Renzi: “Io e Gianni sempre dalla stessa parte”

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Il segretario dem alla presentazione del libro di Cuperlo “Sinistra, e poi” a Montecitorio: “Dentro un partito che si chiama ‘democratico’ ci sta di discutere. Il punto è su cosa”

In questo periodo di divisioni all’interno della sinistra, il messaggio di unità arriva oggi da Matteo Renzi e da Gianni Cuperlo, nello stesso partito nonostante “le distanze enormi” nel fare politica. A Montecitorio per presentare il libro “Sinistra, e poi” di Cuperlo, il messaggio di oggi è “non consegniamo il Paese alle destre”.

“Chi nel Pd ha scelto di rimanere – ha detto Cuperlo – ma anche chi è uscito e chi non è mai entrato, tutti abbiamo comunque il dovere morale di batterci per impedire che il futuro dell’Italia pieghi a destra. Non possiamo portare in dote del ‘900 solo le divisioni”. E su questo è d’accordo il segretario dem che assicura: “Se ci sarà una sinistra e una destra, e io sono convinto che ci saranno sempre, io e Gianni staremo sempre dalla stessa parte. Io ne sono assolutamente convinto: staremo dalla stessa parte anche con le distanze enormi che abbiamo. Io e Gianni staremo sempre dalla stessa parte, ma non staremo mai al congresso dalla stessa parte”.

Anche perché le vere differenze politiche sono altre: “Noi – spiega Renzi – abbiamo una cosa che gli altri partiti non hanno: la diversità di vedute. Noi facciamo i congressi e ci confrontiamo. In un partito che ambisce a essere maggioranza nel paese, ci sta”. Un concetto diverso, spiega il segretario pd, da quello che ha in mente Silvio Berlusconi: la volta che è stato da lui ad Arcore, Renzi era ancora sindaco di Firenze: “Volevo la tassa di scopo per la mia città. Quella era la ragione scatenante di quel viaggio. Berlusconi l’aveva data a Roma e non voleva dare la tassa agli altri. Mi aveva chiesto di andarlo a trovare e io sono andato. Poi alla fine, salutandomi mi ha detto: ‘Ieri sono stato in Kazakistan e Nazarbajev ha il 97 per cento del consenso. E io no. Non capisco perché’. Ecco, negli altri partiti l’idea che ci siano confronti democratici sta scappando di mano”.

Dentro un partito “che si chiama ‘democratico’, invece, ci sta di discutere. Il punto è su cosa”, ha detto Renzi secondo il quale “i dirigenti di un partito hanno un solo diritto che se devono litigare, lo fanno sulle cose serie, sulle cose che fanno la differenza. Da parte mia ci sarà un impegno senza tregua perché il centrosinistra e il Pd siano capaci di rappresentare non le preoccupazioni del gruppo dirigente, ma quelle della propria gente”

“Io penso – ha detto ancora il segretario dem – che ‘l’inverno del nostro scontento’ sia davvero illuminato da raggi di sole, veri. Perché io penso che quello che ci aspetta ci stupirà, come dice nella conclusione il libro di Cuperlo. Continuo a pensare che ci sia un grande spazio per la sinistra nel mondo”.

Il segretario del Pd ha sottolineato come il tratto caratterizzante della nuova classe dirigente non sia stata la rottamazione: “Io sulla rottamazione le primarie le ho perse, nel 2012”, ha detto. E quelli che c’erano prima hanno sbagliato nel “non aver avuto la generosità di capire che centrosinistra o sinistra o Pd, comunque si chiamino, non sono la sala dove a capotavola mi siedo io. Ma l’essere un’esperienza davvero comunitaria e scalabile. Di gente che si mette in gioco”.

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