Siamo pronti al cambiamento: così sfidiamo i nazionalpopulismi

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La risposta del segretario del Pd ad una lettera di Umberto Minopoli

Caro Umberto,
ho letto con attenzione la tua lettera e i rilievi che muovi. Mi pare una buona occasione per chiarire e rilanciare ulteriormente il nostro impegno, dopo l’assemblea di sabato che ha aperto una fase nuova.

Come saprai, il PD ha da subito deciso di impostare i primi passi della sua iniziativa di opposizione e alternativa in Parlamento proprio a partire dall’agenda sociale. Il punto di fondo che ci muove credo sia decisivo: per fare i conti davvero con quello che è accaduto il 4 marzo, il nostro imperativo è ripartire dalla questione sociale. Rimettere cioè testa e cuore sui temi del lavoro, dei bisogni sociali, delle sofferenze, dei conflitti di genere, di generazione e anche di territorio, aperti dalle trasformazioni che stiamo vivendo. È da lì che penso dobbiamo ripartire perché è proprio su questi temi essenziali che si è aperta la frattura più profonda tra noi e tanti elettori che alle elezioni hanno deciso di guardare altrove. A me interessa innanzitutto condividere questo punto di partenza. E muovere la nostra iniziativa di opposizione in parlamento e di proposta nel paese, qualificandoci sempre di più su questi temi.

Perciò la nostra “agenda sociale” si è già composta di tre proposte. La prima: l’estensione immediata del reddito di inclusione come misura universalistica contro la povertà, già avviata dai nostri governi e oggi da allargare con l’obiettivo di azzerare la povertà assoluta entro i prossimi anni della legislatura. La seconda: un assegno universale per le famiglie con figli come strumento stabile di intervento investendo finalmente su natalità e genitorialità. La terza: l’introduzione con le parti sociali del salario minimo legale anche in Italia come nel resto d’Europa per tutti i lavoratori non coperti da contratto nazionale e la proposta chiara di taglio del costo del lavoro a tempo indeterminato di quattro punti nell’arco dei prossimi quattro anni per rendere sempre più conveniente il lavoro stabile.

Su queste proposte abbiamo avviato un confronto aperto con tutte le organizzazioni, dai sindacati alle associazioni d’impresa, e siamo pronti ad avanzare. Così come siamo in campo nelle aule parlamentari e nel paese per contrastare il tanto che non ci convince dei primi passi del ministro del lavoro.

Sul decreto dignità abbiamo espresso immediatamente i nostri rilievi e non siamo certo stati teneri. Così come sulle pensioni. Noi siamo pronti a muovere la nostra iniziativa da alcuni punti irrinunciabili a partire dall’equità generazionale. Per essere più chiari: si deve e si può correggere la legge Fornero e occorre farlo conciliando i bisogni di tutte le generazioni. E per noi fanno ancora fede i contenuti dell’accordo tra il nostro governo e le organizzazioni sindacali firmato nel 2016: dalla stabilizzazione dell’anticipo pensionistico sociale all’introduzione per la prima volta di un primo assegno pensionistico di garanzia per i giovani con carriere lavorative discontinue. Nel merito, siamo pronti a sfidare il ministro Di Maio con proposte più eque e più giuste. Nella consapevolezza che dal contratto di governo in poi i passi annunciati dall’esecutivo continuano ad essere una gigantesca cambiale in bianco che verrà pagata prima di tutto dai giovani italiani.

Nessuna timidezza quindi nello sfidare il Movimento Cinque Stelle su questo terreno.

E proprio perché di sfida si tratta, voglio aggiungere un elemento. Noi non possiamo solo difendere ciò che abbiamo fatto, se vogliamo costruire una forte alternativa al governo dei nazionalpopulisti. Sento il rischio che un approccio solo difensivo e resistente non basti e non serva nemmeno a preservare il tanto di buono che abbiamo fatto. Se vogliamo davvero difendere il cuore delle scelte fatte in questi anni, a partire dall’innovazione per me decisiva del contratto a tutele crescenti, dobbiamo muovere ancora sul terreno del cambiamento.

Faccio un esempio su tutti. La nostra critica al reddito di cittadinanza così come concepito dai grillini è e rimarrà radicale, ma sarà tanto più forte in prospettiva, se saremo in grado di sviluppare anche sul terreno del “reddito di base” una proposta all’altezza del confronto che si è aperto in tutta la sinistra occidentale su questo punto. Proprio per essere ancora più forti nell’alternativa al modello grillino, noi dobbiamo sfidarli con nuove proposte su un fronte decisivo di cambiamento del rapporto tra persone e lavoro nell’era della rivoluzione digitale. Io sento questo bisogno.

Ecco perché credo davvero che il modo migliore anche per difendere il Jobs act non sia quello di elevarlo a totem, ma invece di completarlo con altre nostre proposte: taglio strutturale del cuneo contributivo sul lavoro stabile, diritto soggettivo alla formazione, salario minimo, buonuscita compensatoria per i lavoratori temporanei e rafforzamento di interventi già contenuti nella riforma (dalla stretta sulle finte partite Iva alle politiche attive, passando per ammortizzatori sociali finalmente universali, contro la tentazione, che serpeggia tanto a destra quanto a sinistra, di tornare indietro a strumenti iniqui e discrezionali gestiti dalla politica e dalle burocrazie). E, ancora, lo si difende dicendo senza reticenze al ministro Di Maio che il suo decreto senza visione non licenzia affatto il Jobs act, perché ne lascia immutato l’impianto (cosa che per noi va bene) e non affronta i veri problemi che ancora si annidano nel mercato del lavoro (cosa che bene invece non va).

Infine, vengo al punto politico di fondo della tua riflessione, su cui è bene continuare a ragionare insieme. Io, ora, la penso così: ritengo che il nazionalismo di Salvini sia la questione politica più pericolosa oggi per l’Italia e per l’Europa. Non mi sfuggono affatto le storture altrettanto pericolose della democrazia dell’algoritmo grillina e voglio contrastare allo stesso modo anche quella degenerazione. Senza alcuna reticenza, pur ritenendo il nazionalismo di Salvini il pericolo numero uno per la sua proiezione nazionale ed europea. Rimane il fatto che se sapremo disarticolare l’attuale blocco di maggioranza, a partire da battaglie di merito sul terreno sociale, sarà importante per l’Italia prima di tutto. E metteremo a nudo le loro contraddizioni.

Il mestiere dell’opposizione, caro Umberto, penso sia anche questo. Oggi più che mai. Proviamoci insieme.

<<<Leggi qui la lettera di Umberto Minopoli>>>

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