Renzi lascia, toccherà a Martina pilotare il Pd

Focus

Compattezza sul no all’ipotesi di un’intesa con il M5s per un nuovo governo

I calcoli li ha fatti Andrea Orlando: “Il 90% del Pd dice no ad un’intesa con il M5s” per un nuovo governo.

No a Di Maio

Il sigillo del Guardasigilli – si perdoni il gioco di parole – chiude di fatto la discussione aperta da Matteo Renzi al momento dell’annuncio delle sue dimissioni qua dl aveva scandito: “Non saremo la stampella degli estremisti”.

D’altra parte i consensi a questa linea erano venuti un po’ da tutti, pubblicamente o privatamente. È già ieri era chiaro che le porte ad un dialogo con i grillini si stavano chiudendo, ammesso che qualcuno – a parte Michele Emiliano – le avesse socchiuse. Nemmeno la sinistra di Orlando dunque segue il governatore della Puglia. Il cerchio si è chiuso, forse anche con uno sguardo ai social dove i militanti si sono espressi in modo molto forte per il no a Di Maio (e ovviamente Salvini). Anche Sergio Chiamparino è parso perdere interesse per un’intesa con i grillini: “Non è il Pd che si sposta verso i 5 stelle, sono gli elettori che ci hanno mandato all’opposizione”. Sul punto quindi la Direzione di lunedì non dovrebbe vivere particolari  tensioni.

Invece è ancora sul tappeto la questione delle dimissioni di Renzi, anche fisicamente lontano dal Nazareno, problema riproposto oggi da Orlando e nei giorni scorsi da Luigi Zanda e altri.

Renzi se ne va, tocca al vicesegretario

La Direzione, a questo riguardo, prenderà atto delle dimissioni di Renzi e avvierà le procedure del caso.

Matteo Orfini ha detto di ver ricevuto lunedì scorso la lettera di dimissioni  in cui Renzi si dimette, all’indomani della debacle elettorale. “Lunedì le mie dimissioni saranno esecutive”, ha fatto sapere Renzi.

La Direzione affiderà il compito di guidare il partito nella prossima delicatissima fase al vicesegretario Maurizio Martina, così come prevede lo Statuto (è sbagliato perciò perlate di “reggente”): quando il segretario si dimette subentra il vice fino all’Assemblea nazionale (entro 30 giorni). Sarà poi l’Assemblea nazionale a decidere il da farsi, se eleggere subito un nuovo segretario o indire le primarie.

Martina sta lavorando alla relazione tenendo i contatti con i massimi esponenti del partito. Successivamente farà sapere se intende nominare o meno un gruppo ristretto che lo coadiuvi nella direzione politica del Pd.

Una conferma che la Direzione di lunedì non sarà una semplice occasione per parlare di cosa non sta funzionando nel Pd, la fornisce nel pomeriggio Matteo Richetti, portavoce della segreteria. “Lunedì faremo una direzione che individuerà la reggenza del partito. Non so se ci sarà Renzi, e se non dovesse esserci, sarà la dimostrazione che ha fatto un passo indietro anche fisico. Il nostro Statuto dice esattamente le cose che stiamo facendo”.

Il Calenda day

Stamane poi un altro ministro ha movimentato la vita del Pd, Carlo Calenda. Una foto con il vicesegretario Maurizio Martina, una visita alla redazione di Democratica, il ritiro della tessera. Calenda ha esordito così nelle vesti di nuovo militante dem: “In questo momento di tutto abbiamo bisogno tranne che di correre da qualche parte. Abbiamo bisogno di rimetterci insieme, di far iscrivere molta gente e ricominciare. E’ una cosa bella. E per ricominciare la cosa peggiore è la personalizzazione”. E ancora: Siamo stati e siamo alternativi ai Cinque Stelle, che rappresentano non la cultura di governo ma la cultura della fuga dalla realtà. Dobbiamo rimanere qui perché i voti che hanno dati sono voti che vogliono questo. Penso che sia sbagliato tradirli”.

Parole che hanno ottenuto l’immediato apprezzamento di buona parte del Pd, tra cui l’ex capogruppo alla Camera Ettore Rosato: “Apprezzo il fatto che si sia iscritto quando abbiamo perso, molti fanno il contrario. Lo rassicuro: governi con i 5 stelle non ne facciamo”.

 

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