“Fateli scendere, c’è chi sta male”. Parla Pietro Bartolo

Focus

Intervista al medico coraggio di Lampedusa: “Il braccio di ferro va fatto nelle sedi opportune, non sulla pelle di povera gente”

Pietro Bartolo è il medico coraggio di Lampedusa diventato un simbolo di umanità, la cui fama è arrivata fino a Hollywood grazie al film Fuocoammare di Gianfranco Rosi, ma che nel frattempo è rimasto lì, nel suo ambulatorio, ormai lontano dall’emergenza sbarchi di due anni fa ma sempre attivissimo sul fronte dell’impegno umanitario. Lo abbiamo sentito per Democratica, mentre la nave Mare Jonio è attraccata a poche miglia dalla sua isola.

Dottore, che novità sulla Mare Jonio, bloccata in mare per volontà del ministro Salvini?
La novità è che noi siamo qui pronti ad accogliere, questo non è mai stato un problema per Lampedusa. Ne abbiamo accolti a migliaia, figuriamoci 49 persone. Il problema vero adesso è che speriamo li facciano scendere, perché il tempo è brutto e alcuni migranti stanno male. Per adesso hanno fatto scendere una persona, le cui condizioni per fortuna non erano così gravi come si temeva. Io spero davvero che adesso facciano scendere anche gli altri, sono su una nave che batte bandiera italiana e dunque già tecnicamente su suolo italiano. Se c’è un po’ di umanità si facciano sbarcare, poi se sono delinquenti saranno riportati indietro, se invece sono delle persone per bene faranno il loro percorso. Questo atteggiamento non è nella storia dell’Italia, noi siamo un grande Paese civile che ha fatto onore all’umanità intera. Si tratta di povera gente che quando sale sui gommoni sa di poter morire, se si mette in viaggio è perché non ha altra scelta. Il braccio di ferro va fatto nelle sedi opportune e non sulla pelle dei disperati.

Cosa pensa della richiesta di Salvini di arrestare chi guida la Mare Jonio?
È una cosa inopportuna e fuori da ogni logica, ma ormai possiamo aspettarci di tutto. La legge del mare impone di salvare chi è in difficoltà, e la Mare Jonio non ha forzato nessun blocco perché è ancora attraccata. Se poi si vogliono trovare delle responsabilità, non lo so chi è che in questo caso commette un reato.

Eppure Salvini miete consensi. Che cosa sta cambiando in un Paese, come ha detto lei, tradizionalmente accogliente?
Certo che qualcosa sta cambiando. La gente è stata spaventata perché sono state loro delle bugie, come quella dell’invasione, che nella realtà non esiste. Questo ha creato paura, così come dire che ci rubano il lavoro o che prendono 35 euro al giorno ha creato odio. È su questi sentimenti che si fa leva, odio e paura alimentate con notizie false.

Non pensa però che Salvini stia tirando troppo una corda che presto potrebbe spezzarsi?
Non la sta tirando da adesso, lo ha fatto fin dal primo momento. Da un lato parla di flat tax e pensioni, e dall’altro blocca le navi di migranti. È un prestigiatore che parla alla pancia della gente che poi cerca di difendersi, ma dalle bugie. Per questo è necessario dire la verità.

E qual è, la verità?
La verità è che non è vero che c’è un’invasione, non è vero che ci rubano il lavoro, non è vero che prendono 35 euro al giorno, non è vero che sono delinquenti e terroristi. Su questo hanno fatto una campagna elettorale come se fosse l’unico problema che ha l’Italia, mentre abbiamo un milione di poveri, la recessione, aziende che chiudono e i giovani che se ne vanno. Certo non è tutta colpa di questo governo, ma invece di trovare soluzioni si continua ad alimentare la paura, ad esempio chiudendo gli Sprar, l’unica cosa che funzionava.

Dunque è giusto parlare di strumentalizzazione da parte del governo e di Salvini?
Certo, lui è bravo in questo, ma alla fine cosa stanno facendo per il popolo? Le tasse aumentano e il lavoro manca. Se i laureati se ne vanno non è perché gli immigrati gli rubano il posto, perché nessuno vuole raccogliere pomodori o mungere mucche. Quando mi parlano di ‘pacchia’ vorrei saper dov’è, perché ci vorrei andare anch’io. So invece, quello sì, dove fanno gli schiavi, ma lì nessuno ha interesse a intervenire.

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