Mattarellum, chi l’ha detto che non ci sono i numeri?

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Diversi gruppi centristi appoggiano la proposta sostenuta dal Pd. E Mdp?

Il dibattito sulla legge elettorale sta tornando prepotentemente nell’agenda politica. Proporzionale, maggioritario, premi di maggioranza, capilista bloccati da qualche giorno sembra essere in atto una nuova accelerazione.

Ma ci sono i numeri in Parlamento, in particolar modo al Senato, per trovare un accordo e modificare la legge elettorale – che al momento è diversa per i due rami del Parlamento – e superare quest’impasse che dura ormai dal 4 dicembre?

Vediamo un po’ i numeri al Senato, dove è numericamente più complicato trovare un accordo su una legge elettorale.

Il Pd, partito di maggioranza relativa, propone un ritorno al Mattarellum, magari con qualche modifica, può contare su 99 senatoriAi senatori dem si aggiungono i 12 leghisti, che secondo quanto dichiarato dal loro leader Matteo Salvini sono disposti a votare il Mattarellum “anche domani mattina”. Per un sistema maggioritario è anche il leader di Direzione Italia, Raffaele Fitto che ha dichiarato: “Chi pensa di vincere con il sistema proporzionale intende affermare solo la propria posizione a discapito della governabilità, destinando il Paese a una frammentazione che ci riporterà subito al voto. Noi – conclude Fitto – siamo per il maggioritario e il Mattarellum è una buona base di partenza. Noi ci siamo. Lo abbiamo detto e oggi ancora di più lo ribadiamo, perché guardiamo al futuro e alla stabilità dell’Italia”. A palazzo Madama il gruppo che fa capo a Fitto conta su 9 senatori.

Di oggi è l’apertura di Ala – il gruppo dei verdiniani che conta 16 senatori – che non esclude di poter votare il Mattarellum. Massimo Parisi, deputato di Ala-Sc durante la discussione sulla legge elettorale in Commissione Affari Costituzionali della Camera ha dichiarato: “Non sono sostenitore del Mattarellum, ma credo sbagliato in questo momento togliere dalla discussione, sulla base di presunti diritti di veto di chiunque, un modello piuttosto che un altro”. E in questo senso va anche la proposta presentata in commissione da Ala che sostanzialmente è “una variante” del Mattarellum, con il 50% dei seggi assegnati in collegi uninominali e il 50% con il proporzionale.

La somma dei senatori di questi 4 gruppi è 136, numero non sufficiente per approvare il Mattarellum, ma se a questi 136 senatori aggiungiamo i 15 di Mdp – dapprima sostenitori del sistema con il quale si è votato dal 1994 al 2001, tanto che la proposta di uno dei suoi esponenti di spicco Roberto Speranza è ribattezzata Mattarellum 2.0,  e adesso restii a dare il loro assenso alla legge maggioritaria – la quota si alzerebbe a 151, cifra non sufficiente, ma comunque un buon punto di partenza da cui iniziare a discutere. All’appello, per raggiungere la maggioranza mancherebbero 9 senatori, ma tra i 33 senatori del gruppo misto e i 18 del gruppo Per le Autonomie il numero potrebbe essere raggiunto.

Veniamo ai contrari al Mattarellum, tra questi c’è il M5S, che punta ad estendere il Legalicum – vale a dire la legge elettorale uscita dalla sentenza della Consulta – anche al Senato. Il punto è che come ha dichiarato Di Battista il Movimento non ha nessuna intenzione di trovare un accordo con il Pd, perché “la loro parola vale zero e le indiscrezioni sulle loro parole meno di zero”.

Proporzionalisti convinti sono i centristi di Area Popolare che attraverso il capogruppo in commissione Affari costituzionali alla Camera, Dore Misuraca, afferma che “la discussione sul Mattarellum ha il fiato corto”. Per Area Popolare si deve iniziare a ragionare sulle altre proposte in campo, più attinenti alla logica tripolare che caratterizza oggi la politica italiana e sulle quali si possa raggiungere davvero un’ampia convergenza.

Assolutamente contraria al Mattarellum anche Forza Italia che con Renato Brunetta ribadisce il no ad un sistema maggioritario auspicando che si faccia una legge elettorale di tipo proporzionale.

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