Mattarella, ultima chiamata. I nomi “di tregua” per palazzo Chigi

Focus

Le strade davanti al Presidente della Repubblica si sono ridotte ma non sono ancora chiuse del tutto

Che lunedì sia una giornata importante non ci sono dubbi. E il weekend che sta cominciando, fra silenzio e attesa, sembra dimostrare l’importanza del momento. Le strade davanti al Presidente della Repubblica si sono ridotte. Dal fronte dei partiti Matteo Salvini, che ha provato a lanciare la proposta di governo centrodestra-grillini a tempo, fino a dicembre con pochi punti di programma, ha ricevuto un no dai Cinque Stelle. Ma anche la strada di un governo ‘di tregua’ non sembra facile.

Le “ultime consultazioni”

Secondo le indiscrezioni dei giornali Mattarella tenta di giocare la carta del governo di un “suo”premier, neutrale e di garanzia, non un semplice tecnico. Ma anche su questa possibilità la riuscita non è per niente scontata. Secondo Umberto Rosso, di Repubblica,”il rischio che il governo di tregua si spiaggi subito è altissimo” e la figuraccia del Quirinale potrebbe non essere impossibile: “Il Capo dello Stato lo sa bene ma non dà la partita già per persa”.

Quello su cui vuole puntare Mattarella è convincere i partiti che se non accetteranno ciò che propone ne avranno un serio danno d’immagine. In fondo non è colpa sua se in due mesi i vincitori non sono riusciti a trovare una quadra e si sono arroccati su posizioni inconciliabili.  “Chi si opporrà al governo di tregua – scrive anche Ugo Magri su La Stampa – dovrà pagare un prezzo politico. E poi Mattarella, a quanto si dice, sceglierà una squadra di governo parecchio innovativa. Altro che ministri tecnici, funzionari semi-sconosciuti o grand commis dalla dubbia reputazione: sul Colle si sta lavorando, nelle intenzioni, a nomi super-partes che colpiscano l’immaginario, a soluzioni sorprendenti, perfino un po’ «pop», alle quali chi rappresenta il nuovo faticherà a rispondere no. O dovrà farlo a malincuore”.

Lo spettro delle elezioni

Quello che è certo è che dal Quirinale si vuole evitare a tutti i costi di tornare alle urne, un precedente che nella nostra Repubblica non è mai successo. Per questo Mattarella è pronto a chiamare tutti alle proprie responsabilità paventando anche il serio rischio di un aumento dell’Iva al 25% qualora non si approvasse la Finanziaria entro l’anno, eventualità tutt’altro che remota in caso di nuove elezioni.

In questo modo il Presidente punta a inchiodare i partiti a un senso di responsabilità verso gli italiani o, qualora non dovesse bastare, a far capire che un eventuale ritorno alle urne sarebbe devastante per le tasche dei cittadini. E i partiti, tutti, ne sarebbero i responsabili.

I nomi che circolano

Ma a chi starebbe pensando Mattarella per la figura di premier “di garanzia”? Su Repubblica si fanno i nomi di Marta Cartabia, vicepresidente della Corte Costituzionale, Enrico Alleva, presidente dell’Istat, Lucrezia Reichlin, importante economista a livello europeo. Nei giorni scorsi si era fatto anche il nome del presidente del Consiglo di Stato Alessandro Pajno.

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