Caro segretario, basta silenzi verso chi svilisce il partito

Focus

A partire da quel Michele Emiliano che da tempo assomiglia ad una sponda stellata (ed ora anche altro) all’interno del Nazareno

Caro Maurizio Martina,

torno a scriverti per esprimere alcune perplessità sulla condizione del nostro partito. In una difficile transizione da non complicare ulteriormente anzitutto per il Paese, che è un po’ più di un pretesto  suggestivo.

All’indomani della manifestazione di piazza Santi Apostoli ho notato, più che uno spirito da cui ripartire, un che di rivalsa nei confronti del grande assente. L’ossessione diffusa degli ultimi anni, lo scopo di un attivismo che ha compattato, trasversalmente, detrattori d’ogni sorta (e spero che non sia questa l’unità a cui ambisci), concludendo con la sua non menzione quasi a cancellarne l’esistenza, dopo il silenzio “trattato” all’ultima assemblea nazionale. Pur essendo, proprio tu e solo un anno fa, colui che ne sostenne le tesi in una mozione congressuale cointestata che ti portò ad esserne il vice anche nelle scelte elettorali. Senza citare gli anni di governo vissuti con profitto, in virtù di una gestione che accreditò  il percorso di tutti.

In particolare, però, mi colpiscono i tuoi ripetuti silenzi verso chi continua a svilire la credibilità del Pd. A partire da quel Michele Emiliano che da tempo assomiglia ad una sponda stellata (ed ora anche altro) all’interno del Nazareno, dove le aperture nei confronti dei vincitori sono state rigettate da due direzioni. Pur nell’evidenza di una partita giocata ancora ed in prospettiva.

Ecco, di fronte a questa situazione reputo doverosa una fermezza che affermi in modo inequivocabile se l’obiettivo sia davvero il rilancio del partito nei riguardi della nazione. Senza cedere ad istinti di cassa per una conta congressuale da future comparse consociative, le stesse che ci vedrebbero sconfitti definitivamente.

Credo, pertanto,  che ogni iniziativa debba legarsi all’effettiva convinzione del ruolo attuale e verso chi e cosa esercitarlo. Ponendo dei limiti alle disinvolte uscite di rappresentanti non secondari che favoriscono confusione e disaffezione, in una partecipazione che necessita di uno spessore etico e di una politica priva di finzioni.

Perché se manifesti ma taci su chi invalida la decantata unità ritornello di tutte le stagioni, alla fine il rischio è quello di vederti complice, di non crederti e di prenderci in giro. E magari pure di chiamarci fuori.

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