collaborato con governi sia di destra che di sinistra. Tutto fuorché un “falco” come è stato definito nei volantini delle Nuove Br. Negli ultimi anni aveva cercato di mediare tra il governo, la Cgil e Confindustria per la modifica dell’articolo 18 sul lavoro.

L’omicidio ad opera delle nuove Br

Era il 19 marzo del 2002 quando il giuslavorista fu ucciso dalle Nuove Brigate Rosse a Bologna, in via Valdonica. Fu assassinato un anno prima dell’approvazione della legge da lui promossa e indicata comunemente con il suo nome, ispirata a una maggior flessibilità dei contratti di lavoro finalizzata a rendere più semplici le assunzioni, ampliando così gli ingressi nel mondo del lavoro.

Fu ucciso mentre tornava a casa in bicicletta dalla stazione di Bologna. Il commando brigatista lo bloccò di fronte al portone della sua casa, al civico 14. I terroristi, con indosso caschi integrali, aprirono il fuoco per poi allontanarsi molto velocemente. Colpito da sei proiettili, alle 20:15 Biagi muore tra le braccia dei medici del 118.

La rivendicazione, a firma Nuove Brigate Rosse, viene inviata quella stessa notte a diverse agenzie e quotidiani e fa riferimento ad una nuova precisa strategia dell’organizzazione terroristica, volta a colpire uomini dello stato legati ad un contesto di ristrutturazione del mercato del lavoro.

L’arma utilizzata per uccidere il giuslavorista bolognese era la stessa utilizzata Tre anni prima a Roma, il 20 maggio 1999 per uccidere Massimo D’Antona.

I tre gradi di giudizio per l’omicidio Biagi si sono svolti tra il giugno del 2005 e la fine del 2007. In primo grado la Corte d’Assise di Bologna condannò a cinque ergastoli i componenti delle Nuove Brigate Rosse: Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi e Simone Boccaccini. In secondo grado a Boccaccini furono riconosciute le attenuanti generiche e la pena gli fu ridotta a 21 anni di reclusione. La Corte di Cassazione nel 2007 confermò la sentenza di secondo grado.

Le reazioni alle infamanti scritte

Le scritte apparse sui muri di Modena sono state commentate da molti esponenti del mondo politico, il segretario del Pd Maurizio Martina le giudica “ripugnanti”.

Matteo Richetti parla di scritte “ignobili e vergognose. E infangano la nostra città, Modena, capitale di democrazia e libertà e la famiglia di un uomo che ha servito lo Stato e il Paese intero”.

Anche Piero Fassino parla di “viltà” e invita a ricordare “l’uomo coraggioso e uno studioso lungimirante che ha pagato con la vita la sua onestà intellettuale”.

I messaggi delle istituzioni

Il presidente della Repubblica ha ricordato il professore in occasione dell’anniversario della sua uccisione: “Sono trascorsi sedici anni dal crudele agguato in cui venne ucciso Marco Biagi e la ferita inferta dai terroristi assassini è ancora aperta nella nostra comunità civile. In questa giornata desidero rinnovare la mia vicinanza e la mia solidarietà alla signora Marina Orlandi Biagi, ai familiari, agli amici, ai colleghi, a quanti hanno continuato in questi anni a sviluppare i temi della ricerca di Biagi, approfondendo e ampliando il confronto, cercando soluzioni positive alle domande poste dai mutamenti profondi del lavoro e dei mercati, tentando di tenere insieme le esigenze di competitività del sistema con i principi costituzionali di equità e di giustizia sociale.

Il terrorismo è stato sconfitto irrevocabilmente nella coscienza popolare, grazie all’unità del popolo italiano – aggiunge il capo dello Stato – . Nel loro assalto all’ordinamento e alla convivenza civile, i terroristi hanno spezzato con disumanità tante vite e provocato immense sofferenze, ma non sono riusciti a disgregare la società e a colpire la Costituzione, che resta il fondamento della Repubblica.

Il coraggio di uomini come Marco Biagi, il quale non ha rinunciato ai propri convincimenti, né alla libertà di collaborare con le istituzioni, nonostante mani omicide avessero già barbaramente colpito altri docenti universitari, come Ezio Tarantelli, Roberto Ruffilli e Massimo D’Antona, testimonia la solidità dei sentimenti di democrazia e libertà nel nostro Paese, contro ogni sopraffazione”.

Il presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini scrive: “Ricordare Marco Biagi vuol dire ricordare un uomo coraggioso, attento all’impegno e alla responsabilità sociale, uno studioso, un docente universitario di grande valore”.

Il ricordo

In mattinata è stata deposta la corona di fiori nella piazzetta intitolata a Biagi con il ricordo in Consiglio comunale, in serata, alle 19.20, è previsto il ritrovo dei partecipanti alla staffetta simbolica in bicicletta dalla stazione a via Valdonica, lungo lo stesso percorso che il giuslavorista, la sera di sedici anni fa, fece per l’ultima volta. L’appuntamento è sotto l’orologio del 2 agosto, la partenza è prevista per le 19.50. Alle 20.05 l’arrivo in via Valdonica, dove verrà deposta una corona di fiori e alle 20.07 si terrà un minuto di raccoglimento.

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