La mossa di Martina per un altro film, non per Di Maio

Focus
Maurizio Martina

Tre proposte di merito per rilanciare il welfare immaginando un nuovo film della crisi politica

Il segretario del Pd Maurizio Martina non è convinto che la partita fra M5s e destra sia chiusa. Per esempio – ragiona a voce alta il “reggente” del Pd –  è possibile che l’esploratrice Casellati (se davvero toccherà a lei) potrebbe in qualche modo tenere dentro Silvio Berlusconi. Ma è inutile adesso esercitarsi in previsioni, se non altro perché Di Maio e Salvini hanno sin qui dimostrato di essere bravissimi a distruggere più che a costruire.

E tuttavia, quello che il Pd chiede in fondo è semplice: che finisca presto questo film-polpettone che domina da 40 e più giorni, che finisca in un modo o nell’altro, con un’intesa fra i cosiddetti “vincitori” o con la certificazione del loro fallimento. E si passi a un altro film. Per il bene del Paese, non per ammiccare al M5s (come precipitosamente si è affrettato a titolare l’Huffington Post). Se va in scena un copione completamente nuovo, ha poco senso ora almanaccare su aperture o chiusure di “forni”: questo semmai  è un esercizio in cui è bravo Di Maio ma che a Martina non interessa.

Non è dunque politicismo, la mossa del “reggente”. Ma realismo. Se si prefigurano una nuova regia, nuovi attori, una nuova sceneggiatura, Martina ritiene sin d’ora mettere carne al fuoco: di qui la triplice proposta su lavoro, povertà e famiglia contenuta nel suo post. Anche per disincagliare la discussione dai flutti, questi sì, politicisti e di pura tattica verso cui il tandem Di Maio-Salvini l’ha portata e riprendere a parlare di temi: non era forse il cavallo di battaglia proprio di Di Maio? Ecco che il Pd  offre, a lui e a tutti, qualche spunto concreto.

Nel merito, il Pd propone l’ampliamento del Rei “per azzerare la povertà assoluta in tre anni e potenziare le azioni contro la povertà educativa”; il salario minimo legale e l’assegno universale familiare: tutte misure tese a rafforzare il welfare che si incardinano sulle misure già creata dai governo Renzi e Gentiloni, quelle misure che la destra (e per la verità anche Di Maio) hanno detto in camoagna elettorale di voler smantellare. Ma di qui, forse, si può ripartire.

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