Il momento del coraggio contro il rischio Maduro-Putin

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Inaudito attacco a Mattarella che ha difeso la Costituzione: ci pensino gli elettori del M5s

Chi pensava che il Presidente avrebbe ceduto dinnanzi allo sguaiato assalto alla Costituzione non lo conosce bene e non ha tenuto conto delle prove terribili che lo hanno forgiato. Chi ha raccolto l’ultimo respiro del fratello maggiore assassinato dal piombo della mafia raccogliendone anche la bandiera di legalità non poteva piegarsi di fronte ai due bulletti del populismo sovranista.

Il Presidente lo ha spiegato bene nel suo discorso, ricostruendo con precisione tutti i passaggi della crisi: non si è mai opposto alla formazione del governo dei due vincitori del 4 marzo, anzi ne ha favorito la nascita dando loro tutto il tempo necessario; non ha posto alcun veto sul ministro Paolo Savona, ma ha difeso le prerogative del capo dello Stato scritte nella Costituzione italiana. In merito alla nomina dei ministri, alla tutela del risparmio, alla collocazione internazionale dell’Italia.

Non solo per sé e per l’oggi ma, come aveva già avvertito, per i suoi successori e per il futuro, sì da consegnare l’istituzione Quirinale integra nella sua essenziale funzione di garanzia.

Nella nomina del professor Paolo Savona all’economia era contenuta una sfida temeraria, che il presidente ha indicato: la fuoriuscita dell’Italia dall’euro con tutte le conseguenze di una tale scelta, mai esplicitamente proposta agli elettori ma che sarebbe stata l’unica conseguenza, peraltro teorizzata, di un programma di governo di promesse mirabolanti da realizzare aumentando il deficit e mettendo dunque a rischio l’adesione all’Euro e i risparmi degli italiani.

Altro che impeachment! Il presidente avrebbe tradito il suo ruolo se non avesse fermato la macchina infernale del populismo sovranista intenzionata a mandare l’Italia a sbattere contro il muro di Bruxelles e ad aprire una crisi gravissima che avrebbe nuociuto agli interessi nazionali che egli ha il dovere di tutelare.

Sullo sfondo, un grumo di pensiero radicale che promana da professori intelligentissimi e raffinati, veri e propri Cattivi Maestri (come intelligentissimo e raffinato fu il professor Toni Negri) quali il professor Paolo Savona o il professor Giulio Sapelli, candidato premier per una notte, (qui parliamo di persone serie, perché poi ci sono i Fusaro, che sono un genere a parte dell’avanspettacolo). Un’elite visionaria alla ricerca di un povero corpo sul quale esercitare i propri esperimenti.

Del resto non fu Antonio Gramsci a parlare di “sovversivismo delle classi dirigenti”? La denuncia del complotto mondiale ordoliberista contro l’Italia, la teorizzazione di una nuova autarchia e dello sfondamento sistematico di tutti gli accordi europei, il ritorno alla lira forniscono dignità intellettuale a un azzardo populista che disegna una società che avrebbe ben poco di democratico.

Lo si vede già nelle reazioni alle decisioni del Presidente: la minaccia dell’impeachment, agitata davanti a folle incitate alla rabbia e facendo balenare oscuri
avvertimenti sui rischi di una degenerazione violenta della protesta.

Il Presidente ha fatto quel che doveva secondo la Costituzione che è la legge delle leggi del nostro ordinamento democratico, ma i rischi dell’alleanza giallonera non si fermano all’economia. C’è un rischio sulla collocazione internazionale dell’Italia che potrebbe abbandonare la collocazione in Europa e nella Nato per finire nell’orbita di Putin, con tutte le conseguenze in materia di sicurezza e lotta al terrorismo; c’è la fine dello stato di diritto sostituito da uno stato etico e da una politica securitaria e manettara; c’è uno scardinamento della democrazia rappresentativa attraverso l’abolizione del vincolo di mandato che renderebbe i parlamentari schiavi del volere dei capo, c’è l’idea del voto popolare come ordalia che travolge ogni limite e ogni regola.

Il problema non sono le idee del professor Savona, è il rischio che corre il Paese. Il più grave dal dopoguerra.

L’Italia può trasformarsi in qualcosa di molto diverso, uno strano mix tra il
Venezuela di Maduro e la Russia di Putin, che nulla ha a che vedere con le democrazie
occidentali. Il presidente della repubblica ha disegnato una trincea ed è lì che devono
combattere oggi le forze che vogliono opporsi all’incubo populista.

È un discorso che riguarda il Pd, e tutto il centrosinistra, a cominciare da quegli elettori che hanno votato per il M5S alla ricerca di maggior giustizia sociale e ora si trovano in un’alleanza che aggredisce quella Costituzione che molti di loro hanno “difeso” il 4 dicembre 2016; ma anche Forza Italia si trova a un bivio, piegarsi al comando populista e spiegare al Ppe l’alleanza con quelli che altrove sono i nemici dichiarati, oppure essere opposizione moderata del blocco neopopulista: siamo davvero sicuri che alle prossime elezioni esisterà ancora il centrodestra?

Il coraggio dei miti è una risorsa straordinaria nei momenti bui, proprio perché non esibito e anzi praticato con un certo pudore. È il coraggio del presidente Mattarella, è il coraggio che serve a una nazione per opporsi ai prepotenti e agli aspiranti dittatori. È il coraggio che serve oggi alle forze democratiche.

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