Mattarella ricomincia. Dall’asse Di Maio-Salvini (che si consolida)

Focus
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Secondo giro al Quirinale. Intanto Di Maio e Salvini tornano a fare accordi: il leghista Giorgetti per un incarico non pieno?

Al Quirinale per un altro giro di valzer. Davanti a Sergio Mattarella sfileranno le delegazioni di tutti i partiti (in ordine crescente, dunque i “grandi” il pomeriggio) per un secondo round che nelle aspettative qualcuno legge come determinante per individuare lo sbocco di una situazione incartatasi a causa delle schermaglie tra i due “vincitori” del 4 marzo.

Nelle ultime ore si sarebbe rinsaldato l’asse fra M5s e Lega, tanto è vero che che i due partiti hanno stretto un patto (di potere) per portare alla guida della Commissione Speciale della Camera il leghista Nicola Molteni, una nuova prova di anomalo spoil system, dopo che le destre si erano impossessati della presidenza della speculare Commissione del Senato con il grillino Crimi.

Non solo: ma i due, si apprende in nota congiunta, si sono sentiti al telefono e “con spirito di collaborazione per rendere operativo il Parlamento al più presto”.

L’aria che tira, insomma, è quella di una ripresa dei rapporti fra Di Maio e Salvini dopo la freddezza dei giorni scorsi. Ma il punto resta sempre quello legato a Berlusconi. Il leader cinquestelle a Porta a Porta gli chiede di farsi da parte: “Io non chiedo un parricidio o un tradimento ma dico, e lo dico a Berlusconi, “dopo 24 anni è momento di far partire un governo delle nuove generazioni, un governo del cambiamento. Io comprendo che la Lega sia all’interno di una coalizione ma possiamo dirci che questa coalizione e’ nata solo per il Rosatellum. E’ una Lega molto diversa”

Il Cavaliere, secondo alcune voci, potrebbe ritagliarsi un ruolo di appoggio pur ostentando un certo distacco dalla combinazione giallo-verde, l’asse forte del futuro esecutivo. Ma guidato da chi? Se Di Maio dovesse essere costretto a venire a più miti consigli, non appare impossibile che a rivestire il ruolo del grande protagonista nei prossimi giorni (magari ricevendo un mandato non pieno dal capo dello Stato) potrebbe essere quel Giancarlo Giorgetti, grande mediatore leghista, lasciato non a caso “libero” dal ruolo di presidente della Commissione Speciale per il quale in un primo momento era stato indicato.

In questo quadro, al Pd non resta che ribadire le ragioni di una netta alternatività al quadro che si va componendo. Malgrado la diversità di analisi e di accenti emersi anche nella riunione dei gruppi parlamentari di ieri al Nazareno, la decisione di non fornire alibi ai “vincitori”, tantomeno fungendo da stampella per l’uno o per l’altro, convince tutte le componenti. Il problema non è il passaggio all’opposizione, semmai quello di come giungerci: da parte di Franceschini e Orlando si tratta di costruire una iniziativa che in qualche modi sfidi (o stani, come pure si dice) un M5s che va bussando indifferentemente a tutte le porte in cerca di voti parlamentari per il suo Di Maio.

Però è esattamente per questo atteggiamento da venditori di fumo che esponenti di primo piano come Orfini e Marcucci (ma anche con toni più soft Delrio e lo stesso Martina) traggono già la conclusione che con questi grillini aprire trattative appare più che fumoso. Comunque i dem non sono su Marte, ma – come ha detto il segretario “reggente” – seguono l’evolversi della situazione con attenzione, soprattutto con lo sguardo rivolto alle indicazioni che verranno dal Presidente della Repubblica.

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