Il coraggio di ripartire, insieme

Focus

In ballo non ci sono i destini personali, ma la prospettiva e il futuro della sinistra italiana ed europea

Dopo il voto del 4 marzo, per il Pd si è aperta una delicata fase. Prima di tutto bisogna riconoscere la scelta che Matteo Renzi ha compiuto con le sue dimissioni, e ringraziarlo per questo atto forte e difficile ma soprattutto per il lavoro enorme di questi anni. Il voto ci consegna un cambio di fase talmente radicale da non poter lasciare alibi a nessuno. Non è stata sconfitta solo una forza, la nostra, ma un intero campo politico e culturale.

Nella trasformazione che si è messa in moto con la crisi del 2008 le destre si sono andate riposizionando nel mondo in modo più forte e aggressivo del campo progressista. E la sinistra? È chiaro cosa non è più, ma non quello che può essere. Manca ancora una risposta globale di sinistra a questo radicale mutamento dove globalizzazione e rivoluzione tecnologica espongono le persone a nuovi rischi. Non basta più alzare la bandiera della società aperta. È uno slogan che rischia di essere vuoto. Perché mentre noi raccontavamo il sogno globale, i cittadini più fragili domandavano protezione.

Abbiamo realizzato dal 2013 una stagione di riforme sociali, civili, economiche che rimarrà anche per il futuro una pagina preziosa del nostro impegno per l’Italia. Ma questo voto ci dice che la sfida è ben più complessa e che la nostra iniziativa è mancata su fronti essenziali. Questo voto ci dice che dobbiamo rimetterci a studiare, a capire, ad ascoltare. Tocca a noi ora ricostruire e rilanciare il progetto democratico e proporre una prospettiva alle forze del centrosinistra. La grande sfida è riconnettere economia e società come condizione essenziale per un modello di sviluppo nuovo, centrato sulla sostenibilità integrale e la contribuzione di ogni cittadino a quello che Micheal Porter chiama “valore condiviso”. Se la sinistra non fa questo mestiere cosa deve fare? Quale può essere il suo compito? Io penso che questo sia il cuore della sfida: nessuno si salva da solo.

E non partiamo da zero. Perché il nostro impegno di questi anni nel Pd e dal governo ha seminato scelte utili per questa battaglia. Perché in questo paese ci sono energie civiche, intellettuali e sociali che possono condividere con noi questo sforzo. Perché il nostro progetto ha bisogno ora più che mai di nuove idee non solo di nuove persone.

La prossima Assemblea Nazionale deve avere la forza di aprire una fase costituente del Pd in grado di potarci nei tempi giusti al Congresso. Il nostro progetto ha bisogno di nuove idee, di una partecipazione consapevole superiore a quella che possiamo offrire una sola domenica ai gazebo. Questo lavoro potrebbe iniziare proprio con la prossima Assemblea, dando vita a una Commissione di progetto incaricata di elaborare ipotesi concrete per il percorso. Servono teste, energie, pensieri di chi voglia dare una mano.

Propongo da subito l’apertura di una iniziativa straordinaria di presenza nei territori, rilanciando il tesseramento 2018, aprendo a tutti quelli che vogliono darci una mano. Abbiamo seimila circoli, realizziamo seimila assemblee aperte, ascoltiamo iscritti ed elettori, riflettiamo con loro. Ripartiamo dal basso e dal nostro popolo.

Ora tocca a chi ha ricevuto maggior consenso l’onore e l’onere del Governo. Noi continueremo a servire i cittadini, dall’opposizione. Per tutti noi inizia un nuovo impegno, per rilanciare il progetto, per un’idea di cambiamento utile. So che il lavoro sarà duro ma c’è bisogno di questa comunità di donne e uomini. Ritroviamoci nella pluralità. Ripartiamo con umiltà e unità. Solo noi possiamo essere l’alternativa popolare ai populisti. In ballo non ci sono i destini personali, ma la prospettiva e il futuro della sinistra italiana ed europea.

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