Chi è Maurizio Landini, il nuovo segretario generale della Cgil

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Nato nel 1961 nel cuore dell’Emilia Rossa, ha sempre avuto in testa solo il sindacato. Nessuno, un anno e mezzo fa, avrebbe scommesso sul fatto che Susanna Camusso avrebbe proposto Maurizio Landini come suo successore alla guida della Cgil

Un operaio alla guida della Cgil. Ecco come definire, in poche parole, Maurizio Landini, nuovo segretario generale del sindacato più importante e rappresentativo d’Italia, eletto dopo una corsa a due per la leadership che, fino all’ultimo minuto ha rischiato di spaccare la confederazione di Corso d’Italia. Quarto di cinque figli, Landini nasce in un paese dell’appennino reggiano, a Castelnuovo ne’ Monti, nel cuore dell’Emilia Rossa, il 7 agosto del 1961, da padre cantoniere e madre casalinga. Costretto a lasciare gli studi di geometra per contribuire al bilancio famigliare, trova lavoro in una cooperativa di Reggio Emilia.

A 15 anni comincia a lavorare come apprendista saldatore, a 57 si appresta a prendere il timone della Cgil.

Anche se un sogno nel cassetto era quello di fare il calciatore, appena quindicenne capisce subito quella che è la missione del sindacato “rappresentare le condizioni di chi lavora e non deve guardare in faccia nessuno”. Divenuto delegato sindacale della Fiom, a metà degli anni ottanta si impegna a tempo pieno nel sindacato, muovendo i primi passi sulla strada che poi lo porterà ai massimi vertici della federazione delle tute blu della Cgil.

Approdato nella segreteria nazionale, Landini è responsabile del settore degli elettrodomestici e di quello dei veicoli a due ruote. Conduce le trattative con Electrolux, Indesit Company e Piaggio. A questi incarichi si aggiunge quello di responsabile dell’Ufficio sindacale che lo ha portato a seguire a stretto contatto con l’allora Rinaldini, le trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici nel 2009. Il primo agosto del 2010, Landini diventa segretario generale della Fiom e lo sarà fino al 15 luglio del 2017.

Epocale è lo scontro con Sergio Marchionne, nella vertenza Fiat sul progetto ‘Fabbrica Italia’. Una battaglia, quella condotta dalla Fiom di Landini sugli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori, che segna anche una spaccatura all’interno del fronte sindacale con Fim e Uilm. Nel 2012, la Fiom si costituisce parte civile nella sentenza da lui definita «storica» che condanna i vertici della Thyssen Krupp a pene detentive per l’incidente sul lavoro nella fabbrica di Torino in cui perdono la vita sette operai.

Sono anni, quelli alla guida della Fiom, in cui Landini acquista una sempre maggiore popolarità anche grazie alla sue apparizioni televisive, in felpa o in camicia, ma mai con la cravatta. Anni in cui il sindacalista, che si muove su una linea di pragmatismo e conflitto sui principi, sembra assumere un ruolo più politico di riferimento della sinistra. In Cgil, è il leader della sinistra interna. Dopo un iniziale feeling con il segretario del Pd, Matteo Renzi, diventa il più tenace oppositore del Jobs Act.

I tempi sembrano maturi per un impegno in politica a tempo pieno. Sembra cosa fatta quando Landini nel 2015 lancia ‘Coalizione Sociale‘, un soggetto politico-sindacale che riceve l’appoggio di numerose personalità della sinistra, come Stefano Rodotà, Pancho Pardi, Valentino Parlato, Vittorio Agnoletto, Alfonso Gianni, Gino Strada. E, a causa di questo, i rapporti tra Landini e il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, spesso tesi, subiscono un altro colpo. Camusso chiede, infatti, chiede a Landini di cancellare qualsiasi ambiguità nel rapporto con la politica.

Ma Landini più di una volta dice di non voler fondare un nuovo partito. In molti se lo aspettano. Ma non sarà così. Nel dna dell’ex operaio metalmeccanico c’e’ e rimane il sindacato. E il futuro gli riserva una nuova sfida, quella della segreteria generale, nonostante, fino a un anno e mezzo fa, nessuno avrebbe scommesso un euro sul fatto che Susanna Camusso avrebbe proposto Maurizio Landini come suo successore alla guida della Cgil.

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