A che gioco sta giocando Maroni?

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Dopo la rinuncia a correre per la riconferma in Lombardia, si moltiplicano le ipotesi sul suo futuro

La notizia ha fatto molto rumore. Ieri, alla fine del vertice del centrodestra che ha certificato l’accordo tra il segretario della Lega Matteo Salvini, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi e la numero uno di Fratelli D’Italia Giorgia Meloni, è arrivato l’annuncio di una indisponibilità a ricandidarsi per l’attuale governatore della Lombardia, Roberto Maroni. C’è chi aveva già annusato la notizia nell’aria ma per molti invece è stato un fulmine a ciel sereno. Le giustificazione che sono state date – “scelte personali” e “private” – non hanno fatto altro che alimentare curiosità su quale sarà il futuro di Bobo, che di stare in panchina di certo non ci pensa proprio.

E’ stato quindi costretto da un evento a fare questa scelta o ha in mente in piano?

Secondo alcuni retroscenisti il problema che attanaglia Maroni è la legge Severino, che potrebbe piombare sulla sua testa come una spada di Damocle. Maroni è infatti tra gli imputati a Milano per turbata libertà del contraente e induzione indebita in relazione a presunte pressioni illecite per far ottenere un lavoro e un viaggio a Tokyo, spesato da Expo, a due sue ex collaboratrici. In caso di condanna arriverebbe una sospensione già in primo grado dal suo ruolo in Regione.

Ma se non fosse un problema giudiziario, la probabilità più plausibile è che Maroni si voglia tenere libero per un eventuale ruolo in un governo di centrodestra. Scenario reso sempre più accreditato dalle stesse parole di Maroni che ha detto in conferenza stampa: “Sono naturalmente a disposizione se dovesse servire. So come si governa”. E ha aggiunto: “Ho una sola preoccupazione: che possa assumere un incarico di governo il candidato dei Cinque Stelle Di Maio, perché so cosa vuol dire governare. Di Maio per me è la Raggi al cubo e il rischio è che l’Italia finisca come ‘Spelacchio'”.

Se la decisione di Maroni è stata presa per ambizioni nazionali, la strada, a meno di accordi blindati, non è detto che sia in discesa. Chi convincerà infatti Salvini? Tra i due, come è noto, i rapporti sono tesi. Roberto non sopporta la svolta populista, lepenista e trumpista del leader leghista e si è posto con Berlusconi come argine al protagonismo di Salvini, che, per quanto abbia bisogno dei suoi voti, non vede l’ora di fare le scarpe al Cavaliere. Anche i rapporti con i suoi compagni di partito non sono dei migliori: potrebbero essere proprio loro ad ostacolarlo? Salvini è stato chiaro: “Se lasci il tuo incarico in Regione Lombardia, che vale molto di più di tanti ministeri, evidentemente in politica non puoi più fare altro“, afferma ai microfoni di Radio 24 chiudendo tutte le porte.

Le incognite sono ancora tante. Maroni intanto molla la Lombardia, dove non lascia ricordi strepitosi dal punto di vista della buona amministrazione, e sceglie di puntare sull’accordo con il Cavaliere sfruttando la sua persona come mediatore tra Forza Italia e Lega Nord. Chissà se il gioco varrà la candela…

 

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