La linea non cambia, il Pd si prepara all’opposizione

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A pochi giorni dalle consultazioni il Pd rimarca la volontà di stare all’opposizione: “I programmi delle altre forze politiche sono incompatibili al nostro”

Opposizione sì, opposizione no. Da giorni sui giornali opinionisti, politici e quant’altro misurano la temperatura al Partito democratico. Dopo il 4 marzo era prevedibile un lungo dibattito. I risultati elettorali hanno lasciato spazio a molti scenari differenti e il Pd è considerato l’ago della bilancia.

Sin dal giorno dopo le elezioni la linea dem è stata: staremo all’opposizione. D’altronde in campagna elettorale il messaggio era stato chiaro: mai con gli estremisti. Altrettanto chiaro è stato il volere degli elettori, che hanno premiato il M5s e la Lega. La direzione del Pd ha votato all’unanimità la linea dell’opposizione, e anche se con qualche distinguo tutte le anime del partito vanno in quella direzione.

C’è chi chiede un confronto, chi chiede di discutere con il M5s, ma nessuno al momento ha sostenuto la linea di un appoggio ad un governo.

La sintesi di Maurizio Martina

Mancano quattro giorni alla salita al Colle del Partito democratico per le consultazioni. Compito di trovare la sintesi sarà del segretario reggente Maurizio Martina che ripete: “Abbiamo perso, e perso male. Quindi stiamo all’opposizione”. In questi giorni incontrerà i leader dem. “Non saranno caminetti”, ma “sentirò tutti, da Matteo Renzi a Dario Franceschini. Da Andrea Orlando a Paolo Gentiloni”. Naturalmente anche i capigruppo “Graziano Delrio e Andrea Marcucci e il presidente Matteo Orfini”.

Sicuramente saranno importanti  le parole del presidente della Repubblica e Martina precisa: “Il partito deve anche prepararsi a scenari differenti, certo: non siamo indifferenti a quello che dirà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, se avrà delle indicazioni. Quindi, vediamo. A me pare che dobbiamo continuare a discutere e a ragionare, dopo aver visto dove arrivano gli altri”.

Giachetti: “Programmi incompatibili, noi all’opposizione”

Intervistato da La Stampa Roberto Giachetti spiega perché il Pd debba stare all’opposizione: “Il dialogo è irrinunciabile, sempre e comunque. Il tema di stare all’opposizione anche. La decisione di stare all’opposizione è stata presa all’unanimità dalla direzione, ed è riferita allo scenario che abbiamo di fronte: appoggiare un governo 5 stelle o del centrodestra, o centrodestra-5 stelle. Noi dobbiamo dialogare ovviamente con tutti, ma questo non significa appoggiare un governo M5s o 5 stelle-Lega. Dobbiamo stare all’opposizione perché c’è incompatibilità di programmi: reddito di cittadinanza e reddito di inclusione sono agli antipodi come cultura politica”.

E sul ruolo dell’opposizione rilancia: “L’opposizione non è una cosa sporca, in un regime democratico deve esserci un’opposizione. Perché non viviamo l’opposizione come un’occasione di rilancio della nostra proposta politica, anziché quasi come una pena da scontare?”.

Rosato: “M5s e Lega hanno già intesa”

Il vicepresidente della Camera Ettore Rosato intervistato da Il Messaggero ipotizza un accordo M5s-Lega, accordo a cui stanno lavorando già prima delle elezioni: “I cinquestelle hanno già un accordo con la Lega. Hanno cominciato a lavorare al patto ben prima delle elezioni. Stanno solo discutendo su chi dovrà guidare il governo e se imbarcare o meno Forza Italia”.

Secondo Rosato stanno usando il Pd esclusivamente per avere più potere contrattuale: “Staremo dove siamo, all’opposizione. E al di là del dibattito che non smetterà mai di animare il nostro partito, siamo coesi nel dire: mai un governo con Di Maio e mai un governo con Salvini. Ci cercano esclusivamente per aumentare reciprocamente il potere contrattuale, ma di fatto hanno già ratificato un patto di governo. In altre parole ci usano”.

E sulla possibilità di un accordo M5s-Pd che definisce “fantapolitica” usa parole simili a quelle di Giachetti: “I grillini hanno un programma completamente alternativo al nostro e da mesi spiegano come smonteranno le riforme del Pd. I loro riferimenti all’ estero sono Putin ed Orban, sono euroscettici, hanno una visione economica che non tiene conto dei vincoli di finanza pubblica, hanno una forma di democrazia interna opaca. Non esiste alcuna possibilità di convergenza”.

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