“You are not welcome”. May prova a fare la dura (senza riuscirci)

Focus

Il coordinatore dell’Europarlamento avverte Londra e chiude ogni trattativa: i diritti dei cittadini non sono negoziabili

Theresa May è sempre più in difficoltà e cerca di alzare il tiro, ma non è detto che sia la strada giusta. Dopo la pubblicazione del report che analizzava i possibili scenari economici post Brexit dimostrando che comunque andrà il Regno Unito ne uscirà più povero, ora decide di fare la voce grossa.

May ha infatti dichiarato che i cittadini europei che entreranno in Gran Bretagna nel periodo di transizione post-Brexit non avranno gli stessi diritti di chi è arrivato prima nel Paese. Una dichiarazione che va in netto contrasto con i patti sotto negoziato con Bruxelles. L’Europa infatti è stata chiara fin da subito: la libertà di movimento deve continuare almeno fino alla fine nel cosiddetto periodo di transizione. I cittadini Ue avrebbero in questo modo il diritto di stabilirsi liberamente nel Regno Unito almeno fino alla fine del 2020.

Ma la premier britannica ha messo in chiaro che la sua principale priorità nelle trattative sul periodo di transizione, che inizieranno la prossima settimana, è proprio il cambiamento delle regole per l’immigrazione.

Che cosa comprendono le nuove proposte per i “migranti UE”?

Ovviamente May non è scesa in particolari ma si è limitata a dire che le norme per i nuovi migranti dell’UE potrebbero includere permessi di lavoro obbligatori, requisiti specifici per la registrazione all’arrivo e restrizioni sull’accesso alle prestazioni. Regole che in ogni caso non si applicherebbero ai cittadini dell’UE trasferiti nel Regno Unito prima del voto sulla Brexit. “Quello che stiamo facendo ora – ha detto May in viaggio diplomatico in Cina – è fare il lavoro che il popolo britannico ci ha chiesto di fare votando la Brexit.  Facendo questa scelta non ha certo chiesto di non cambiare nulla”.

Le reazioni in Uk

Le dichiarazione della May hanno immediatamente scatenato reazioni politiche da parte dei laburisti e attivisti. The Guardian riporta le parole di Nicholas Hatton, cofondatore di “3million” che rappresenta i cittadini europei che vivono in Uk: “Penso che ci sarebbe un caos totale se fosse introdotta una distinzione tra chi arriva a marzo 2019 e chi è arrivato prima; che questo potrebbe portare ad una diffusa discriminazione tra cittadini dell’UE”.

Anche il parlamentare laburista e principale sostenitore della campagna Open Britain, Peter Kyle, ha affermato che i cittadini dell’UE hanno dato un “enorme contributo” alla Gran Bretagna, compresi i servizi pubblici e il Servizio sanitario nazionale, per questo “dovrebbero essere accolti e valorizzati piuttosto che allontanati”.
“Per migliaia di aziende britanniche che dipendono dalla possibilità di assumere personale da tutta l’UE, gli ultimi commenti del primo ministro non faranno altro che accrescere l’incertezza creata dalla Brexit”, ha aggiunto Kyle.

La reazione dell’Europa

Il coordinatore dell’Europarlamento per la Brexit avverte Londra: “I diritti dei cittadini durante il periodo di transizione non sono negoziabili. Non accetteremo che ci siano due tipi di diritti per i cittadini Ue. Serve continuazione dell’acquis in vigore, se vogliamo che la transizione funzioni”, ha detto Guy Verhofstadt al Guardian.  Per Bruxelles, sulla questione c’è già un accordo con May ora sembra intenzionata a fare marcia indietro. L’Ue “respingerà con fermezza qualsiasi tentativo di annacquare le quattro libertà fondamentali, incluso il libero movimento dei cittadini, durante la transizione” post-Brexit, ovvero dal 29 marzo 2019 al 31 dicembre 2020.

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